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Associazioni compatte: biblioteca torni in centro

di Andrea Giallonardo

È dal 2011 che la biblioteca Salvatore Tommasi si trova presso il nucleo industriale di Bazzano, in un contesto del tutto estraneo ad uno dei principali luoghi di interesse culturale della nostra città.

[Salviamo la biblioteca provinciale Tommasi]

A chiederne a gran voce il ritorno in centro sono state le principali associazioni culturali aquilane in una conferenza stampa tenutasi stamattina presso la Casa del Volontariato.

IMG_20171010_125217Sono intervenuti i rappresentanti di Angelus Novus, Archeoclub, ARCI, Auser, Italia Nostra, Jemo ‘Nnanzi, Mamme per L’Aquila, Panta Rei, Policentrica, Serra International, UNLA L’Aquila e Giovine L’Aquila.

A parlare per tutti è stata l’autorevole voce di Walter Capezzali, ex direttore della biblioteca Salvatore Tommasi e presidente della sezione abruzzese della Deputazione di Storia Patria:

“L’attuale ubicazione della biblioteca Salvatore Tommasi non ne consente una larga fruizione, vederla collocata tra capannoni industriali, in una condizione di marginalità rispetto agli altri edifici pubblici, è intollerabile. Dopo sei anni è giunto il momento di discutere seriamente circa la ricollocazione della biblioteca Tommasiana nell’ edificio che occupava prima del sisma. Se le autorità non lo fanno spetta alle associazioni culturali mobilitarsi”.

Il ritorno della biblioteca nella sede storica, secondo Capezzali, è da inquadrarsi in un più ampio lavoro di recupero di tutto l’isolato

“Non tutti sanno – ha continuato lo studioso – che l’intero edificio che ospitava Biblioteca, Convitto e Camera di Commercio è una delle strutture più importanti costruite all’ Aquila alla fine dell’ Ottocento. Sembra che il governo si stia muovendo per avviare i lavori di recupero della parte afferente alla biblioteca ma si tratterebbe solo di metà palazzo, recuperarlo per intero e reimpostarne l’ utilizzo, cosa che spetta al Comune, sarebbe la soluzione migliore per rivitalizzare il centro storico”

Le associazioni propongono quindi non solo di riportare nell’immobile la prestigiosa biblioteca con tutto il suo patrimonio librario che dovrà essere interamente digitalizzato ma anche di realizzare, negli spazi un tempo occupati da Convitto e Camera di Commercio, sale per convegni e mostre, spazi di incontro e luoghi di aggregazione come caffetterie, librerie e ristoranti. L’intento è quello di un luogo che oltre a favorire la ricostruzione dei rapporti sociali assicuri uno spazio adeguato e qualificato per ospitare iniziative culturali.

Cesare Ianni, di Jemo ‘Nnanzi, non ha avuto dubbi sulla validità di una simile proposta:

“Non si può parlare di ricostruzione sociale se si favorisce uno scollamento tra i cittadini e la loro memoria storica e culturale, tutelare la cultura ed i luoghi dove viene coltivata equivale a tutelare la comunità stessa”.

Le associazioni hanno quindi chiesto un incontro al sindaco Biondi per presentare nel dettaglio la loro proposta che prevede la partecipazione attiva delle amministrazioni interessate: Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio è Convitto Nazionale.

 Lo strumento operativo non mancherebbe essendo fornito dall’articolo 120 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali: si tratta della Società di Trasformazione Urbana che consente di progettare e realizzare interventi tramite un partenariato pubblico-privato.

Ad assumere l’iniziativa dovrebbe essere il Comune tramite l’adozione di una delibera del Consiglio Comunale per la costituzione della STU e la successiva richiesta di pre – fattibilità al Provveditorato interregionale per le opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna.

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