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Pagliare di Sassa, l’antenna resta

A Pagliare di Sassa l'antenna "temporanea" diventa definitiva. Previsti arbusti e piante per limitare l'impatto visivo.

Parere favorevole del Comune dell’Aquila all’installazione definitiva dell’impianto di telefonia che doveva essere solo temporaneo.

Che il termine “temporanea” per l’antenna di telefonia installata a Pagliare di Sassa fosse forzato l’avevano già capito i residenti, ma adesso arriva la conferma. Il Comune dell’Aquila ha dato parere favorevole all’installazione definitiva dell’impianto, prevedendo che «sul perimetro del lotto interessato siano messi a dimora piante e arbusti di origine locale al fine di celare o quantomeno mediare l’impatto visivo dell’opera».

Antenna a Pagliare di Sassa, Bracco: «La priorità è mascherare».

Sulla questione, duro affondo del consigliere regionale di SI, Leandro Bracco: «La priorità è mascherare, nascondere. Non deve dare nell’occhio. Se non si nota, è meglio. A poche decine di metri da una splendida chiesa formalmente dichiarata di notevole interesse pubblico e dunque sottoposta ai vincoli e alle prescrizioni contenute nel Codice dei Beni culturali, sono in corso lavori per trasformare un impianto per la telefonia mobile da provvisorio a permanente. Un vero e proprio pugno nello stomaco ai danni della collettività sia sotto l’aspetto della non opportunità della decisione che per quanto riguarda la questione attinente alla salute pubblica che non può non essere messa a serio rischio a causa dell’elettromagnetismo. Quanto si sta verificando in quella zona – afferma l’esponente SI – rasenta l’assurdo in quanto non poche famiglie, se vorranno salvaguardare la propria salute, saranno costrette a dire addio alle abitazioni nelle quali hanno vissuto e stanno vivendo da anni. Quanto a mio parere è deplorevole è la circostanza secondo la quale il Comune de L’Aquila ha messo nero su bianco che la stazione radio base a servizio della telefonia mobile installata in maniera provvisoria a seguito del terrificante sisma del 2009 sembrerebbe essere destinata a diventare permanente”. In un documento ufficiale – prosegue Bracco – l’amministrazione di centrodestra guidata da Pierluigi Biondi ha infatti espresso parere favorevole all’installazione definitiva dell’impianto a patto che ‘sul perimetro del lotto interessato siano messi a dimora piante e arbusti di origine locale al fine di celare o quantomeno mediare l’impatto visivo dell’opera’. Per la serie: questa cosa meno si vede e meglio è. E ciò che lascia basiti è che la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per l’Abruzzo che avrebbe dovuto mettere un aut aut alla questione in quanto a ridosso della stazione radio base si trova l’incantevole chiesa di San Pietro Apostolo (eretta otto secoli fa), ha invece sposato senza opporre resistenza alcuna quanto sentenziato dal Comune. Ma come si fa a rendere poco visibile – si domanda Bracco – un ripetitore che sarà alto ‘solamente’ 35 metri? Mistero. E se si vuole aggiungere la gravissima circostanza derivante dall’impatto che la stazione radio base avrà sulla salute pubblica, c’è da essere realmente preoccupati in misura notevolissima. Uno studio di cui si è fatta promotrice l’Asl de L’Aquila ha infatti evidenziato come taluni impianti che irradiano onde elettromagnetiche non devono, da un lato, interessare insediamenti umani e, dall’altro, essere attivi oltre le quattro ore giornaliere. Nel 2004 la Regione Abruzzo ha approvato la legge numero 45 intitolata ‘Norme per la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento elettromagnetico’. L’articolato prevede rilevanti passaggi procedurali posti a tutela degli interessi delle popolazioni. Proprio per questo motivo – conclude Leandro Bracco – è doveroso che nel più breve tempo possibile venga fatta chiarezza riguardo l’iter autorizzativo della stazione radio base e della legittimità dello stesso».

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