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Acqua del Gran Sasso, ecco la strategia

Un piano di messa in sicurezza del bacino acquifero del centro sud: “Via le condotte di cemento armato che minano la potabilità”.

“Abbiamo l’acquifero più importante del centro sud che coabita con il laboratorio di ricerca di fisica sotterraneo e con una fondamentale arteria di collegamento. Queste tre strutture sono beni dell’intero paese per questo siamo di fronte a un problema nazionale” – così il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli presenta il Protocollo relativo al sistema dei controlli della qualità dell’acqua e alla capacità di intervenire tempestivamente in caso di anomalie nel bacino del Gran Sasso.

La criticità del sistema idrico del Gran Sasso è legata alla convivenza di tra infrastrutture strategiche legate tra di loro anche fisicamente:la captazione idrica versante aquilano e teramano, il traforo del Gran Sasso e i laboratori di Fisica Nucleare.

“Già alcuni anni fa con un investimento importante il sistema venne messo in sicurezza, ma ancora non siamo al livello di sicurezza zero”.
Al tavolo presenti tutti i sottoscrittori dell’intesa: Laboratori Nazionali del Gran Sasso, INFN, Strada dei Parchi, Ruzzo Reti, Gran Sasso Acque, Ente regionale per il servizio idrico integrato (ERSI), ASL dell’Aquila e di Teramo, ARTA Abruzzo, Ente Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, Dipartimento per la Salute e Dipartimento Opere Pubbliche della Regione Abruzzo.
La strategia studiata dà l’incarico di sottoporre un ulteriore piano di messa in sicurezza che prevede un sistema di captazione differente.
“L’acqua dovrà essere captata a 200 metri come prevede la legge e non più all’interno di un tubo in cemento armato. Solo questo step ci permetterà di stare tranquilli. È una strategia che richiede tempo e soldi” – precisa Lolli che ribatte sul bacino del Gran Sasso come caso nazionale che coinvolge l’intero territorio quindi “il finanziamento verrà chiesto allo Stato”.

Dopo gli episodi, due in particolare, avvenuti nei mesi scorsi il vicepresidente puntualizza: “La potabilità non è stata compromessa ma l’accaduto ci conferma che il rischio c’è e che il sistema può subire contaminazioni”. Tutto ciò ha un tempo: fine 2017 perché scade la convenzione con la Ruzzo. “In tutta questa vicenda noi abbiamo un mantra: la totale trasparenza dopo la grande preoccupazione dei cittadini”.

 

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