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Snam: sentenza Tar non ferma la lotta dei cittadini, sit-in a Sulmona

Snam: La bocciatura da parte del Tar dei due ricorsi della Regione e del Comune non ferma la lotta, anzi la riarma.

Si-in questa mattina a Sulmona in occasione dei sopralluoghi che la Snam doveva svolgere nell’ambito della procedura di realizzazione della Centrale di Compressione.

“Ad accogliere i tecnici della società delle fossili nel luogo del secondo sopralluogo, sotto un sole a picco, un folto gruppo di cittadini con cartelli e striscioni. Alla fine i tecnici hanno fatto una brevissima comparsata e sono andati via”, fanno sapere dal coordinamento No Hub del Gas Abruzzo.

“Appare veramente incredibile e sconfortante che in piena epoca di cambiamenti climatici i cittadini debbano impegnarsi per contrastare nuove opere fossili come centrale e gasdotto Sulmona-Foligno che dovrebbero funzionare fino al 2070”, scrivono in una nota.

“Il tutto alla faccia delle previsioni ormai unanimi degli scienziati sugli effetti catastrofici dell’effetto serra per la vivibilità del Pianeta. Evidentemente la scienza viene usata solo quando fa comodo a governanti e aziende. Il futuro del Pianeta è a rischio e per ora si sentono solo chiacchiere sul taglio delle emissioni voluto dall’Accordo di Parigi mentre gli affari di petrolieri ed affini vanno avanti business as usual”, chiariscono.

“Il Governo può tranquillamente fermare tutto, visto che, tra l’altro, il gasdotto non è ancora approvato. Porti in Consiglio dei Ministri il procedimento bocciando l’opera come richiesto da Umbria e Abruzzo. Sarà finalmente un atto concreto per salvare il clima”, conclude la nota.

Il coordinamento No Bub del Gas era già sceso in piazza ad aprile, “per dire no alla centrale, al gasdotto e ai progetti fossili e sì alle opere utili, da quelle necessarie all’abbandono degli idrocarburi al risanamento del territorio, dalla valorizzazione delle nostre bellezze alla prevenzione anti-sismica, a partire da scuole ed ospedali”.

“Non saranno le sentenze del TAR a fermarci: la lotta per impedire la costruzione della centrale e del metanodotto “Rete Adriatica” della Snam proseguirà anzi con determinazione ancora maggiore. Sono proprio le motivazioni delle sentenze, la loro debolezza e la loro palese contraddittorietàa convincerci della giustezza di una battaglia che i cittadini portano avanti da quasi dodici anni”, così il coordinamento aveva anticipato la propria presenza a Sulmona di questa mattina.

“Come possono essere convincenti affermazioni che, mentre da un lato negano l’importanza dell’opera (e quindi la necessità di sottoporla a Valutazione Ambientale Strategica), dall’altro qualificano l’opera stessa di carattere strategico e di interesse comunitario?”

“Nella sentenza si legge, inoltre, che sono stati ampiamente considerati gli accorgimenti tecnici per minimizzare gli effetti di eventuali fenomeni sismici nella zona”.

Secondo i rappresentanti dei Comitati per l’ambiente, “a smentire tale affermazione è la stessa Commissione Tecnica V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) che, giudicando del tutto insufficienti gli studi prodotti dalla Snam,ha prescritto ulteriori studi di dettaglio in merito alla sismicità e ciò al fine di ridurre e non certo eliminare, la vulnerabilità della condotta“.

“E a smentire ulteriormente il TAR è ancora il fatto che nel giugno 2018 (a oltre sette anni dal decreto V.I.A.), il Ministero dello Sviluppo Economico ha annunciato di voler incaricare l’INGV per l’effettuazione di nuovi studi sismici sia per la centrale che per il metanodotto”.

Sulla finalità dell’opera il coordinamento ha le idee chiare, “nella sentenza si sostiene che essa mira ad assicurare l’approvvigionamento energetico ai cittadini e alle imprese nell’ambito di vaste aree regionali e dell’intero Paese”.

“Ciò non è affatto vero perché in Italia c’è una sovrabbondanza di gas.I consumi interni si aggirano intorno ai 75 mld di mc. annui, mentre le infrastrutture di importazione (metanodotti e rigassificatori) hanno una capacità di trasporto superiore a 120 mld. di mc.Per di più il piano energetico del Governo prevede che i consumi italiani di gas, entro il 2030, scenderanno ulteriormente a 60 mld. di mc. annui. Nel negare l’opportunità di applicare, nel caso in esame, il principio di precauzione, il TAR sostiene che tale principio può essere invocato solo quando si tratti di situazioni in cui regna l’incertezza scientifica”.

“Ora, uno degli ambiti della scienza in cui regna maggiore incertezza è proprio quello della sismicità e a dimostrarlo c’è tutto quello che è accaduto nei territori dell’Appennino dal 2009 fino ad oggi! Per questo la lotta continuerà su tutti i fronti: quello politico-istituzionale, quello legale e soprattutto attraverso la mobilitazione dei cittadini. In primo luogo ci aspettiamo che la Regione e i Comuni impugnino subito al Consiglio di Stato la sentenza del TAR Lazio”.

 

 

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