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Legnini, la sconfitta e la speranza

L'analisi del voto di Giovanni Legnini: "Preoccupati dall'avanzata della destra, ma speranza per un risultato incoraggiante per le future battaglie".

La Lega avanza, il Movimento 5 Stelle crolla e il centrosinistra registra una sconfitta che però sa di speranza. L’analisi di Giovanni Legnini sul voto delle elezioni regionali.

«Torno a ringraziare le candidate e i cadidati, i volontari e le forze politiche che hanno sostenuto il progetto, e i cittadini che hanno partecipato a queste elezioni; la vittoria del centrodestra è netta, ho già rivolto i miei auguri di buon lavoro al presidente Marsilio, e il nostro risultato del 31,2% ci legittima a svolgere un ruolo di opposizione incisiva mirata a coltivare gli interessi dell’Abruzzo e i diritti di tutti gli abruzzesi. C’è un senso di delusione per le aspettative che si erano create intorno al nostro progetto, ma anche attenzione e apprezzamento – sia in Abruzzo che a livello nazionale – per un risultato superiore del 12% rispetto alle scorse politiche». Così Giovanni Legnini nella conferenza stampa a Palazzo dell’Emiciclo per l’analisi del voto delle regionali.

«Siamo preoccupati – ha sottolineato Legnini – dell’avanzata della destra, con il suo carico di messaggi per noi non condivisibili. In questa campagna elettorale abbiamo assistito a un uso disinvolto delle funzioni di Governo, come non era mai accaduto. Mi preoccupa un certo smarrimento del senso delle istituzioni».

legnini pd

Per quanto riguarda il progetto politico del centrosinistra, Legnini ha sottolineato: «Abbiamo perso, ma abbiamo aumentato il consenso. Sulla base di questo risultato possiamo dire che si è trattato di una proposta valida, sia per l’Abruzzo che per l’Italia, a condizione che si provveda a strutturare un nuovo centrosinistra unito, aperto alla società civile, che unisca progressisti e liberali in un’alleanza contro il populismo». E sul Pd: «Non è mai stata mia intenzione nasconderlo, dico solo che il Pd da solo non basta. Mi auguro che il prossimo congresso consenta di rilanciare il ruolo del partito e di riconquistare la sintonia con i cittadini».

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Per Legnini, quindi, la sconfitta alle regionali, con un risultato comunque sopra le aspettative, è un buon punto di rilancio del centrosinistra: «È un segnale di forte incoraggiamento da cui dobbiamo ripartire per le battaglie future, riscoprendo il senso di unità, capacità di ascolto e dialogo, capacità di presenza sul territorio, con un progetto di governo affidabile e concreto, come abbiamo cercato di fare in questa occasione».

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Tra i presenti, diversi esponenti di centrosinistra, dal segretario regionale del Pd, Renzo Di Sabatino, alla deputata Pd Stefania Pezzopane, all’ex presidente vicario Giovanni Lolli, all’ex presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, fino ad Americo Di Benedetto, eletto invece nella nuova Assise. Assente Pierpaolo Pietrucci, non riconfermato al pari di Di Pangrazio. Ammesso e non concesso che la ripartizione dei seggi rimanga quella pubblicata dal Ministero dell’Interno.

Legnini e il caso della divisione dei seggi.

«La ripartizione dei seggi riportata sul sito del Ministero dell’Interno non è quella ufficiale, che verrà fatta invece dalla Corte di Appello. Sono convinto che prevarrà l’interpretazione che non violi il principio costituzionale dell’uguaglianza del voto. Non si possono dare meno seggi a chi ha avuto più voti». Il riferimento è al rapporto tra l’assegnazione dei seggi alla coalizione di centrosinistra (che ne ha ottenuti 5) e quella del M5S (che ne ha ottenuti 7). Insomma, per Legnini – accettata la sconfitta elettorale – rimane aperta la questione della giusta ripartizione dei seggi.

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