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L’Aquila, grandi… manovre calcistiche

Enrico Cavalli: "Si impone il reale consolidamento calcistico, ad evitare il ripetersi degli arcinoti “fallimenti”sportivi".

L’Aquila, grandi… manovre calcistiche.

 
Rivolti i pubblici encomi ai dirigenti, tecnici, giocatori e tifosi Aquilani per la conquista a suon di record della Promozione abruzzese 2019-20, si impone il reale consolidamento calcistico, ad evitare il ripetersi degli arcinoti “fallimenti”sportivi.

Taluni benpensanti, diranno che mentore la ”politica comunale” (per ora silente in questione anche col nuovo Assessorato allo sport), spunterà dopo dieci anni, dal “più grande cantiere d’Europa”, il mecenate che spende&spande, per il divertissement domenicale.

La “fiction” del mecenatismo, che in onda da oltre mezzo secolo ci ha portato a due sole serie C (una grazie a capitali esterni) e ad un posizionamento calcistico fra i capoluoghi regionali davanti solo ad Aosta e Trento, ormai, cozza con l’era del Fair play finanziario: i club debbono ”autofinanziarsi”, con ricavi gestionali e players trading, non più con denaro del proprietario del club che quando di tasca sua acquista i giocatori, si costituisce creditore verso il suo club, così appesantendone la stato debitorio, tra fideiussioni e mutui vari, l’inevitabile oggetto degli strali della Covisoc che Gravina, il sangrino presidente Figc vuole rafforzare.

Vero che fino alla serie D, grazie alle sponsorizzazioni detraibili fiscalmente, varrà una relativa stabilità del club rossoblù, ma allora, da meglio trasformare, in senso partecipato e moderno, ovvero, coi possessori di quote societarie, siano essi trust di tifosi, ex giocatori, operatori istituzionali ed economici, che poi eleggono una governance e giudicata in base ai risultati non solo del terreno di gioco; conta oggi il ”bilancio etico”, cioè, la veicolazione di valorialità sportive, per educare e moltiplicare gli atleti e supporters del domani, si pensi alle potenzialità di aggregazione culturale del “Museo rossoblù” al “Gran Sasso-I.Acconcia”.

Il ritorno nel professionismo, passa per un percorso condiviso dalle forze singole e collettive che si interessano ancora al club rossoblù, ritenendolo, anzi, “mes que un club”, cioè, un segno identitario prima che sportivo, oltre le congiunture di campo ed economiche, insomma, senza dover ripartire ogni volta da capo… .

Come immediata dimostrazione del riscatto sportivo, l’autorevole presidenza rossoblù, non può che agevolare l’ingresso nella compagine societaria della tifoseria, la meritevole ideatrice della campagna abbonamenti in 1’Categoria e custode del logo dell’attuale ASD”Città di L’Aquila”, con l’auspicio di tornare alla denominazione AS L’Aquila, e, ci si consenta, in una datazione rispondente alla oggettività storica del sodalizio primo in Abruzzo ad avere visibilità calcistica nazionale.

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