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Villaggio Livigno, villaggio fantasma a Stiffe

Il Villaggio Livigno è diventato una sorta di cimitero degli elefanti delle attrazioni turistiche. Ad oggi il bar, il negozio di souvenir e Aquilandia sono chiusi. Le strutture sono di proprietà del Comune ma Progetto Stiffe non gestisce più le attività.

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Villaggio Livigno, villaggio fantasma a Stiffe.

Come ampiamente trattato da Il Capoluogo, con il passaggio ufficiale della gestione delle Grotte di Stiffe nelle mani del comune vestino, la Progetto Stiffe S.p.A ha concluso la gestione ventennale delle grotte.

Servizi e biglietteria sono passati nelle mani dell’amministrazione comunale di San Demetrio, la quale per ottimizzare i costi,  ha spostato quest’ultima all’ingresso delle grotte.

La promiscuità tra i terreni di proprietà della Progetto Stiffe e le strutture di proprietà del Comune (è il caso della biglietteria, per esempio) o la stessa L’Aquilandia però ha complicato il passaggio di consegne e ha decretato la fine del Villaggio Livigno che è diventato una sorta di cimitero degli elefanti delle attrazioni turistiche.

Risultato: ad oggi il bar, il negozio di souvenir e Aquilandia sono chiusi.

Il Capoluogo aveva già in precedenza trattato lo smarrimento dei turisti di fronte alle attività chiuse: il bar e l’ufficio informazioni sono chiusi e i turisti, dopo essere arrivati giù al villaggio e aver vagato in maniera infruttuosa, spesso vanno via.

Le strutture sono di proprietà del Comune ma nessuno le gestisce più dopo la scadenza del mandato della Progetto Stiffe.

Del resto la ventennale e incontrastata gestione della S.p.A., incluso l’investimento di oltre 500mila euro per L’Aquilandia a distanza di soli due anni dalla scadenza, aveva confermato la distanza della Società per azioni dal tessuto sociale circostante.

Nel corto circuito legale di competenza a rimetterci sono i turisti e gli operatori turistici che per una buona percentuale (almeno il 50%) rimangono tagliati fuori dall’indotto e dal flusso turistico.

Non essendoci più la biglietteria al Villaggio, inoltre, anche tutto il Borgo viene tagliato fuori dai flussi turistici: si parla di 20 mila persone ogni anno.

Una perdita che il territorio non può decisamente permettersi.

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