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Cinghiali, l’emergenza che rivoluziona il Parco

Emergenza cinghiali, il caso Fagnano e la rivoluzione nel Parco. Si va verso l’abbattimento degli ungulati anche all’interno dei confini del Parco Sirente Velino. Giovedì un altro tavolo di lavoro con tutti i sindaci del territorio in attesa del passaggio normativo.

Il telefono del sindaco Francesco D’Amore non smette di squillare in questi giorni, si va verso una svolta “storica” per i territori che si trovano all’interno del Parco.
E’ una vittoria per i tanti allevatori e agricoltori che fanno i conti con i danni causati dalla fauna selvatica.
Finora è stata una lotta contro i mulini a vento in cui i danni si alternavano a richieste di rimborsi mai arrivati, a cui si aggiunge, oggi più che mai, la necessità di preservare l’incolumità pubblica.
Francesco D’Amore, sindaco di Fagnano e presidente della Comunità del Parco, con un’ordinanza ha messo nero su bianco le criticità e la convivenza impossibile con la popolazione degli ungulati che “è aumentata a dismisura”.

cinghiali

Nei centri abitati, per i vicoli e accanto ai secchi dell’immondizia: gli incontri sono duplicati e si fanno pericolosi come nel caso dell’azienda vinicola di Adriana Tronca nel comune di Tione.

Emergenza cinghiali: Cosa è successo in queste settimane

Una lettera al prefetto, una risposta immediata, l’intervento della regione e della polizia provinciale, la verifica della presenza costante dei cinghiali, l’autorizzazione all’abbattimento da parte del Parco, le direttive della Asl, la gestione delle carcasse degli animali che spettano (come da accordi9 al comune. Ogni cittadino potrà fare richiesta della carcassa dell’animale abbattuto e farla analizzare dalla Asl.
Questa è la complessa e ordinata filiera messa in piedi da D’Amore.
Tutto comincia lo scorso dicembre con una ordinanza emessa dal primo cittadino di Fagnano e oggetto di un tavolo tecnico.
“L’emergenza è frutto di una gestione del piano di contenimento del Parco che si è rivelata inefficace: l’abbattimento è vietato all’interno dei confini, si può intervenire solo il ripopolamento dei lupi, ma questo tipo di gestione non ha portato effetti, solo aggravamenti” – ribadisce D’Amore.

Il caso Fagnano

“A Fagnano la situazione si acutizza perché è all’interno del Parco a differenza del vicino comune di San Demetrio. I cinghiali passano nell’area Parco per sfuggire ai cacciatori, ecco perché si è verificato il forte aumento. L’unica gabbia che abbiamo sul territorio è stata oggetto di atti vandalici, oggi è fuori uso. Gli ungulati girano liberi e fanno razzie negli orti durante la notte”.
“Il Prefetto si è dimostrato molto sensibile al fenomeno e ha ribadito che non è assolutamente giusto che un sindaco si esponesse con una ordinanza”.

Il punto è proprio questo: in emergenza perché non si può abbattere all’interno del Parco?

Nel piano Parco sono previste solo gabbie e animali “nemici” per mettere in atto il contenimento degli ungulati.
Il prefetto ha dato un mese di tempo per mettere in essere tutta la procedura che introduce la parola “abbattimento” nel regolamento del Parco.
In questi trenta giorni i controlli di polizia provinciale saranno intensificati nelle ore serali in attesa di un protocollo per agire nella normalità e uno da attivare in caso di emergenza.

 

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