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Turismo e Parco: analisi di un fallimento

Nei giorni in cui si apprende, da uno studio sul turismo di Confesercenti Abruzzo, che la provincia di L’Aquila ha una flessione del 42,2% in negativo, il peggior dato tra i capoluoghi abruzzesi, ci imbattiamo in un’analisi sulla qualità delle strutture ricettive e sulla spesa “turistica” nei Parchi Nazionali Italiani di nome “E-Data Flash #2.2017” redatta, a Teramo, da una società Spin-Off della relativa Università.

Per Spin-Off accademico si intende una società finalizzata all’utilizzazione economica dei risultati della ricerca universitaria, a favore della quale l’Università autorizza la partecipazione del proprio personale di ruolo e non di ruolo, anche all’atto della costituzione ed, inoltre, rende disponibili alcuni servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo.
Non sappiamo chi abbia commissionato questo studio, anche se una mezza idea ce la siamo fatta, ma dai risultati scaturiti vengono forti dubbi.

Infatti, nonostante sia stato pubblicato il 3 novembre, ad oggi nessuno lo ha ancora divulgato.

Nessun problema, ci pensiamo noi, analizzandolo.

Come già successe nel 2014 con la pubblicazione di “l’economia reale nei parchi nazionali” edita da MinAmbiente e UnionCamere, all’interno troviamo dei titoli che descrivono una situazione fantastica, mentre i numeri sono un fallimento totale.
Fortunatamente, a differenza dello studio del 2014 composto da 251 pagine zeppe di dati, questo del 2017 ne contiene solo 7. Forse per questo gli pseudo-ambientalisti non ne stanno parlando.
Si perché quelle 251 pagine, anche di non semplice comprensione, le avremmo lette in 10 in tutta Italia e non fu difficile, per gli esperti della disinformazione, mistificare la realtà con titoli ad effetto del tipo “il successo economico delle aree protette” e similiari, quando, invece, la reale situazione racconta esattamente il contrario.

Ma, entrando nel merito, cosa dice questa recente, complicatissima , sudatissima, ricerca di E-Data ?

“La qualità MEDIA delle strutture ricettive ALBERGHIERE presenti all’interno dei 25 parchi nazionali è salita a 3,2 stelle , ma la media nazionale è a 3,3.” (pag6) Un dato di dubbia importanza e anche deludente, visto che la media nazionale fa meglio. Ma proseguiamo.

Tre parchi spiccano su tutti: Gargano, Cilento, Arcipelago Toscano. POI SI SPECIFICA : “… emergendo in modo accentuato in alcune realtà in cui la dimensione naturalistica si associa a una “turisticità intrinseca” In parole semplici: lì ci sono il mare, le spiagge, le attrezzature, gli ombrelloni, i grandi alberghi e i bagnini; forse non è proprio merito dei Parchi se l’economia prodotta è fiorente.

Segue, a pag.2, l’elenco delle località che non evocano proprio il sapore della natura, piuttosto un’antichissima tradizione balneare. Insomma lì i Parchi non hanno fatto proprio nulla per favorire il turismo in quanto già abbondantemente presente prima della nascita.

Un altro fallimento. Andiamo avanti, a pag. 4: “La quota di spesa turistica attratta dai Parchi è del 6,2% rispetto al resto del paese” …. “mentre la quota dei posti letto è del 7,7%” Altro fallimento, rispetto alla media nazionale, che, per deduzione, produce il 93,8% della spesa con il 92,3% dei posti letto, capito la differenza?

Il 6,2% è già un dato più che deludente ma se togliamo i BIG THREE dal totale, cioè le zone che da sempre campano con il becero turismo BALNEARE, la quota della spesa turistica nei Parchi Nazionali italiani scende a circa il 3%. Una catastrofe.

Ma non è finita: nella seconda pagina, in basso a destra, compare un grafico che mette in relazione il numero dei posti letto con la dimensione (superficie) dei Parchi dove sono presenti. Ne viene fuori che i primi quattro, Gargano, Cilento, Arc. Toscano e Stelvio hanno un elevato numero di posti letto rispetto alla propria dimensione, soprattutto nel caso dell’Arcipelago Toscano.

E il nostro PNGSML? Tra i peggiori. Avendo la stessa superficie, ad esempio, del Parco del Cilento ha un decimo dei suoi posti letto. Un disastro.

In ultima analisi: a pagina 5, informazioni utili, troviamo una breve relazione sui metodi utilizzati per la “perimetrazione” delle aree protette in Italia. Saremo sinceri, l’abbiamo riletta centinaia di volte ma nessuno di noi l’ha capita, motivo per cui, sperando che menti più eccelse delle nostre abbiano miglior successo, la riportiamo integralmente:

“Sebbene le aree corrispondenti ai territori dei parchi nazionali seguano logiche di carattere non amministrativo ma collegate al peculiare valore dei territori sotto vari punti di vista che li contraddistinguono e ne fanno luoghi di interesse specifico per valori naturalistici, scientifici, culturali, ecc., per i 25 parchi nazionali riconosciuti nel nostro Paese esiste una perimetrazione che esplicita i territori dei comuni compresi all’interno di queste aree”

Chiarissimo no?

Ecco lo studio: Edataflash2-2017

Conclusione: Questo studio non l’abbiamo commissionato noi!

#SaveGranSasso #ProgettoMontagna

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