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L’Aquila, nuove norme sui centri storici delle frazioni non piacciono alle associazioni: “Perderanno valore storico”

"Non vogliamo scegliere fra sicurezza e bellezza, ma pretendere entrambi", affermano le associazioni che si contrappongono alla delibera della discordia. Solo pochi giorni fa l'Amministrazione aveva espresso "Grande soddisfazione"

L’AQUILA – Italia Nostra, Legambiente e altre associazioni si oppongono alla scelta dell’Amministrazione sui centri storici delle frazioni

Sono state approvate in Consiglio Comunale le modifiche alle norme tecniche di attuazione, in variante al piano regolatore generale, per i centri storici del Comune dell’Aquila. La variante, in particolare, introduce nella disciplina edilizia per gli interventi nei centri storici del capoluogo e delle frazioni alcune misure di flessibilità nel riutilizzo degli edifici, al fine, come si legge nell’atto deliberativo, di “rivitalizzare la funzione propria di tali aree di primario centro di interesse ed attrazione. L’intervento viene ricavato attraverso l’ammissibilità di diversi tipi di attività, comprese quelle commerciali, con l’esclusione della media e grande distribuzione, e artigianali, con esclusione delle attività nocive e moleste”.

Norme tecniche di attuazione per i centri storici, le proteste delle associazioni di categoria

Le sezioni aquilane delle associazioni Italia Nostra, Archeoclub, Legambiente Beni Culturali, Pro Natura, Zero
Rifiuti e FrAzioni FraIntese sollevano con un comunicato stampa alcune considerazioni sulla delibera appena in Consiglio Comunale ed auspicano «l’inizio di un confronto con l’amministrazione, le associazioni e la città tutta, aprendo una fase di pianificazione partecipata rigorosa ed autentica»

«La delibera 42/2019 – scrivono le associazioni – così come viene presentata al consiglio comunale non possiede più l’impianto e la ratio con cui fu sottoposta all’attenzione degli enti preposti a rilasciare il parere, in Conferenza Servizi; pertanto, essendo stata stravolta nella forma e nella sostanza rispetto all’impianto che aveva avuto i pareri favorevoli ed essendo stata anche emendata nella medesima commissione, riporta vizio di forma e sostanza rispetto alla procedura amministrativa, risultando potenzialmente illegittima e prospettando quindi uno scenario futuro estremamente caotico: la delibera sposta le lancette dell’orologio a tre anni fa, quando le pratiche di demolizione e ricostruzione venivano rallentate e bloccate in commissione pareri, poiché non rispondenti al vincolo indiretto che grava tutti i centri storici. Scavalcando di fatto il vincolo indiretto, si apre una pericolosa frattura fra ricostruzione e Soprintendenza che è espressione della funzione di garanzia che lo Stato esprime per tutti i cittadini, nel rispetto degli obiettivi e delle finalità del Codice dei Beni Culturali. La delibera così, sottrae qualunque forma di garanzia a tutela e valorizzazione del tessuto storico delle frazioni. Di fatto disgregando i tessuti storici in quanto unicum storico-culturale, testimonianza di memoria e di civiltà, indispensabili per la ricomposizione delle identità locali e quindi della ricostruzione sociale dei borghi e delle periferie. Un passo indietro culturale di anni. I tessuti storici, e gli edifici che li compongono, fanno parte inoltre di un paesaggio culturale, unico ed irripetibile, che si compone della rete dei borghi che nei secoli, ed ancora oggi, concorre a dare forma e carattere al territorio aquilano e alla città stessa: dato di realtà imprescindibile che ci impone maggiore chiarezza, conoscenza e competenza nel trattare la pianificazione. Proprio per questo, torniamo a ribadire l’urgenza di un nuovo PRG: questa ennesima variante al PRG vigente è l’ennesima riprova della sua obsolescenza e dunque della sua incapacità di garantire un governo della città e del territorio adeguato ai tempi e alla società aquilana contemporanea; da questo stato di cose deriva il degrado diffuso e la mancanza di efficacia dell’azione amministrativa. La delibera, così come è stata scritta, inaugura una stagione di deregolamentazione, che non terrà più conto del valore storico culturale dei borghi: gli interessi individuali lederanno gli interessi collettivi, che senza vincoli di garanzia e tutela verranno meno, così come verrà meno l’immagine unitaria del singolo borgo, che verrà lasciato all’improvvisazione di pochi singoli, senza un criterio organico né un principio guida generale».
«E’ fondamentale – aggiungono le associazioni – che nella redazione di piani e progetti di ricostruzione, restauro e conservazione restano criteri inseparabili dai requisiti di sicurezza antisismica: non esistono gli uni senza gli altri. Sarebbe come chiedere di scegliere fra lavoro e salute. NO. Non vogliamo scegliere fra sicurezza e bellezza, ma pretendere entrambi, ovvero borghi autentici ed edifici sicuri. Occorre inserire funzioni di garanzia, chiare e nette, per le architetture che caratterizzano quel borgo: tipologia edilizia, architettonica e funzionale; impianto urbano; elementi architettonici e tecniche costruttive,etc…. Nei nostri borghi permangono elementi e strutture che nel loro impaginato architettonico e nel loro impianto urbano caratterizzano e rendono unico ed immediatamente riconoscibile quel borgo da un altro, permangono testimonianze che hanno valore di memoria storica e pertanto sono testimonianza di civiltà, che deve essere tutelata e valorizzata, così come previsto dalla Costituzione Italiana e dal Codice dei Beni Culturali».

 

Centri storici delle frazioni, l’assessore Ferella: “Profonda soddisfazione”

“Profonda soddisfazione” è stata espressa a riguardo dall’assessore alle Politiche urbanistiche del Comune dell’Aquila, Daniele Ferella, che spiega: “Sarà più agevole un cambio di destinazione d’uso verso il commerciale e l’artigianale negli edifici dei centri storici della città e delle frazioni, ovviamente, con i ben precisi limiti disposti dalla deliberazione stessa. Tra questi, l’applicabilità del provvedimento solo ai piani terra nel centro storico dell’Aquila e ai fabbricati cielo-terra nei centri storici delle frazioni. Noi siamo per andare incontro alle necessità del territorio, non certo per deregolamentare”. Ferella ha inoltre sottolineato che, con la delibera varata dall’Aula “si riporta l’articolo 46 delle stesse norme tecniche di attuazione alla conformazione antecedente al dicembre 2012, quando la passata amministrazione obbligò all’utilizzo delle procedure di restauro e risanamento conservativo per la ricostruzione dei centri storici. Questa situazione ha causato tanti problemi nella redazione dei progetti di ricostruzione, perché, nei limiti del contributo concesso, era molto difficile garantire dapprima il miglioramento e oggi l’adeguamento sismico degli edifici. Quanto stabilito oggi dal Consiglio – ha aggiunto l’assessore – consentirà ai proprietari una ricostruzione o ristrutturazione degli stabili più funzionale alle varie esigenze, soprattutto in materia di sicurezza. Anche in questo caso, comunque, permarranno le prescrizioni generali delle norme per i centri storici. Resterà inoltre garantita la maggiorazione del contributo, nel caso in cui il progetto preveda il recupero degli elementi di pregio”. “Ringrazio l’onorevole Luigi D’Eramo – ha concluso l’assessore Ferella – che, precedendomi in questo incarico in giunta, aveva portato a definizione il provvedimento che oggi ho illustrato al Consiglio, nonché la struttura comunale che ha lavorato per il confezionamento di una delibera che apre nuovi e positivi scenari anche per il tessuto economico del territorio”.

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