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Centenario Grande Guerra, L’Aquila presente

di Andrea Giallonardo

Quasi non esiste famiglia italiana che non sia stata toccata dall’immensa tragedia umana che fu la prima Guerra Mondiale, che non vanti uno o più antenati caduti sul campo o reduci dall’inferno delle trincee.

Tra il 1915 ed il 1918 il Paese perse, in tre anni di lotta, più di settecentomila uomini tra caduti, mutilati e dispersi.

Anche L’Aquila pagò il proprio tributo di sangue ed è in nome dei nostri concittadini caduti che un nutrito gruppo di aquilani ha preso parte, dal 6 all’ 8 ottobre, ad alcune commemorazioni in onore degli eroi di quella che di fatto fu l’ultima guerra d’indipendenza.

La delegazione aquilana era composta in gran parte da membri dell’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia, principale promotrice dell’iniziativa dal momento che l’artiglieria ebbe un ruolo determinante nel conflitto.

centenario grande guerra

L’Iniziativa, compresa nel ventaglio di manifestazioni per i cento anni dalla Grande Guerra, si è svolta principalmente presso i sacrari militari di Udine, Caporetto e Redipuglia ma ha visto anche momenti di studio e di approfondimento della memoria storica.

“Sono stati tre giorni molto intensi – ha raccontato al Capoluogo Federico Strinella, membro della sezione aquilana dell’ANARTI – visitare i luoghi dove i nostri antenati, a decine di migliaia, hanno sacrificato la vita suscita un’emozione difficile da descrivere. La visita al sacrario di Redipuglia, in particolare, è stato il momento più commovente, lì riposano centomila soldati di cui trentamila ignoti: ciò fa capire quanto sia stato spaventoso il numero di caduti nella Grande Guerra. Un’iniziativa dal notevole interesse è stata poi la conferenza che si è tenuta presso l’Università di Udine sull’infausta battaglia di Caporetto che ha visto l’intervento di autorevoli storici militari e docenti universitari. Sono stati svelati i retroscena e gli aspetti meno conosciuti della peggiore sconfitta subita dal Paese durante la guerra. Visitare i luoghi dove, tra alterne vicende, fu fatta l’Italia dovrebbe costituire per ognuno un obbligo morale, un dovere da compiere almeno una volta nella vita”.

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