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Studenti tra legalità e umanità

Questa mattina presso si è parlato del giusto processo e delle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti in molte carceri italiane.

L’incontro è stato il secondo di quattro eventi previsti dal progetto di alternanza scuola – lavoro intitolato Dalla pena alla vita che coinvolge le classi 4B e 4C del Liceo delle Scienze Umane e le classi 3C e 3D del Liceo Cotugno.

La dottoressa Fabiana Gubitoso, referente locale dell’Osservatorio Carceri per le Camere Penali italiane, e le avvocatesse Maria Leone ed Ersilia Lancia, della Camera Penale del Tribunale dell’Aquila, hanno illustrato ai ragazzi delle classi 4B e 4C del Liceo Cotugno come si svolge un processo, quali ne sono gli attori principali, e quali sono le caratteristiche e le mancanze del sistema carcerario italiano.

Il tema del sovraffollamento delle carceri ha particolarmente interessato i ragazzi alcuni dei quali, nonostante la giovanissima età, hanno espresso al riguardo  posizioni di equilibrio: “Bisognerebbe costruire più carceri – riflette Irene, del 4B di Scienze Umane – lo dico non per fare inutile giustizialismo ma perché i detenuti non sono animali “. Mirko, del 4C, è concorde nel sottolineare come l’umanità delle persone vada rispettata sempre: “Il nostro Paese ha enormi problemi da affrontare, il sovraffollamento delle carceri è uno di questi e non bisogna ignorarlo perché anche chi ha sbagliato ha diritto ad essere tratto con dignità, fermo restando che deve scontare una pena”

Chi conosce bene quanto sia drammatica la situazione nei penitenziari italiani è la dottoressa Fabiana Gubitoso che IlCapoluogo ha intervistato a margine dell’incontro.

Dottoressa Gubitoso, quanto è importante portare nelle scuole le tematiche legate ai penitenziari ed in particolare quella del sovraffollamento?

“Le carceri rappresentano una parte del nostro mondo che troppo spesso non vogliamo  vedere, questo ci induce, istintivamente, a non farne parola con i più giovani che infatti non hanno la minima idea di cosa significhi essere un detenuto”.

Negli incontri che tiene nelle scuole quale atteggiamento riscontra da parte dei ragazzi?

“Spesso alcuni ragazzi, nella loro inconsapevolezza, si lasciano andare a commenti di natura estremamente giustizialista. Non c’è nulla di male nel volere che un condannato sconti la sua pena fino in fondo tuttavia bisogna anche essere consapevoli delle condizioni in cui quella persona si trova a dover espiare la sua colpa”.

Quali sono le condizioni dei detenuti in Italia?

“Le condizioni in cui sono trattenuti i soggetti in vinculis sono spesso al di fuori dei diritti costituzionalmente garantiti. Le carceri sono sovraffollate e non sono garantiti il diritto alla salute, quello all’informazione ed al lavoro. Abbiamo dai 200 ai 210 istituti che risalgono ai primi del 900 se non all’800 con celle in cui vivono fino ad otto detenuti. Abbiamo una percentuale di tantissimi malati in carcere che non vengono sottoposti a regolari visite mediche, spesso è proprio il sovraffollamento che favorisce il diffondersi di malattie soprattutto alla luce del fatto che un detenuto su tre è tossicodipendente”.

Immagino che lei stia parlando dei penitenziari maschili

“Purtroppo la situazione è la medesima anche nei penitenziari femminili anzi, a volte è anche peggiore. Tenga conto che le donne sono più problematiche degli uomini, spesso sono madri e patiscono pesantemente il distacco forzato dai loro figli”.

Spesso a livello mediatico si parla di queste problematiche, lei cosa pensa delle dichiarazioni spesso molto forti fatte periodicamente dagli esponenti politici?

“Se ne sentono tante ma ad oggi si è fatto molto poco, con la Riforma Orlando avrebbero dovuto essere cambiati molti aspetti del sistema penale come quelli legati alle pene alternative ed ai benefici extra murari ma di fatto la riforma è stata applicata in maniera estremamente marginale”.

Sul regime del 41 bis cosa mi dice? Qui all’Aquila abbiamo la Lioce sulle cui condizioni di detenzione sono state fatte molte polemiche.

“Guardi, il regime del 41 bis, nella sua durezza, fornisce ai detenuti celle singole con un bagno a disposizione. Con questo non voglio assolutamente sminuire la severità delle condizioni in cui si trovano i condannati al 42 bis che, pur non subendo le conseguenze terribili del sovraffollamento, devono fare i conti con regole radicali come la limitazione degli effetti personali e dei contatti umani. Essere in carcere non è mai bello”.

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