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Il 25 aprile a L’Aquila, la Festa della Liberazione nella memoria di adulti e ragazzi

Le commemorazioni per il 25 aprile a L'Aquila: manifestazioni ufficiali e spontanee nel ricordo della Liberazione

L’AQUILA – Il ricordo della Liberazione nelle cerimonie istituzionali e spontanee del 25 aprile

Questa mattina alle 10.30, alla Villa Comunale, ha avuto luogo l’omaggio ai Caduti della Patria, con l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno nazionale, seguiti dalla deposizione di una corona, esecuzione del Silenzio e lettura della preghiera per i Caduti. Presenti alla cerimonia il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il Vescovo dell’Aquila Cardinale Giuseppe Petrocchi , il Presidente della Provincia Angelo Caruso e la deputata Stefania Pezzopane. Presenti anche il Questore dell’Aquila Orazio D’Anna ed il Prefetto Giuseppe Linardi.

Assente anche quest’anno il Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, sostituito dal Vice Sindaco Raffaele Daniele.

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Il presidente Marsilio, dopo la cerimonia alla Villa Comunale, si è spostato per visitare la sala operativa della protezione civile. «Non esiste giorno di festa per la Protezione Civile, – ha scritto Marsilio – angeli custodi di tutti noi. Anche oggi sono a lavoro per vigilare sulle nostre comunità

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25 aprile, il ricordo dei nove martiri aquilani

A piazzetta IX Martiri il ricordo dei giovani partigiani catturati e fucilati dai tedeschi dopo l’8 settembre del ’43. Sono state istallate da alcuni cittadini delle mani di cartone rivolte al cielo, a simboleggiare la richiesta di aiuto di tutti quei migranti morti durante la traversata del Mediterraneo.

25 aprile 9 martiri

25 aprile, chi sono i ‘Nove Martiri’ aquilani?

Bruno D’Inzillo, Bernardino Di Mario, Fernando Della Torre, Carmine Mancini, Giorgio Scimia, Francesco Colaiuda, Anteo Alleva, Sante Marchetti, Pio Bartolini. Questi i nomi dei nove martiri aquilani, tutti tra i diciotto e vent’anni. Dopo l’8 settembre del 1943 si erano uniti ai gruppi partigiani che combattevano le truppe di occupazione tedesche. Per sfuggire ai rastrellamenti si erano rifugiati sulle montagne nei pressi di Collebrincioni. Il contingente tedesco riuscì però a catturarli, a seguito di una delazione. Dopo essere stati condotti nella caserma Pasquali i nove giovani furono costretti a scavarsi la fossa e fucilati. Nessuno informò le famiglie e, solo dopo la liberazione della città dell’Aquila, avvenuta il 13 giugno del 1944, i loro corpi furono rinvenuti e le loro spoglie pietosamente ricomposte all’interno della scuola elementare “De Amicis”, dove ricevettero il silenzioso e commosso omaggio della cittadinanza.
Bruno D’Inzillo era figlio di un colonnello dell’esercito, aveva da poco terminato gli studi liceali e desiderava iscriversi alla facoltà di Medicina. Aveva scritto una raccolta di versi dal titolo “Retoriche cosmiche”; Fernando Della Torre era originario di Sulmona e apparteneva ad una famiglia di origini ebraiche. Diplomato all’Istituto tecnico industriale, era rimasto orfano dei genitori e aveva trovato un impiego; Giorgio Scimia era uno studente dell’ultimo anno dell’istituto Magistrale e sognava di diventare aviatore; Carmine Mancini era il più caro amico di Bruno D’Inzillo e, come lui, scriveva poesie e si accingeva a iscriversi alla facoltà di Medicina; Bernardino Di Mario frequentava l’Istituto tecnico industriale, fu l’ultimo a morire poiché non venne ucciso subito dalla scarica di fucili.

 

 

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