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Forestale, eletto Cattoi. La battaglia prosegue

Politiche 2018, eletto Maurizio Cattoi: insieme per recuperare diritti e dignità professionali per donne e uomini dell’ex Corpo Forestale dello Stato.

Eletto l’On. Maurizio Cattoi – già primo dirigente del Corpo Forestale dello Stato e generale della riserva dell’Arma dei Carabinieri, ruolo Forestale, da due anni in lotta contro l’abolizione del Corpo.

Congratula per il neo eletto per il prestigioso traguardo raggiunto giungono dalla Federazione Rinascita Forestale e Ambientale FeRFA “con l’augurio e la certezza di mantenere sempre viva l’attenzione e la determinazione per centrare gli obiettivi comuni: recuperare diritti e dignità professionali per le donne e gli uomini dell’ex Corpo Forestale dello Stato”.

Obiettivi che la FeRFA persegue con caparbietà e rinnovato entusiasmo, in attesa delle decisioni della Consulta che, a breve, si pronuncerà sulla questione del riconoscimento dei diritti e delle libertà sindacali e di associazione di ogni militare (10 aprile), e sulla legittimità della Riforma Madia (5 giugno).

La Federazione Rinascita Forestale e Ambientale – nata dall’unione tra rappresentanze delle sigle sindacali dell’ex Corpo Forestale e quattro associazioni di categoria, ASSODIPRO, UFDI, Rinascita Forestale, Unforced – si propone di tutelare la natura e ricostruire l’amministrazione forestale.

«La mission della FeRFA, ora più che mai, è rivolta a far conoscere il totale fallimento della Riforma Madia della P.A. e del D.lgs. attuativo n.177/16 che ha decretato la fine del CFS, creando gravi problemi a livello ambientale in tutto il Paese e scippando brutalmente i più elementari diritti costituzionali a leali servitori dello Stato, quali erano e restano i Forestali» prosegue la Federazione.

«Non è bastato smembrare il Corpo, dunque – conclude la FeRFA -, per spegnere le speranze degli ex Forestali che sostengono la battaglia legale sulla legittimità della soppressione del CFS e della militarizzazione dei suoi membri, forzatamente trasferiti in Corpi ed Enti (circa 6.900 nell’Arma dei Carabinieri, 54 Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, 41 Guardia di Finanza, 126 Polizia di Stato, 390 Vigili del Fuoco, 460 in mobilità tra vari Ministeri), in attesa che in merito si pronunci la Corte Costituzionale».

 

La battaglia del Corpo Forestale

Il Corpo, nato il 15 Ottobre 1822, vantava 7.781 membri fra uomini e donne e aveva il compito di difendere il territorio agro-forestale italiano, tutelare l’ambiente, il paesaggio e l’ecosistema.

«Eravamo una forza di polizia civile con competenza specifica in quelle materie che permettono ai nostri figli di respirare aria pulita, mangiare cibo sano, crescere nel rispetto del mondo che li circonda. Abbiamo sorvegliato fiumi, protetto coste, monitorato cime innevate, previsto valanghe, arginato piene. La prevenzione era il nostro obiettivo, il soccorso la nostra indole» queste le parole del Corpo.

«7.781 agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria e agenti di pubblica sicurezza, dediti a combattere le ecomafie, sorvegliare 20 Parchi Nazionali e 130 aree protette. Si vigilava sulla filiera agroalimentare prevenendo e contrastando le contraffazioni e adulterazioni alimentari. Si operava sulla corretta applicazione delle convenzioni internazionali sul commercio delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione, e ci si occupava del controllo sull’attività venatoria ostacolando i fenomeni di bracconaggio e maltrattamento animali».

«Poco più di settemila uomini hanno permesso al popolo italiano di non dover temere l’ambiente in cui vivono, di non assistere al degrado e alla perdita del patrimonio naturale. Nessun cittadino ha dovuto fare i conti con l’inefficienza di un servizio che per quasi 200 anni ha garantito la crescita di un paesaggio che è fonte di vita e sostentamento per una società fondata sulle risorse agro-silvo-pastorali, sulla nostra biodiversità, i paesaggi, e il made in Italy».

