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Legge elettorale, parziale passo indietro

Lunga maratona in Commissione, marcia indietro del Pd: nessun innalzamento dello sbarramento per i partiti che corrono da soli. Resta la norma "salva sindaci", già ribatezzata "salva Legnini".

Dopo un lungo braccio di ferro, il Pd ritira parte delle modifiche alla legge elettorale: non passa l’innalzamento dello sbarramento. Resta la norma “salva sindaci”.

Le opposizioni esultano per il ritiro della modifica relativa all’innalzamento dello sbarramento all’8% per  i partiti che parteciperanno da soli alle prossime elezioni, ma il Pd ha dovuto fare marcia indietro per l’opposizione interna alla coalizione di centrosinistra. La contrarietà di Art. 1 – Mdp e Sinistra Italiana ha di fatto messo in minoranza il Partito Democratico, che è stato costretto a ritirare la proposta. Resta in piedi la norma “salva sindaci”, per parte dell’opposizione “salva Legnini”, con l’innalzamento da 7 a 45 giorni (il primo tentativo era a 60) del termine della cessazione di precedenti uffici per i candidati alle regionali. Dopo la bocciatura in sede di Consiglio regionale dell’emendamento di Febbo che chiedeva l’applicazione della modifica solo per gli amministratori, il sospetto sulla norma “ad personam” è aumentato esponenzialmente tra le fila dell’opposizione. Il Consiglio riprenderà oggi alle 12,30.

Legge elettorale, Mazzocca e Sclocco: «Ascoltate le nostre richieste».

«Dopo una lunga ed estenuante resistenza di tre giorni, prima in maggioranza e poi in commissione, – scrivono Marinella Sclocco e Mario Mazzocca di Art.1 – Mdp – la proposta di modifica della legge elettorale è stata ritirata. Sia chiaro a tutti che senza la contrarietà di Art. 1 MDP questa modifica sarebbe stata approvata. I principi della rappresentanza democratica nella nostra regione sono salvi. Chi ben conosce il meccanismo elettorale sa bene che questo “correttivo” non avrebbe avuto effetto alcuno sulla tanto sbandierata governabilità, in quanto i seggi assegnati alla coalizione vincente, in virtù del premio di maggioranza, non subirebbero variazioni. L’unico vero cambiamento avrebbe riguardato invece la ripartizione dei seggi di minoranza che lascia trasparire un atteggiamento dal sapore (nemmeno tanto) vagamente remissivo da parte di chi (evidentemente) reputa sconfitta in partenza la futura coalizione del centrosinistra. Riteniamo inqualificabile il tentativo di lottizzazione dei seggi di opposizione svilendo così, in nome della tanto agognata poltrona, i principi costituzionalmente garantiti. Detto per inciso, una simile manovra non avrebbe garantito in alcun caso la facile rielezione per qualcuno, per il semplice fatto che il democratico Abruzzo contempla ancora quale unica via per accedere all’Emiciclo la tanto svilita preferenza.

Forza Italia: «Vittoria importante».

«La ferma opposizione di Forza Italia – hanno sottolineato i consiglieri di forzisti a margine dei lavoti in Commissione – ha prodotto un primo significativo risultato: il centrosinistra ha ritirato ogni proposta di modifica alla legge elettorale regionale. Non sarebbe stato accettabile modificare le regole elettorali poche settimane prima del voto e la gran mole delle nostre argomentazioni e dei nostri emendamenti (oltre 300 sui 400 totali) ha fatto desistere il Pd. Dopo questa vittoria, che consegniamo a tutto il centrodestra abruzzese, restano da affrontare le proposte di modifica alle norme sulle incompatibilità: quella sulle surroghe e, soprattutto, quella ad personam sul tempo necessario a rimuovere le cause di incompatibilità. Continueremo, nelle prossime ore la nostra battaglia a presidio delle regole esistenti e per consentire lo svolgimento di nuove elezioni in tempi brevi».

M5S: «Vince la democrazia».

«In Abruzzo – commentano Sara Marcozzi, Riccardo Mercante, Domenico Pettinari, Gianluca Ranieri e Pietro Smargiassi – nessuna modifica in extremis alla legge elettorale. La vittoria è del M5S che ha costretto, dopo giorni di ostruzionismo, la maggioranza a ritirare le modifiche alla legge elettorale. La Democrazia è stata tutelata in Abruzzo, le soglie di sbarramento non saranno innalzate permettendo così a tutte le forze politiche di avere una propria rappresentanza in Consiglio. Ci siamo battuti con fermezza ed oggi siamo soddisfatti di questo risultato poiché la maggioranza ha dovuto cedere proprio su quegli elementi che andavano ad intaccare quello che per noi rappresenta l’anima del dibattito politico: la rappresentanza di tutti i cittadini. Ottenuto questo grande risultato non ci interessano quei punti che riguardano meramente la dinamica partitica sulla formazione delle liste e delle coalizioni della vecchia politica. Il M5S ha assunto sin dall’inizio della sua entrata nelle istituzioni un metodo diverso che anima lo spirito di partecipazione. E non abbiamo mai avuto bisogno di una legge che ce lo imponesse».

Tanto rumore per nulla.

In realtà, a livello politico poco cambia, sia per il centrosinistra che per il centrodestra e il Movimento 5 Stelle. Per il centrosinistra, infatti, era importante piazzare quella che è stata ribattezzata la norma “salva Legnini”, ovvero l’innalzamento da 7 a 45 giorni (il primo tentativo era a 60) del termine della cessazione di precedenti uffici per i candidati alle regionali. Se, come sospettano dall’opposizione, la norma serve a far diventare “candidabile” Giovanni Legnini, fino ad ottobre impegnato con il Csm, la sua candidatura diventerebbe concreta solo nell’ambito di un’ampia coalizione di centrosinistra, al di là delle soglie di sbarramento, che a quel punto sarebbero insignificanti. D’altra parte, se “fette” di centrosinistra volessero tentare la corsa in solitaria, difficilmente Legnini darebbe la propria disponibilità. Almeno tanto trapela dagli ambienti di centrosinistra. Insomma, se si vuole Legnini, soglia o non soglia il centrosinistra dovrà essere unito. Per il centrodestra, che ha superato “l’esame” dell’opposizione alle modifiche, così come richiesto dalla Lega, ricomincia il percorso verso l’unità della coalizione, che resta l’obiettivo principale, quindi difficilmente sarebbe stato interessato dalla questione, pur se si arrivasse alla presentazione di due candidati, uno di Forza Italia e FdI e uno di Lega e Movimenti Civici: entrambi sarebbero sostenuti da “coalizioni” e i partiti a supporto non sarebbero penalizzati. Infine il Movimento 5 Stelle, che comunque si presenterebbe solo e certo non ha problemi a sfondare la soglia di sbarramento, che sia il 4 o l’8%.

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