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Rigopiano due anni dopo, inchieste e dolore

Rigopiano, due anni dopo la tragedia che causò 29 vittime, tra ricordo e rabbia. Il punto sulle inchieste

Rigopiano, 18 gennaio 2019: 29 morti, 11 sopravvissuti.

Due anni dopo, fra inchieste e molti lati oscuri, si cerca di fare chiarezza su quella lunga e orribile notte.

Ritardo nei soccorsi, corto circuito nella comunicazione fra Enti, indagini complesse sfociate in due inchieste – per il momento – nelle quali nulla viene lasciato al caso.

Non mancano le beffe, come quella subita da Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime: condannato a pagare una multa di 4.550 euro per avere violato i sigilli giudiziari apposti per delimitare l’area nella quale si verificò la tragedia. Feniello si era recato lì per portare dei fiori nel luogo in cui suo figlio ha perso la vita.

hotel rigopiano - foto ansa
soccorsi rigopiano

Rigopiano, il terremoto del 17 gennaio e la valanga

Il 18 gennaio 2017 la terra tremo’ per la prima volta alle 10.25: la scossa di terremoto, magnitudo 5.1, epicentro nell’Alto Aterno, da’ il via a un serie infinita di altri sussulti, tre dei quali sopra magnitudo 5. Ad aggravare la situazione, la neve caduta abbondante in quei giorni: un mix che si rivelera’ micidiale.

Nel pomeriggio gli ospiti dell’hotel Rigopiano, preoccupati per la forte nevicata, sono pronti per andare via, con i bagagli nella hall e attendono lo spazzaneve, il cui arrivo pero’ slitto’ alle 19. Troppo tardi.

Intorno alle 18 comincio’ a circolare l’allarme per un hotel completamente isolato nella frazione di Penne. A dare il primo alert l’sms arrivato da due clienti dell’albergo che erano riusciti a rifugiarsi all’esterno della struttura. E poco dopo le 19 si diffuse anche la notizia del disastro.

Come “4.000 tir a pieno carico”: questa la pressione esercitata dal fronte di distacco della slavina che si è abbattuta sull’hotel Rigopiano, che nella zona di accumulo pesa 120.000 tonnellate. Sono i dati dei Carabinieri forestali del servizio Meteomont.

soccorsi rigopiano
soccorsi rigopiano

Rigopiano: i ritardi e la macchina dei soccorsi, nella sua interezza, arrivata dopo 20 ore

I soccorritori dovevano raggiungere un’area, quella su cui sorgeva il resort, a 1.200 metri di altitudine. La neve continuava a scendere, i telefoni non prendevano, le strade ormai non erano più visibili: muri di neve di due metri.

Alle 22 la macchina dei soccorsi era a 9 chilometri dal luogo della tragedia. Era ormai mezzanotte quando quattro uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza decisero di procedere con gli sci con le pelli di foca: dopo quattro ore massacranti, arrivarono all’hotel e salvarono i due superstiti che avevano lanciato l’allarme. Intorno alle 6.30, arrivarono gli elicotteri per portarli a valle e intanto inizio’ la ricerca dei dispersi. La prima vittima venne estratta alle 9.30.

Solo a mezzogiorno la colonna dei mezzi dei soccorsi arrivo’ a poche centinaia di metri dall’albergo e dopo 20 ore, gli uomini dei soccorsi, fatto l’ultimo tratto a piedi, raggiunsero il luogo del disastro.

Per una settimana si va avanti a cercare i corpi delle vittime. Il bilancio sarà pesantissimo: 29 morti.

samuel rigopiano
Rigopiano
rigopiano: salvataggio

Rigopiano: le inchieste

Per la la Procura di Pescara, che ha chiuso l’inchiesta su quanto accaduto a Rigopiano nel novembre scorso, non ci sono dubbi: negligenza, imperizia e imprudenza, a tutti i livelli istituzionali, causarono la tragedia.
Gli indagati sono 25 e sono accusati, a vario titolo, di disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione di atti d’ufficio, abuso di atti d’ufficio. L’inchiesta del procuratore capo Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia chiama in causa Regione Abruzzo, Prefettura, Provincia di Pescara, Comune di Farindola.
Gli inquirenti si soffermano sulla gestione dell’emergenza e sotto la lente dei magistrati finisce il corto circuito avvenuto tra i vari livelli istituzionali deputati a gestire l’emergenza maltempo.
Le indagini dei carabinieri forestali consentono di appurare che dal resort, il giorno della tragedia, furono lanciate diverse richieste di aiuto: gli ospiti dell’hotel erano intrappolati dalla neve e chiedevano di sgomberare la strada per lasciare Rigopiano. Tra turbine fuori uso e mezzi impegnati in altre zone, però, l’hotel restò isolato fino alla mattina del 19, quando i soccorsi riuscirono a raggiungere il luogo del disastro.

Carenze ed errori caratterizzano anche la fase post-valanga: Giampiero Parete, scampato alla tragedia, lanciò subito l’allarme, ma a causa di una lunga serie di equivoci, sottovalutazioni e incomprensioni, che per diverse ore portarono a liquidare la faccenda come uno scherzo, i soccorsi si attivarono solo dopo due ore e mezza l’accaduto
Tra gli indagati figurano l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e alcuni dirigenti della Regione.
Sono invece 18 le richieste di archiviazione: si tratta per la maggior parte di politici delle ultime tre giunte regionali coinvolti nel corso delle indagini, tra i quali Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi.
I familiari delle vittime si sono però opposti alle richieste di archiviazione e l’ultima parola spetterà al gip.

