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Rifiuti da Roma, tre mesi di accoglimento

Sono tre i mesi di accoglimento che la Regione Abruzzo si dichiara pronta ad offrire per alleviare l’emergenza rifiuti della Capitale.

La decisione finale verrà comunicata al termine della Giunta regionale che si terrà domani ma è stata anticipata stamane dal presidente D’Alfonso, in una intervista a Inblu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei.

L’indicazione di tre mesi è pero subordinata ad ottenere determinati dati:

“Quali sono le quantità, qual è il lasso di tempo per il quale serve questa prova di naturale collaborazione istituzionale, qual è il ritmo dei trasporti quotidiani ad opera dei camion perché mi va impattare sulla viabilità minore e infine qual è la spinta riorganizzativa del ciclo dei rifiuti a Roma per cercare di capire quanto può durare la loro questione e la nostra solidarietà”

La richiesta di ottenere queste informazioni – precisa D’Alfonso – è partita l’8 gennaio da parte della Regione all’Ama e si è in attesa delle dovute risposte.

“So che c’è un’ interlocuzione delle strutture tecniche dei vertici dell’ Ama con quelli dell’ assessorato all’ecologia della Regione Abruzzo. Oggi è una giornata in cui le strutture tecniche allineeranno il loro linguaggio amministrativo. Poi proverò a cercare anche il presidente di Ama e vediamo se esiste anche una solerzia a livello politico”

ha proseguito D’Alfonso.

Abbiamo 250 mila tonnellate – ha concluso D’Alfonso – di capacità di accoglimento in più rispetto a quelle che sono le nostre esigenze. Ma dobbiamo sapere anche qual è il fabbisogno e come si sta riorganizzando il ciclo di rifiuti. Noi domani abbiamo la seduta della Giunta convocata e domani saremo nella condizione di poter prendere una decisione”.

Sul fronte capacità di accoglimento, però, nei giorni scorsi è emersa una ricostruzione molto interessante e che potrebbe interessare anche L’Aquila.

Su Il Germe, infatti, viene riportato che

La cifra delle 30mila tonnellate annue di rifiuti da Roma da trattare in ciascuno dei due impianti di Sulmona e Chieti indicata nella relazione degli uffici regionali è una cifra non attendibile. C’è infatti una valutazione sbagliata all’origine della ripartizione fatta, in parte dovuta ad un errore di valutazione dello stesso Cogesa che, a dicembre scorso, aveva risposto alla manifestazione d’interesse fatta dalla Regione dando la disponibilità (oltre a quelle in house) di 20mila tonnellate annue da trattare. Una cifra lievitata poi a 30mila in base alla maggiore capacità di produttività riconosciuta all’impianto di Sulmona a seguito dell’ampliamento della raccolta differenziata nei Comuni soci, a partire proprio da Sulmona.
La valutazione, però, teneva fuori la città dell’Aquila che da sola conta 22mila tonnellate l’anno e alla quale il 31 dicembre scorso è scaduta la convenzione con Cogesa. Convenzione però ora prorogata e soprattutto in via di rinnovo che, in sostanza, si “mangerà” buona parte delle tonnellate extra da poter trattare nell’impianto.

Il nodo sta nel fatto che

La prevalenza dell’attività non sarebbe più in maggioranza a favore dei soci (anche includendo Sulmona) e quindi tutti gli affidamenti in house sarebbero fuori legge. A meno che L’Aquila non entri in società e di conseguenza nella discarica di Sulmona.

Una ipotesi che completerebbe così l’azione del Cogesa nella “conquista” del territorio aquilano: da Scoppito a San Demetrio, la raccolta rifiuti nei comuni limitrofi a L’Aquila è tutta ad appannaggio del Cogesa e la prospettiva di un inglobamento dell’ASM non appare più così improbabile.

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