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Special Olympics, Gli aquilani tornano vincitori foto

È terminata l’avventura degli atleti aquilani ai XXXIV edizione dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics che, tra Montecatini Terme e la Valdinievole, dal 4 giugno scorso, ha visto coinvolti 3000 atleti impegnati in 18 discipline sportive.

Gli Atleti aquilani ritornano vincitori dalle Special Olympics.

È terminata l’avventura degli atleti aquilani ai XXXIV edizione dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics che, tra Montecatini Terme e la Valdinievole, dal 4 giugno scorso, ha visto coinvolti 3000 atleti impegnati in 18 discipline sportive: atletica leggera, badminton, bocce, bowling, calcio a 5, canottaggio, dragon boat, equitazione, ginnastica artistica e ritmica, indoor rowing, golf, nuoto, pallacanestro, pallavolo unificata, rugby, tennis e tennis tavolo.

Tale evento, il più grande Nazionale Special Olympics di sempre per numero di atleti coinvolti e per gli sport in gara, nell’anno del 50esimo anniversario del Movimento nel mondo, lascia un segno indelebile sul territorio, ora ancor più ricco e pronto ad accogliere ed includere sempre le persone con disabilità intellettive.

Anche L’Aquila era presente ai Giochi Nazionali Special Olympics con 11 atleti, che grazie alla generosità sia degli studenti dell’Istituto Comprensivo Gianni Rodari di L’Aquila, l’Istituto Superiore “Amedeo d’Aosta”, la scuola “Italo D’Eramo” di Rocca di Mezzo, ma anche grazie all’aiuto di moltissimi cittadini aquilani  si è riusciti ad abbattere le barriere economiche.

La ASD Team Sport L’Aquila  ha partecipato al torneo di Basket Unificato con gli atleti Agnese Rocchi, Christian Dervishi, Jacopo Fiorenzi, Luca Boccacci, Paolo Aquilio, Stefano Titani ed i partner Filippo Cotellessa, Francesco Giansante, Giovanni Putrignano, Mamadou Seydi (del centro Celestiniano)  piazzandosi al quarto posto. Gli atleti sono stati premiati dal grande giocatore della nazionale italiana di pallacanestro Jack Galanda.

Mentre Valentina Lucari del Team Verdeaqua Smile di L’Aquila ha partecipato alle gare di atletica leggera vincendo l’oro nel lancio del vortex ed il bronzo nei 50 m. dimostrando in ogni sua prova una grande forza di volontà e di riscatto.

In Special Olympics il risultato è importante, ma non è l’unico parametro da analizzare, purchè ognuno abbia profuso impegno e determinazione con “tutte le sue forze” così come recita il Giuramento dell’atleta Special Olympics.

La filosofia del Movimento offre infatti una prospettiva diversa da cui guardare allo sport che si spoglia dell’agonismo più puro per abbracciare l’opportunità, aperta a tutti, di gareggiare nelle adeguate condizioni per vincere la sfida più importante, quella verso se stessi.

L’atleta Special Olympics è sempre messo nella condizione ideale per migliorare e per aumentare la propria autostima, la propria autonomia, ma non solo.

Special Olympics utilizza lo sport unificato per fare cultura: credendo fortemente nel potere di un pallone gettato in mezzo al campo, mette insieme, nella stessa squadra, atleti con e senza disabilità intellettiva. A giovarne, alla fine della partita, sono entrambi, l’atleta Special Olympics e l’atleta partner, cosiddetto normodotato, che diverrà estraneo, d’ora in poi, ad ogni stereotipo e pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità intellettiva.

E questo sta già avvenendo nella squadra di pallacanestro dove due giovani atleti partner di 14 anni del Liceo “A. Bafile” di L’Aquila su facebook hanno rilasciato i loro commenti.  Giovanni  “Questa è stata per me un’esperienza di vero divertimento innanzitutto che rifarei anche domani. In questi tre giorni ho avuto la possibilità di conoscere, anche se solo in minima parte, dei ragazzi simpaticissimi. Sono contento che grazie al mio aiuto sono riusciti a guadagnare fiducia in se stessi non solo sul parquet ma anche nella vita e nei rapporti con le persone.

