IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio, Pierluigi Biondi, Luigi D'Eramo

Regionali, il centrodestra rischia un’altra Teramo

Braccio di ferro nel centrodestra per la candidatura alla presidenza della Regione Abruzzo: il rischio è quello di ripetere l'esperienza delle amministrative di Teramo.

Ancora lontana l’intesa sul candidato alla presidenza delle prossime regionali in Abruzzo per il centrodestra che rischia di correre diviso e ripetere il flop di Teramo.

Troppi pretendenti per una sola poltrona, il centrodestra rischia di perdere una partita già vinta sulla carta. Come quella di Teramo. Le forze politiche rivendicano la candidatura allo scranno più importante di Palazzo dell’Emiciclo, sicure della vittoria, ma le troppe voci discordanti rischiano di trasformare una vittoria annunciata in una difficile rincorsa.

La lezione di Teramo e la corsa alle candidature per le regionali nel centrodestra.

Arrivare alle prossime elezioni regionali divisi sarebbe un grosso rischio per il centrodestra, nonostante un centrosinistra ormai allo sbaraglio. Senza contare il Movimento 5 Stelle, sempre pronto ad approfittare di eventuali passi falsi. Le amministrative di Teramo, infatti, hanno ampiamente dimostrato che il centrodestra diviso non è vincente. Nonostante la “lezione” di Teramo, però, nel centrodestra appare ancora lontana una sintesi che porti all’accordo per la definizione di un unico candidato.

Nonostante l’appello del senatore Gaetano Quagliariello, che ai microfoni del Capoluogo.it aveva sollecitato le parti in causa a “riazzerare” tutto e ripartire da capo col confronto, sono ancora tre le posizioni che attendono una mediazione. Quella della Lega, che – forte del consenso evidenziato dai sondaggi e dal gradimento riscosso a più livelli – pretende di indicare il candidato alla presidenza, magari uno tra i big eletti in Parlamento. Dall’altra parte, Forza Italia, con il coordinatore Nazario Pagano, ha confermato i primi nomi in lizza, dal vicesindaco dell’Aquila, Guido Liris, a Mauro Febbo, senza però specificare il ruolo connesso alla candidatura; per la presidenza, comunque, anche il partito di Berlusconi vorrà un suo uomo che però non sarà Fabrizio Di Stefano. Quest’ultimo, da parte sua, forte di un corredo elettorale di rilievo e della “simpatia” delle civiche di centrodestra è tutt’altro che fuori dai giochi. C’è tempo per trovare la quadra, ma al momento le posizioni in campo appaiono piuttosto rigide. Il rischio, si diceva, è quello di ripetere un’altra volta l’esperienza di Teramo e tutti rimangono nelle proprie posizioni, sperando magari che quella “lezione” porti gli alleati a convergere sulla propria proposta. Un braccio di ferro rischioso per il quale non sono esclusi inediti colpi di scena, come una proposta giallo-verde che ricalchi il modello nazionale. Bellachioma ha paventato la possibilità probabilmente più per pressione verso gli alleati che per una reale possibilità, vista la scarsa propensione dei 5Stelle. Ma se dai livelli nazionali dovessero arrivare indicazioni diverse, non è detto che l’ipotesi rimanga solo una “suggestione”.

X