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Ricostruzione, scompaiono le lanterne storiche

Presunti vizi nella ricostruzione e luminarie di pregio scomparse dalla facciata del condominio Gran Sasso, il palazzo dell'ex Banco di Napoli.

Presunti vizi nella ricostruzione e luminarie di pregio scomparse dalla facciata del condominio Gran Sasso, il palazzo dell’ex Banco di Napoli.

È da poco tornato a brulicare di vita il Condominio Gran Sasso, lungo Corso Vittorio Emanuele II: è qui che si sono trasferiti da poche settimane gli uffici di Banca Intesa San Paolo, con 70 dipendenti che contribuiscono, senza dubbio, alla rinascita del centro storico.

ex banco di napoli

Qualche attento residente ha sollevato dei dubbi su come siano stati condotti i lavori di ricostruzione su questo aggregato, sottoposto a tutela da parte dei Beni Culturali.

Il Capoluogo è venuto in possesso di documenti dai quali emerge che è stata inviata, nelle scorse settimane, una richiesta di chiarimenti da parte della Soprintendenza aquilana al direttore dei lavori di questo intervento di ricostruzione post sisma.

Una richiesta di interventi sollecitata da diverse segnalazioni di proprietari e corroborata da una accurata perizia. Fra le segnalazioni, quella legata alla pavimentazione esterna: sotto i portici della Cit, per intenderci, sono stati evidenziati dei danni alla pavimentazione.

banco di napoli pavimentazione
banco di napoli pavimentazione

In particolare, la Soprintendenza chiede chiarimenti “circa la presenza di presunti vizi ai danni dell’aggregato”.
Ma non solo.

Ricostruzione, scomparse le lanterne dalla facciata

Sono scomparse dalla facciata del palazzo che ospitava il Banco di Napoli, inoltre, le belle lanterne di illuminazione pubblica che adornavano il palazzo: al loro posto altre luci più “moderne”.

ex banco di napoli
ex banco di napoli

La storia del palazzo del Banco di Napoli

Il palazzo del Banco di Napoli fu ristrutturato dall’Impresa Barattelli tra il 1940 e il 1942, che si era già guadagnata un’eccellente reputazione nella realizzazione di edifici per gli istituti bancari, con la costruzione delle sedi Carispaq e Bankitalia. L’opera fu appaltata all’Impresa Barattelli per una spesa di 32 milioni 500 mila lire.

banco di napoli

La struttura di cinque piani fuori terra venne edificata su un’area di proprietà della Cassa Nazionale Infortuni che, allineandosi con il Palazzo dell’Ina, riuniva i due isolati compresi tra il corso e via San Crisante e tra via Simonetto e via Salvatore Tommasi.

Il Consiglio d’amministrazione della Banca deliberò il 15 marzo 1938 l’acquisto del fabbricato di proprietà dell’Istituto nazionale fascista per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, sulla cui area avrebbe dovuto sorgere il nuovo edificio, per una spesa di 900 mila lire.

Il progetto redatto dall’ingegnere Emilio Tomassi ottenne il parere favorevole da parte della Commissione edilizia comunale nella seduta del 19 aprile 1940, con la prescrizione che la nuova sede del Banco di Napoli fosse posta “sul prolungamento del fabbricato dell’Istituto nazionale delle assicurazioni, e cioè parallela all’asse dei portici esistenti”.

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