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L’Aquila, ricostruzione e Sblocca cantieri: ritorno al passato

Luci e ombre dello Sblocca cantieri. All'Ance confronto sulla riforma del Codice degli appalti.

L’AQUILA – Con l’entrata in vigore dello Sblocca cantieri, nuova fase per i contratti pubblici. Convegno di approfondimento promosso dall’Ance.

“Codice degli appalti dopo la riforma”, questo il titolo del convegno promosso dall’ANCE L’Aquila, a cui hanno preso parte il presidente Adolfo Cicchetti, Pierluigi Mantini, della Commissione di studio governativa per la redazione del Codice dei contratti pubblici, Ida Nicotra, del Consiglio di Presidenza ANAC, e Antonio Amicuzzi.

«Come operatori del settore – ha sottolineato il presidente ANCE L’Aquila, Cicchetti – abbiamo notevoli speranze che il nuovo corso degli appalti possa finalmente sbloccare questa pachidermica sofferenza degli appalti pubblici». Cicchetti d’altra parte non nasconde una certa delusione per «uno Sblocca cantieri che però ci lascia un po’ insoddisfatti, per quanto riguarda gli emendamenti che come territorio avevamo presentato. Non c’è stata l’attenzione richiesta e questo ci lascia abbastanza perplessi». Nel dettaglio delle proposte disattese, «avevamo proposto una conferenza permanente, un processo facilitatorio per l’approvazione dei progetti e poi delle gare d’appalto, una serie di micro emendamenti che però messi insieme avrebbero potuto dare un impulso alla ricostruzione. Ricordiamoci che pur essendo il più grande cantiere l’Europa, nel territorio aquilano negli ultimi due anni abbiamo avuto 2mila addetti meno».

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Ancor più critico Pierluigi Mantini, che parla di «ritorno al passato». Secondo Mantini, infatti, «ci sono luci ed ombre; ci sono misure di semplificazione burocratica e c’è un po’ di ritorno al passato, un ritorno al criterio del massimo ribasso, anziché dell’offerta più qualitativa come criterio di aggiudicazione degli appalti, c’è un sospensione dei commissari di gara iscritti all’Albo dell’Anac, fino al 31 dicembre 2020 e c’è un arresto della riduzione e riqualificazione delle stazioni appaltanti. In Italia abbiamo oltre 36mila stazioni appaltanti, è ovvio che c’è bisogno di competenze amministrative e legali, informatiche, economiche e gestionali, e non tutti possono essere stazione appaltante. Il codice 2016 aveva avviato una coraggiosa opera di rinduzione attraverso l’aggregazione di stazioni uniche appaltanti e riqualificazioni. Tutto questo adesso si ferma, almeno per il momento, e forse non è un buon segnale. È un tema che riguarda molto anche la ricostruzione delle zone terremotate, riguarda anche L’Aquila, che non ha una stazione unica appaltante. Non ha neanche un provveditorato alle opere pubbliche di eccellenza e poi ci si chiede come mai la ricostruzione pubblica è lenta».

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