Questa esperienza è stata formativa, in ogni caso, tanto per loro quanto per me perché sono riuscito a capire quanto la parola normale venga usata a sproposito senza sapere veramente cosa voglia dire.

La conclusione che ho tratto da questa esperienza è che la normalità è un concetto astratto che non possiamo identificare con qualcosa o qualcuno ma ognuno può essere definito “normale” se agisce senza filtri e senza paura di essere giudicato cioè essendo sé stessi.”

È la volta di Francesco “Mi è piaciuta moltissimo questa esperienza perché ho potuto imparare molto dai ragazzi special e mi ci sono affiatato sempre di più. Poi durante il corso di questo viaggio mi sono immedesimato e appassionato sempre di più nel torneo e ho imparato a vedere i ragazzi disabili sempre più come persone uguali a noi. Inoltre sono rimasto molto colpito dal tipo di organizzazione e dall’ambiente che si sta provando a creare per aiutare questi ragazzi. Quindi ringrazio tutti per avermi dato l’opportunità di vivere questa esperienza e i ragazzi per aver partecipato e averci accolto in questo modo”.

Anche il tecnico Matteo Gioia ha commentato su Facebook questa sua esperienza ai Giochi Nazionali Special Olympics.

«Quando ho preso il primo patentino da allenatore non avrei mai pensato che sarei arrivato fin qui. Ad oggi ho allenato gruppi di ragazzi che vanno dai 6 fino ai 15 anni ,allenamenti ,partite trasferte che mi hanno fatto crescere! Oltre a questo 4 anni fa ho deciso di iniziare un’altra sfida ,quella con Special Olympics! Pensate che nel mondo dei “normali” essere ascoltati non è facile ,farsi capire lo è ancora meno! Figuriamoci con ragazzi disabili che hanno mille pensieri per la testa, dal perché sono esclusi da molte cose al perché non possono lavorare o essere semplicemente considerati! Quella di ieri è stata la medaglia più bella ,non intendo quella fisica ,ma quella di aver creato una squadra e di essere diventato per loro un punto di riferimento! 4 anni per riuscire a far fidare Luca di me, 4 anni per parlare con Agnese, 4 anni per farmi ascoltare da Jacopo e Stefano, 4 anni per ricevere chiamate e messaggi di qualsiasi genere da Christian e Paolo, 4 anni per aver instaurato un rapporto con ogni atleta di Special Olympics L’Aquila . Ringrazio anche Filippo e Mamadou, Giovanni e Francesco per avermi accompagnato in queste finali nazionali ,paure iniziali finite con abbracci e nuove amicizie! Il percorso con voi mi ha dato e mi sta dando tanto ,sono cresciuto da vari punti di vista ,aprendomi cuore e testa . Non è facile, e non lo è stato, lavorare in due mondi “diversi” ,preparare allenamenti per una squadra e poi per l’altra. LA MIA VITTORIA grande è stata proprio questa, aver lasciato, ancora una volta, qualcosa a VOI!»

Guido Grecchi Direttore Regionale del Team Abruzzo «Momenti come questi sono determinanti per la crescita di un movimento aiutano a cambiare i punti di vista e modificare gli atteggiamenti. Impressionante è stato l’ingresso alla cerimonia di apertura degli oltre 3.000 atleti che hanno impiegato un’ora per sfilare all’interno dell’ippodromo di Montecatini.  In questi cinque giorni, gli atleti hanno interpretato al meglio lo spirito di Special Olympics, regalandomi emozioni dentro e fuori dal campo. Ma non è stato solo sport, gli atleti hanno avuto l’opportunità di svolgere gratuitamente visite mediche, un’area interamente dedicata presso le Terme Excelsior alla salute e alla prevenzione. Duecentocinquanta medici e specialisti volontari hanno si sono resi disponibili per screening ptometrico, odontoiatrico, podologogico, nutrizione e prevenzione, osteopati. Mentre la Fondazione del Policlinico Gemelli di Roma ha avviato un progetto pilota per gli Atleti convocati ai Giochi Mondiali Abu Dhabi 2019. Mentre la sera gli atleti hanno potutto cantare e ballare al Villaggio Olimpico.  Sono certo che Eunice Kennedy Shriver ne sarebbe stata fiera».

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