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Febbraio tra il Mito e il Poeta dell’ Amore

Nel mese dedicato convenzionalmente agli innamorati, il saggista Eraldo Guadagnoli ci racconta la Sulmona di Ovidio, il Poeta dell'Amore.

Febbraio tra il Mito e il Poeta dell’Amore

 
Un articolo di una testata locale di qualche giorno fa, metteva in evidenza l’idea di riqualificare l’area dell’Abbazia Celestiniana, alle porte di Sulmona, incluso l’Eremo in cui visse fra’ Pietro da Morrone e la zona archeologica dedicata al Santuario di Ercole Curino.

Soprattutto questo sito archeologico, che è a mio modesto avviso di fondamentale importanza per comprendere la storia preromana della Valle Peligna, personalmente mi rievoca alcune storie che ascoltavo da mio padre e lezioni a scuola di alcuni professori, i quali ne sapevano molto sulla storia locale.

Era un’epoca ancora romantica, forse una delle ultime nelle quali ancora era usuale ascoltare persone più grandi.

Ricordo infatti che, tra amici, nel momento in cui si dubitava di alcuni fatti o situazioni, si diceva “me lo ha detto Tizio”, un po’ come l’ipse dixit latino riferito ad Aristotele, autòs graphè di Pitagora che hanno anticipato di due millenni il “Lo ha detto Lui” del Duce.

Tornando a monte, la leggenda ci narra che Sulmona ebbe il suo primo insediamento urbano addirittura molto tempo prima della nascita di Roma.

E questo lo si deve a uno dei compagni di Enea, un certo Solimo, che venne a stabilirsi nella Valle
Peligna, creando un primo nucleo abitativo nei pressi del Monte Mitra, dove sono stati ritrovate delle testimonianze di un insediamento preromano, quindi italico.

Quegli stessi italici che avrebbero quindi fondato ciò che oggi è conosciuto come il Santuario di Ercole Curino, divinità che aveva il compito di proteggere le acque delle fonti della zona.

La leggenda vuole che Solimo abbia anche fondato poco tempo dopo un altro centro urbano abruzzese, tale Anxa, che oggi tutti conoscono come Lanciano.

Quindi, è databile in epoca romana lo spostamento del nucleo urbano attuale in epoca romana. Non ci sono purtroppo molte testimonianze scritte per darci un affresco dell’epoca: a eccezione del suo più illustre concittadino, Ovidio, anzi Publio Ovidio Nasone.

Non staremo ora a declamare i suoi versi più famosi, poiché lasciamo il compito a studiosi molto più competenti di noi. Ma a perenne ricordo, la città ha adottato un suo verso, Sulmo Mihi
Patria Est (acronimo SMPE), sul gonfalone della Città e nello Scudo che la rappresenta.

Il turista può benissimo capire chi sia il personaggio, andando in Piazza XX Settembre, davanti alla sede storica del Liceo Classico che porta il suo nome, e vederlo rappresentato in una statua, la cui gemella è presente a Costanza, città rumena sul Mar Nero, ove il Sommo Poeta è morto.

Il dibattito sul motivo del suo esilio, al pari delle sue opere, ha fatto versare fiumi di inchiostro: e tuttora neanche i bene informati sanno dirci qualcosa di certo sulla data certa della morte.

Di una cosa si è però sicuri: con le sue opere è divenuto immortale e tuttora è il massimo esponente della poesia latina, insieme a Virgilio e Orazio.

Finora gli studiosi hanno fatto molte ipotesi in merito alla relegatio di Ovidio, in quell’angolo di Impero: certo è che lui stesso ne parla tanto nelle sue opere, in primis nelle Epistole.

Anche se pare che i motivi possano essere ricondotti a qualcosa che il Poeta avesse visto e per questo fu inviato in esilio.

A conclusione di ciò, dal momento che a Febbraio si festeggiano gli innamorati, si potrebbe riscoprire e rivalutare insieme e degnamente il Poeta dell’Amore.

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