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Appalti truccati nel post sisma Centro Italia

Appalti truccati, dal Friuli parte inchiesta su 150 gare d'appalto: coinvolte anche opere del post sisma Centro Italia. Imprese si spartivano opere per oltre 1 miliardo

Appalti truccati, dal Friuli parte inchiesta su 150 gare d’appalto: coinvolte anche opere del post sisma Centro Italia.

Sono circa 150 le gare per appalti finalizzati alla realizzazione o la manutenzione di opere pubbliche sotto la lente della Guardia di Finanza di Gorizia: sarebbero state alterate.

Tra queste, secondo quanto si apprende, anche alcune riguardanti appalti per opere e strade da realizzare nelle zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto del 2016 tra cui la Tre Valli Umbre. Le verifiche degli uomini delle Fiamme Gialle si concentrano sulle gare indette in tre anni, dal 2015 al 2018.

Le indagini, condotte dai finanzieri Fvg con i colleghi di altre regioni mirano ad acquisire prove su accordi tra imprese finalizzati alla spartizione delle opere. Ciò che ipotizza l’accusa è la condivisione delle intenzioni di partecipare o no a una gara o solo ad un lotto di essa, con informazioni sui contenuti delle offerte, alterando la libera concorrenza.

Ma per la GdF le indagini hanno evidenziato anche la costituzione di associazioni e raggruppamenti temporanei meramente cartolari, l’utilizzo di contratti di subappalto per quote superiori al limite normativo del 30%, in cambio del riconoscimento di percentuali di guadagno e falsa indicazione documentale di dotazioni logistiche e strumentali.

Appalti truccati nelle gare pubbliche: i dettagli

Il procuratore di Gorizia, Massimo Lia, sceglie parole d’effetto: questo gruppo “da queste regioni ci ha poi portato in giro per l’Italia utilizzando sempre lo stesso sistema”, la spartizione di appalti fatta a tavolino. ‘In giro per l’Italia’ si traduce nei 400 finanzieri del Comando Fvg sguinzagliati in tutta Italia per acquisire atti, perquisire e sequestrare su disposizione della Procura di Gorizia.

Obiettivo è trovare testimonianze in enti pubblici e società private su appalti di opere pubbliche per un miliardo.

Avendo per oggetto di indagine ponti, viadotti, cavalcavia, sottopassi, gallerie, piste aeroportuali costruiti “utilizzando materiali difformi” oppure materiale appropriato ma in quantità inferiori a quanto si dovrebbe, il procuratore Lia fuga subito la principale preoccupazione: “Non ci sono pericoli dal punto di vista della sicurezza”. E “non sono registrate infiltrazioni mafiose”; è “escluso al momento coinvolgimento di politici”.

L’inchiesta per ora non intende mettere in ginocchio l’economia del Paese: le opere oggetto di indagine “non sono tutte concluse” ma “non ci sono provvedimenti di blocco o sequestri di cantieri, di lavori“.

Tuttavia, se conforta l’assenza della mafia, il Comandante Fvg della GdF, generale Giuseppe Bottillo, è tagliente: dopo 18 mesi di indagini parla di un sistema di corruzione paragonabile a “metastasi” e invoca “indignazione”. Tanto palese erano le intese di “cartello” che i’inchiesta ipotizza non solo il reato di turbativa d’asta tra le imprese coinvolte, e frodi nella realizzazione delle opere ma anche l’associazione per delinquere.

Nessun arresto ma gli indagati sono tanti: un centinaio, tra cui funzionari delle stazioni appaltanti.

Non è il solo numero impressionante dell’operazione Grande Tagliamento: sono 150 le gare d’appalto che sarebbero state alterate, tra le quali opere e strade da realizzare nell’Italia centrale colpite dal sisma del 2016. I sequestri sono stati compiuti in 120 società di 14 regioni; 220 sono i soggetti coinvolti.

Si va da Autostrade per l’Italia all’Anas, dalla Veneto strade Spa al Commissario emergenza mobilità A4, le società di gestione degli scali di Trieste (Aeroporti Friuli Venezia Giulia Spa), Treviso (Aer Tre Spa), Venezia (Save Spa), Verona (Aeroporto Valerio Catullo Spa), fino a realtà di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Autostrade, Save, Cav, Anas, Autovie Venete, Aeroporto Fvg hanno fatto sapere di essere parte offesa o comunque di aver operato onestamente. Infine, la GdF ha ravvisato anche la costituzione di associazioni e raggruppamenti temporanei meramente cartolari, l’utilizzo di contratti di subappalto per quote superiori al limite normativo del 30%, danni ambientali.

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