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Regionali, ricorsi al Tar: l’ora della verità

Domani il Tar si pronuncerà sui ricorsi presentati dagli esclusi in Consiglio regionale. La palla potrebbe passare nelle mani della Corte Costituzionale.

Ancora in bilico l’esito delle elezioni regionali del 10 febbraio scorso, dopo i ricorsi presentati dagli sconfitti. Domani la sentenza del Tar.

Si riunirà domani, 8 maggio, l’udienza collegiale per decidere sui ricorsi presentati dagli esclusi in Consiglio regionale. La risposta del Tar, tuttavia, potrebbe essere sospesa qualora venisse riconosciuto il ricorso presentato da Legnini, basata sulla contestazione di legittimità costituzionale. A quel punto la palla passerebbe proprio alla Corte Costituzionale.

In merito alla strategia dell’avvocato Massimo Cirulli, legale rappresentante dell’assessore regionale Mauro Febbo, il quale ha depositato una memoria con l’obiettivo di smontare il ricorso presentato dagli esclusi dal Consiglio regionale, Emilio Iampieri e Gianni Bellisario, che hanno contestato l’attribuzione dei seggi nell’ambito dell’esito delle scorse elezioni regionali, è arrivata la precisazione alla stampa dell’avvocato difensore di Lucia Ottavi, Quirino D’Orazio, il cui ricorso è legato a doppio filo con quello dell’ex consigliere regionale Iampieri. Infatti qualora fosse accolto il ricorso di Iampieri, la Ottavi subentrerebbe al posto di Daniele D’Amario, entrato in Consiglio per surroga a Mauro Febbo.

«Rinnovo la mia totale fiducia nella Magistratura Amministrativa, convinto che chi sarà chiamato a decidere, saprà far coincidere la volontà popolare, pilastro e caposaldo di uno Stato di diritto, con una norma perequativa specifica, concepita da un attento legislatore», ha dichiarato D’Orazio.

«Secondo quanto apparso sui quoidiani cartacei e online, ci tengo a sottolineare che l’Avvocato Massimo Cirulli, pur essendo difensore dell’assessore regionale Mauro Febbo, sposa nella prima parte della sua memoria la nostra linea difensiva, riconoscendo valido il criterio di ponderazione del voto tra le varie province, sancito dalla legge elettorale della Regione Abruzzo. Lo stesso infatti, pur ammettendo la necessità di riequilibrare i voti espressi da province aventi un numero di votanti diverso, scientemente non precisa l’esatta metodologia di calcolo, omettendo di riportare gli esatti dati che la formula matematica voluta dal legislatore ha previsto per l’assegnazione dei seggi, dimenticando di evidenziare che al posto dei resti, sono stati utilizzati i voti assoluti, favorendo di fatto le province più popolose».

«Il nostro ricorso è basato sul mancato rispetto del dettato normativo dell’art.17, comma 6, lettera b) della legge regionale n.9/2013, riportato a pag. 24 del preconfezionato mod 283 AR, predisposto da un funzionario del Ministero dell’Interno e messo a disposizione dei membri della commissione dell’Ufficio Centrale Regionale della Corte D’Appello, i quali a causa di questa monca trascrizione letterale del testo normativo, che prevede l’applicazione di una precisa formula matematica necessaria a ponderare il rapporto tra numero di votanti e voti espressi a favore delle varie liste, tra province aventi diversi numeri di abitanti, sono stati indotti nell’errore di aver applicato una formula matematica diversa rispetto a quella prevista dalla legge, favorendo di fatto i candidati delle province più popolose ai danni di quelli candidati nelle province aventi meno abitanti».

 

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