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Antenne davanti alla chiesa del XII secolo

Antenne per la telefonia davanti a una chiesa del XII secolo. Pagliare di Sassa, l’assurda situazione dell'impianto “provvisorio” che però è lì da 8 anni. Deturpato il paesaggio e offesa la storia: le associazioni “chiamano” la Sovrintendenza.

Antenne per la telefonia davanti a una chiesa del XII secolo.

Pagliare di Sassa, l’assurda situazione dell’impianto “provvisorio” che però è lì da 8 anni. Deturpato il paesaggio e offesa la storia: le associazioni “chiamano” la Sovrintendenza.

In questi ultimi anni l’Abruzzo e il centro Italia hanno purtroppo subìto a più riprese l’esperienza devastante del terremoto, con lutti e danni.

Un susseguirsi di tragici eventi che ci ha insegnato come le morti e i crolli siano da imputare quasi totalmente agli errori umani (particolarmente gravi nel caso delle costruzioni recenti per le quali avremmo avuto a disposizione tecnologie antisismiche adeguate) e non alla forza della natura che resta sì imprevedibile nei tempi ma è largamente prevedibile nei siti che andrà a colpire.

Quel che sta accadendo in questi ultimi anni ci sta purtroppo insegnando anche un’altra cosa: che la ricostruzione a volte può essere dannosa a tal punto da aggravare e non risolvere le criticità.

Un esempio in tal senso viene dalla Stazione Radio Base (SRB) di telefonia mobile di Pagliare di Sassa (AQ), nelle immediate vicinanze dell’antica Chiesa di San Pietro Apostolo, installata a seguito del sisma del 2009, con l’urgenza dettata dall’emergenza e in deroga a molte normative, a servizio del vicino progetto CASE.

ANTENNE PAGLIARE

Un impianto che avrebbe dovuto essere provvisorio (si parlava inizialmente di 6 mesi), tant’è vero che è posizionato su una struttura mobile, con la sua antenna per la telefonia che negli anni ha via via servito sempre più gestori e subisce continue aggiunte, anche rispetto alla foto che alleghiamo, pure se scattata da poco. Ebbene da fine luglio sono stati avviati lavori tesi a consolidare la Stazione rendendola nei fatti permanente.

Uno schiaffo intollerabile dal punto di vista ambientale e paesaggistico con danno enorme per quella che è una delle più antiche chiese della conca aquilana, di cui si deturperebbero irrimediabilmente il profilo e la veduta d’insieme.

La chiesa è posizionata su una splendida collina verde che domina gran parte del lato occidentale della conca aquilana. L’importanza dell’area è stata riconosciuta anche dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che ha dichiarato il “notevole interesse pubblico di un ambito territoriale sito in località Pagliare di Sassa, in comune di L’Aquila” con decreto del 5 dicembre 2005.

Nello stesso provvedimento si segnala il notevole pregio dell’antico borgo medievale, sorto intorno al XII secolo, nonché l’interessante sito paleontologico in cui sono stati rinvenuti resti di mammiferi quaternari e diversi fossili; inseriti, borgo e sito, in un contesto “le cui rilevanze paesaggistiche costituiscono quadri naturali di non comune bellezza”, lungo la confluenza del percorso di due antichi tratturi.

La zona corrispondente all’ambito territoriale di Pagliare di Sassa, sulla base di una precisa planimetria allegata al decreto, “è dichiarata di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art. 141 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, ed è quindi sottoposta ai vincoli e alla prescrizioni contenute nella parte terza del medesimo decreto legislativo”, con la precisazione che nella perimetrazione del vincolo è inserita anche l’area collinare della Chiesa di San Pietro.

Archeoclub, Italia Nostra e WWF si chiedono se c’è bisogno di aggiungere altro e pongono una serie di domande: la Sovrintendenza (sull’area è competente quella speciale per L’Aquila e il cratere) ha autorizzato i lavori? L’amministrazione municipale vuole limitarsi a restare a guardare? È mai possibile che un insediamento “provvisorio” vada avanti per otto anni e alla fine rischi di trasformarsi in un danno permanente?

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