«La Legge 124 del 7 agosto 2015, che ha delegato il Governo in materia di razionalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, ha previsto nel disposto dell’articolo 8 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, prevedendo il suo assorbimento nell’Arma dei Carabinieri. Questo il messaggio passato al popolo italiano, seguito da slogan di efficienza in termini di numeri, di repressione, di salto di qualità e di risparmio per le casse dello Stato. Fumo negli occhi. A telecamere spente, lo scenario è ben diverso. La tutela dell’ambiente è stata spacchettata e distribuita tra Amministrazioni diverse, che seppur affini per materia, non hanno la storia e l’esperienza per far fronte alle funzioni raccolte. Uomini e donne esperti nella salvaguardia della natura si son visti spogliare delle proprie competenze tecniche per vestire quelle militari, volte principalmente alla repressione degli illeciti».

«Nessuna prevenzione. Nessuna professionalità è stata preservata. Il risultato è stato quello di trasformare normali fenomeni naturali in catastrofi ambientali».

«Gli incendi boschivi hanno distrutto 134.107 ettari di bosco, 100.000 in più rispetto ai 34.000 arsi, in media, ogni anno tra il 2008 ed il 2016. Si sono verificati ben 743 “grandi incendi”, oltre 5 volte di più rispetto a quelli registrati nello stesso periodo. Voci parlamentari autorevoli hanno tentato di vendere un fallimento come un risultato in termini di repressione, sbandierando numeri di arresti che, se rapportati agli eventi, imbarazzano per la loro inadeguatezza. Altri hanno attribuito le catastrofi all’avanzare dei cambiamenti climatici, ignorando che, dai dati diffusi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr), l’estate più calda degli ultimi 50 anni risulta essere quella del 2003 con i suoi 47.741 di ettari bruciati di superficie boscata: un terzo rispetto al patrimonio distrutto quest’estate».

«Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, specializzato in operazioni di soccorso tecnico urgente, è fortemente limitato nei compiti di gestione propri del Corpo Forestale dello Stato, sia per scarsa distribuzione dei presidi sul territorio, sia perché l’organizzazione del lavoro di istituto non contempla la presenza di risorse esperte in ambito forestale in numero necessario e per il tempo dovuto. L’impressionante numero di forestali assorbiti, ben 361 unità, sono spogliati di competenze e funzioni».

Il risultato? Sotto gli occhi di tutti. Una riforma che prevede un risparmio di 108 milioni di euro in tre anni a fronte di un danno per l’ambiente calcolato sull’ordine dei 2,7 miliardi di euro ed oltre 50.000 animali uccisi. Siamo solo all’inizio: i danni si moltiplicheranno con l’arrivo del dissesto idrogeologico conseguente, saranno distrutti interi ecosistemi, inaridite montagne. Un paesaggio modificato dall’involuzione dello stato di equilibrio.

«Il CUTFAA, nuovo reparto istituito dall’Arma dei Carabinieri, si basa su un organico di uomini e donne provenienti dal disciolto Corpo Forestale dello Stato e coattivamente militarizzati, i quali, pur dediti al servizio imposto, attendono i risultati dei contenziosi aperti davanti ai Tar d’Italia a seguito degli oltre 3000 ricorsi presentati per la mutazione dello status giuridico da civile a militare e per la non concessa libertà di autodeterminazione sancita dalla Costituzione Italiana».

«Conseguenza grave di tale mutazione è la perdita in massa dei diritti sindacali goduti dal personale del Corpo Forestale al pari di ogni altro dipendente dello Stato prima della riforma; privazione ora al vaglio del Comitato Europeo dei diritti sociali, al quale i ricorrenti hanno deciso di rivolgersi per verificare se tale imposizione sia contraria al diritto espresso nella Carta Sociale Europea».

«La legge Madia si è rivelata una riforma scritta su carta non attuabile nei termini previsti; la tutela dell’ambiente non può essere un premio da spartire tra Amministrazioni che non hanno gli strumenti e la formazione storica del Corpo Forestale dello Stato: i suoi uomini e donne non possono essere demansionati e divisi. Ciò che serve all’Italia è la rinascita di un’Amministrazione forestale dello Stato ad ordinamento civile per la tutela del patrimonio ambientale nazionale, che sia unito e dislocato su tutto il territorio. Una specialità tecnica con funzioni di polizia civile, abituata da sempre all’idea di salvaguardia, vigilanza e protezione del patrimonio faunistico e forestale»

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