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Collezione Semeraro, riscoprire l’identità culturale di Paganica

Dopo 26 anni dall'inizio del suo travagliato iter, la valorizzazione della collezione Semeraro va verso una soluzione. Sabato 6 marzo, presso il Centro Civico di Paganica, si è tenuto il primo di 6 incontri programmati dall’Associazione Culturale “La Fenice”.

Collezione Semeraro, riscoprire l’identità culturale di Paganica.

 
Sabato pomeriggio presso il Centro Civico di Paganica, si è tenuto il primo di 6 incontri programmati dall’Associazione Culturale “La Fenice”, di cui il Comitato Pro Museo, è parte integrante, in compartecipazione con l’Associazione culturale “ARESlab”.

L’incontro che ha avuto per relatori il Professor Guglielmo Genovese, docente di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana, presso l’Università degli Studi de L’Aquila, e il Dottor Ferdinando Marino, manager di ARESlab, si è incentrato su un modello per la valorizzazione dei reperti archeologici della “Collezione Semeraro”.

Hanno potuto partecipare gli addetti ai lavori, i cittadini e gli appassionati a vario titolo di archeologia e lo stesso avverrà per gli incontri che saranno previsti successivamente come da intento sinergico fra le due associazioni.
L’Obiettivo è quello di far emergere la basilare importanza del centro di Paganica nel panorama archeologico e culturale del territorio aquilano ed abruzzese, proprio a partire dalla interessantissima raccolta di antichità
Semeraro.

Angelo Semeraro (Paganica 1906-1992), è stato un uomo poliedrico, scrittore e poeta con ben 32 pubblicazioni e come appassionato cultore di archeologia, in quanto tale è stato anche membro del Comitato Abruzzese di ricerche Preistoriche, diretto da Antonio Radmilli.

I reperti della Collezione , cospicui e interessantissimi, sono riferibili ad epoche differenti. Il Semeraro li recuperò principalmente nel territorio dell’ex Comune di Paganica, svolgendo una opera assai meritoria a partire dal 1936 e fino alla sua morte.

Donati assieme alla sua biblioteca all’ex X Circoscrizione, nel terremoto del 2009 i manufatti sono rimasti sotto le macerie del nefasto terremoto di cui si celebrerà in questo anno il decennale, e una volta recuperati, essendo di
proprietà statale, sotto la tutela della Soprintendenza del Cratere de L’Aquila, potranno finalmente ritornare ad essere patrimonio importante della Comunità, poiché di recente la stessa Soprintendenza ha autorizzato il
Professor Genovese e l’Associazione “ARESlab”, a svolgere le opere di studio e catalogazione dei manufatti e dell’archivio nella sua globalità.

Così scrive il Prof. Genovese:

«L’atto di valorizzare un bene culturale è un’operazione semplice da descrivere ma complessa da realizzare: infatti consiste in gran parte nel creare un racconto della storia del bene valorizzato, mantenendo al tempo stesso gli standard di tutela previsti dalla legge italiana.»

Il primo passo essenziale risiede quindi nella ‘produzione’ di conoscenza scientifica attraverso le procedure di ricerca e solo successivamente si potrà procedere alla fase della ‘comunicazione’ verso l’esterno. Osservare lo svolgimento di questo processo scientifico e i suoi risultati sarà determinante, per chi sente un senso di appartenenza verso il bene culturale valorizzato, ed è un’opportunità aperta a chiunque voglia riscoprire gradualmente un frammento della propria identità culturale.

La varietà e la qualità dei reperti che compongono la Collezione Semeraro consente di seguire questo tracciato metodologico e anche di espanderlo verso territori comuni a diverse branche della scienza che possono
beneficiare appieno dell’approccio multidisciplinare (archeologico, storico, artistico, gestionale, ecc.) che caratterizza l’attività del team di ricerca ARESlab.

Ciò in perfetta sinergia con la Soprintendenza del Cratere de L’Aquila, e tutti gli studiosi, gli Enti, gli Istituti e le Associazioni culturali che vorranno partecipare concretamente alla realizzazione di questa grande esperienza.

Sono infatti da programmare futuri incontri, dibattiti ed eventi che possano avere per protagonisti esponenti della Soprintendenza, tecnici e specialisti in grado di rendere sempre più aperto il dibattito sul patrimonio culturale nello
straordinario fertilissimo territorio paganichese e aquilano.

Il Professor Genovese, infine ha detto “La speranza di noi tutti è che coloro i quali anche in passato hanno svolto una importante opera per la determinazione della coscienza e della conoscenza della Collezione Semeraro, vogliano continuare a contribuire agli ulteriori passi in avanti, ponendosi a servizio della Comunità, e impegnandosi a capofitto nella ricerca visto che è l’unione di intenti che fa la forza delle idee”.

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