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Collemaggio: 79 anni in pochi metri

di Mauro RosatiArcheoclub per IlCapoluogo*

Entrando nella Basilica di Collemaggio e girando lo sguardo alla controfacciata, tre epigrafi, a poca distanza l’una dall’altra, ci raccontano tre momenti importanti della sua storia tra Ottocento e Novecento.

Entrando nella restaurata Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila, si è attratti inevitabilmente e giustamente dalla meraviglia dei grandi spazi delle tre navate, dalle luminose absidi, dallo stupendo pavimento in pietra aquilana bianca e rossa, e da tanti altri dettagli.

Subito al lato degli ingressi però, lungo quella parete che si chiama “controfacciata”, un po’ defilate, e un paio quasi nascoste, ci sono tre epigrafi che ci ricordano altrettanti momenti di storia della nostra grande e antica Basilica; tre momenti di storia tra la fine dell’Ottocento e il corso del Novecento.

Iniziamo dalla più ‘antica’:

«Nell'Anno del Signore 1894, il quarto giorno prima delle calende di settembre [29 agosto; n.d.r.], i Cittadini Aquilani, grazie alle offerte raccolte, celebrarono solennemente il giorno del seicentesimo anniversario dell'Incoronazione del divino P[adre] Celestino».

«Nell’Anno del Signore 1894, il quarto giorno prima delle calende di settembre [29 agosto; n.d.r.], i Cittadini Aquilani, grazie alle offerte raccolte, celebrarono solennemente il giorno del seicentesimo anniversario dell’Incoronazione del divino P[adre] Celestino».

Questa prima epigrafe, datata 1894, ricorda solenni celebrazioni per i 600 anni dall’incoronazione di papa Celestino V avvenuta proprio in quel luogo nel 1294. Una celebrazione che, ci racconta la targa, fu possibile grazie alla partecipazione civica degli aquilani che con le loro donazioni permisero di realizzare degni festeggiamenti per questa grande solennità. A poca distanza segue un’altra epigrafe, pochi metri nello spazio ma 26 anni dopo nel tempo:

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Qui la scritta è in lingua italiana mentre i numeri sono in caratteri romani: le date ci ricordano che nel 1920 fu ricostruita fedelmente la parte alta della facciata, gravemente danneggiata dal terremoto della Marsica del 13/01/1915. Basta uscire un attimo dalla Basilica, e camminare lungo la strada che conduce alla Porta Santa; allontanandosi un po’ dalla Basilica e osservando la facciata da dietro vediamo che c’è una parte ricostruita e rinforzata con l’uso di mattoni. Il terremoto del 1915, infatti, aveva provocato il ribaltamento quasi completo della parte alta a sinistra della facciata che fu ‘smontata’ e ricostruita. Di questi danni, oltre alle cronache è testimone una foto d’epoca.

La facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio dopo il terremoto del 13/01/1915 (Fonte: quiquotidiano.it)

La facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio dopo il terremoto del 13/01/1915 (Fonte: quiquotidiano.it)

La targa del restauro del 1920 ci ricorda anche un’altra cosa: all’epoca non esisteva l’attuale Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo (fondato nel 1974) ma esistevano già le Regie Soprintendenze che appartenevano però al Ministero della Pubblica Istruzione; la divisione territoriale era diversa da quella della Soprintendenze di oggi e l’Abruzzo o, più correttamente, gli Abruzzi, apparteneva a un’unica Soprintendenza insieme al Lazio.

L’ultima epigrafe, la più ‘recente’, ricorda un intervento determinante, ‘un prima e un dopo’ come si usa dire spesso; un intervento che molti aquilani ricordano direttamente, un intervento che all’epoca fu molto discusso e che ancora oggi divide l’opinione pubblica tra ‘pro’ è ‘contro’, anche fra coloro che non ricordano di persona la Collemaggio barocca.image004

Tra la fine degli anni ’60 del Novecento e il 1972, l’allora Soprintendente, architetto Mario Moretti, intervenne sulla Basilica facendo demolire in gran parte le strutture e le iconografie barocche della chiesa (pilastri, stucchi), rimuovendo il soffitto lavorato a cassettoni in legno e riportando a vista le strutture precedenti alla ricostruzione successiva al terremoto del 1703.

Della Collemaggio barocca si possono oggi ammirare le due absidi laterali e la Cappella dell’Abate, testimoni di quella fase storica di questa grande Basilica.

Dopo questo viaggio, lungo nel tempo (dal 1894 al 1973) e breve nello spazio, incamminiamoci ora lungo la navata centrale, verso l’abside principale; qui sulla volta a crociera che sormonta l’altare leggiamo una data, MMXVII (2017), che ci racconta un nuovo capitolo, il più recente, che ha visto la ricostruzione della chiesa dopo il terremoto del 2009; ricostruzione che in due anni, tra il 2015 e il 2017, appunto, ha restituito la Basilica alla sua città e al mondo.

Ma questa è un’altra storia.

*Archeoclub d’Italia – Sede L’Aquila

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