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Il Pd e la svolta che non c’è

Entro settembre l'assemblea regionale del Pd, ancora alle prese con le divisioni interne.

Dopo la visita di Zingaretti il Pd aquilano appariva galvanizzato e pronto alla lotta, ma a livello politico è ancora tutto fermo. L’Assemblea regionale rimane un miraggio.

Un «mea culpa» che lasciava presagire importanti cambiamenti nel Partito Democratico, sia a livello locale che regionale, quello della dirigenza Pd, che ha accolto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti presso la Sala Rivera di Palazzo Fibbioni, gremita di dirigenti, amministratori e simpatizzanti. «Siamo stati un po’ latitanti» aveva infatti ammesso il coordinatore cittadino Stefano Albano, annunciando la svolta: «Torneremo a confrontarci con più frequenza, a partire dalla prossima Assemblea regionale, e a organizzare incontri periodici». Tra questi, annunciati tavoli con l’ex ministro Minniti e la presenza di Walter Veltroni in occasione del «ritorno a casa» del Pd, nella sede di via Paganica.

Al di là degli appuntamente squisitamente elettorali in vista delle prossime elezioni regionali, il vero banco di prova per il “nuovo Pd” è la tanto attesa assemblea regionale che dovrebbe tenersi a breve, ma non è ancora stata convocata, nonostante le promesse e le sollecitazioni interne.

Dopo lo scambio via Facebook tra Michele Fina e Camillo D’Alessandro sulla presunta data del 7 settembre per convocare il “parlamentino” del Pd, è rimasto tutto fermo, nonostante i buoni propositi di “cambio di marcia”.

Evidentemente il cambio di marcia non è stato ancora deciso e le varie “anime” del partito non riescono ancora a trovare la quadra rispetto ai contenuti da privilegiare in Assemblea. La questione politica, infatti, riguarda il cambio di passo, che vede tutti d’accordo sul concetto, ma registra divisioni su come attuarlo. In molti, dopo le ripetute sconfitte del Partito Democratico, vedono “naturale” un avvicendamento alla segreteria regionale. Tra questi, Michele Fina, protagonista dell’equivoco citato sulla data, che ai microfoni del Capoluogo.it aveva precisato: «La mia posizione è chiara, ma quello che deciderà la maggioranza per me andrà bene. Non va bene, invece, se continuamo a tergiversare e a non convocarci. Abbiamo bisogno di decidere insieme se continuare su questa strada oppure dare un segno di discontinuità, nel momento in cui decidiamo, marciamo uniti, però bisogna anche capire chi appoggia una scelta e chi l’altra». Evidentemente le grandi manovre sono ancora in corso, se – nonostante la convocazione dell’assemblea sembrasse ormai imminente – ad oggi non è stata ancora decisa la data.

D’altra parte, la strada del cambio al vertice non è affatto scontata. D’altra parte, a livello locale il segretario Albano è stato riconfermato dopo la clamorosa sconfitta del centrosinistra alle ultime comunali, impensabile – numeri alla mano. Inoltre il partito ha dovuto registrare anche la rottura con Americo Di Benedetto, Iorio e Nardantonio, passati al gruppo comunale del Passo Possibile. Dopo una simile vicenda politica Albano è rimasto in sella a incitare al “cambio di passo”, che evidentemente nel Pd è possibile perseguire con la stessa dirigenza. Quindi anche a livello regionale non è scontato che l’assemblea chieda a Rapino il passo indietro che comunque lo stesso segretario si è detto disposto a fare.

Non resta che aspettare l’Assemblea. «Basta litigi» aveva chiesto proprio Zingaretti al suo partito. Ma al Pd regionale è rimasto poco tempo per trovare un equilibrio politico che accontenti tutti e dia al contempo il segno della “svolta” chiesta dalla base. Prima c’era da aspettare la Festa nazionale del partito, poi c’era da accogliere Zingaretti a L’Aquila, adesso non resta molto per giustificare il protrarsi dell’attesa per la convocazione del “parlamentino”. Il dubbio che l’appello di Zingaretti possa cadere nel vuoto aumenta con il passare del tempo.

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