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Carceri sovraffollate: L’Aquila ok, Sulmona no

In Abruzzo 5 carceri su 8 soffrono di problemi di sovraffollamento. A L'Aquila situazione nella norma, a Sulmona 25% di detenuti oltre la soglia

In Abruzzo 5 carceri su 8 soffrono di problemi di sovraffollamento con la situazione più grave a Chieti, dove a ottobre 2018 si è registrato l’82,3% in più di esuberi, con 144 detenuti su una capienza di 79 posti.

E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop Abruzzo su dati del Ministero della Giustizia, in relazione all’allarme lanciato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, per il picco di 53 detenuti suicidi nelle carceri dall’inizio del 2018 in Italia.

Solo 1 carcere su 3 in Italia rispetta la capienza prevista per i detenuti, mentre nel 67,6% dei casi le carceri sono sovraffollate e hanno più reclusi di quelli che in teoria potrebbero ospitare, creando situazioni di disagio e a volte di tensione nelle realtà più gremite.

Fra gli istituti abruzzesi – spiega Uecoop regionale – un altro caso problematico è quello di Teramo, con il 53,7% di esuberi con 392 detenuti su una capienza di 255. Situazione a norma ad Avezzano (53 detenuti su 53 posti) mentre maggiori squilibri si registrano a Sulmona (+25,3% di sovraffollamento), Lanciano (+4,9%) e Pescara (+41%).

L’Aquila e Vasto invece registrano un numero di detenuti inferiore alla capienza, con un totale di 93 posti disponibili.

In Italia – rileva Uecoop Abruzzo – a fronte di una capienza a ottobre di 50.616 post,i ci sono 59.803 detenuti dei quali circa 1 su 3 straniero.

“Il mondo dietro le sbarre è uno dei più complessi da gestire, sia per quanto riguarda la vita dei reclusi che per il rapporto con l’esterno e i percorsi di reinserimento sociale sui quali la cooperazione sociale è da sempre in prima linea. La cooperazione è uno strumento strategico per la gestione dei detenuti negli istituti di pena dove si paga il proprio debito con la giustizia ma dove in alcuni casi si può anche avere la possibilità – sottolinea Uecoop – di ricrearsi un percorso nella legalità attraverso progetti di istruzione, reinserimento lavorativo e sociale come già avviene per oltre 50mila persone alle quali si applicano misure alternative al carcere. “Il percorso di reinserimento – conclude Gherardo Colombo il Presidente di Uecoop – è importante per ridurre il rischio di recidiva e per dare una prospettiva di futuro e quindi di vita non solo ai detenuti ma anche alle loro famiglie e per indicare ai figli la via delle regole e del rispetto della società piuttosto che la legge della strada”.

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