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Bambino ammalato, spesi 650 euro in un mese

Mio figlio di 11 anni non sta bene da quasi due mesi. Mi domando dove sia finita l’assistenza sanitaria e se per poter sopravvivere ai malanni bisogna essere ricchi».

Una madre aquilana ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia della situazione sanitaria.
«Dopo innumerevoli visite, analisi varie e svariati giorni di assenza a scuola, disperata, mi sono vista costretta ad andare al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale San Salvatore di L’Aquila.
Il bambino è stato visitato con cura e poi dimesso con tutta una serie di prescrizioni: analisi del sangue ed una visita specialistica. Sono andata al CUP per prenotare i Rast e le varie analisi con la visita gastroenterologica ed ho pagato 150 euro di ticket.
Sono stata costretta a fare privatamente l’eco all’addome pagando 90 euro, perché in ospedale il primo appuntamento utile sarebbe stato agli inizi del 2018. Così come la visita allergologica, che ho pagato 100 euro, poichè la prima data disponibile era a gennaio 2018.

Una settimana prima avevo pagato 150 euro le analisi del sangue complete prescritte dalla pediatra.

Adesso mi hanno prescritto una risonanza magnetica alla testa, che, sempre per una questione di attesa, sarò costretta a fare privatamente al costo di 150 euro. Ho scelto di effettuare la ricerca di intolleranze del bambino, attraverso le analisi del sangue, che non è mutuabile. Ho speso 125 euro».

640 euro in un mese per ricercare le cause del malessere del bambino.

Quali sono le prestazioni minime garantite al cittadino o LEA?

Le analisi del sangue sono diventate costosissime. Le liste di attesa sono infinite.

Se per una visita specialistica l’attesa minima è di 4 mesi, il cittadino è obbligato a ricorrere alle strutture private con un aumento di costi enorme. La Regione Abruzzo è uscita dal commissariamento, ha risanato i conti della sanità, che rappresentano l’80% dei costi nel bilancio della Regione. Ma cosa è cambiato per il cittadino?

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