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C’è però un’inchiesta bis, per la quale si sono aperti oggi gli interrogatori presso la Procura di Pescara: quella legata all’odiosa accusa di depistaggio e frode processuale nella quale sono coinvolti l’ex prefetto di Pescara, tre dirigenti della Prefettura, due viceprefetti e la funzionaria Daniela Acquaviva. Suo il nome che balzò alle cronache per la telefonata nella quale proferì la frase “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, rispondendo ad un carabiniere che le riferì delle prime richieste d’aiuto relative al disastro del resort.

L’accusa alla base di questa seconda inchiesta è di aver occultato il brogliaccio delle segnalazioni del 18 gennaio 2017 alla squadra Mobile di Pescara per nascondere la chiamata di soccorso fatta alle 11.38 dal cameriere D’Angelo, una delle 29 vittime, al Centro coordinamento soccorsi in Prefettura. Richieste di aiuto, secondo l’avvocato Emanuela Rosa, legale della famiglia D’Angelo, che “qualora ascoltate, avrebbero potuto cambiare l’esito degli eventi”.

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Rigopiano, le carte emerse dalle inchieste dei media

Non solo i magistrati sono al lavoro per fare luce su quanto accaduto in quelle drammatiche ore a Rigopiano. L’attenzione dei media – tv, radio e giornali – nazionali e internazionali è stata da subito altissima e negli ultimi mesi, soprattutto per merito dell’inchiesta di Ezio Cerasi per il TG3, sono emersi particolari importanti.
Uno è di due giorni fa: qualcuno nella notte di quel 18 gennaio 2017 era ancora vivo e ha cercato di mettersi in contatto con l’esterno tramite il telefono cellulare di Fabio Salzetta, uno dei superstiti che nel momento in cui la valanga travolse l’hotel, era fuori. Ma aveva lasciato il suo telefono all’interno: lì dentro, qualcuno, troverà quel cellulare e da lì proverà a mandare disperate richieste di aiuto, fino a mezzanotte. Un fatto che dimostra che se i soccorsi fossero arrivati prima, qualcuno si sarebbe potuto salvare. Il telefono è stato recuperato molto tempo dopo ed è un tassello che si aggiunge alle indagini.

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Nell’ottobre scorso un’altra rivelazione, sempre a firma del Tg3, sulla riunione tecnica di coordinamento convocata dal prefetto di Pescara Francesco Provolo: una riunione anomala, non convocata nella centrale operativa dei soccorsi ospitata nel Palazzetto dello Sport di Penne, bensì in un deposito di acqua minerale, piccolo e scomodo, ma lontano da orecchie indiscrete.
È il contenuto del verbale, però, ad allarmare.

Non si parla di coordinamento dei soccorsi per Rigopiano ma della ricostruzione – quasi a trovare un alibi – di quanto avvenuto, tra telefonate, scosse e richieste di invio di mezzi di soccorso il 18 gennaio.
Una riunione nella quale i partecipanti si mostrano nervosi e preoccupati: uno di essi alla fine, intervistato da Cerasi ma che ha chiesto al giornalista di restare anonima, si rifiuta di sottoscrivere una “versione falsa” nella ricostruzione della girandola di telefonate arrivate ai vari enti nel giorno della tragedia.

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Rigopiano, il ricordo e la polemica

Domani una grande fiaccolata, due anni dopo la strage dell’hotel: partirà la mattina dall’Hotel Rigopiano fino a Farindola, poi si terrà una messa e, nel pomeriggio a Penne, la commemorazione delle vittime.

«A differenza dello scorso anno, quest’anno abbiamo invitato anche le istituzioni», affermano Gianluca Tanda, Marcello Martella e Marco Foresta, rispettivamente presidente e segretari del Comitato vittime di Rigopiano che riunisce i parenti di 25 vittime.

Il cambio al vertice di alcune istituzioni, finite nel mirino delle indagini della procura di Pescara che vede complessivamente 25 indagati, ha aperto una fase nuova: «Quest’anno abbiamo invitato il nuovo prefetto, il nuovo presidente della Provincia e tutte le istituzioni alle quali stendiamo una mano sperando che loro la nostra mano non lascino più – osservano i rappresentanti del Comitato – Invitiamo le istituzioni perché, insieme a loro, possiamo combattere il male che in Italia c’è».

Hanno annunciato la loro presenza i due vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio: non mancano le polemiche dell’opposizione, che bolla la visita dei due come passerella elettorale.

Intanto, spuntano 10 milioni nel decreto Milleproroghe a favore dei familiari delle vittime di Rigopiano.
“Questo è un primo passo importante” ha detto all’Adnkronos Niccolò Baldassarre, legale del Comitato vittime di Rigopiano.

“Il Comitato è grato al governo, adesso attendiamo che a questo primo passo seguano interventi concreti e, innanzitutto, attendiamo fiduciosi l’approvazione del ddl Rigopiano. Venerdì scorso abbiamo presentato a Salvini, come esponente del governo, un ddl messo a punto sulla scorta di provvedimenti analoghi per tragedie similiari – osserva l’avvocato – non ci era stato promesso niente, ma il massimo impegno sul fatto che, in dieci giorni, avremmo avuto delle risposte”.

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