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Premio Campiello, ricordi aquilani

di Gianfranco Giustizieri

Il successo di Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio letterario Campiello con il suo bel romanzo ‘L’Arminuta’ (Einaudi editore), premia una scrittrice che già aveva rivelato doti non comuni con i suoi precedenti romanzi (Mia madre è un fiume, Bella mia) e la pone nella scia dei grandi abruzzesi che hanno onorato la nostra letteratura e il cui nome è simbolo di opere rimaste perennemente nelle pagine di scrittura.

Giustamente, nell’occasione, sono stati ricordati altri due vincitori del “Campiello” come Mario Pomilio nel 1965 con “La compromissione” e Ignazio Silone nel 1968 per “L’avventura di un povero cristiano”.
A questi vorrei aggiungere una scrittrice aquilana che pur non vincitrice del “SuperCampiello” entrò nella Selezione dei cinque nomi finalisti e che ha lasciato il suo nome nella storia dell’Italia, e non solo, letteraria: Laudomia Bonanni.
Entrare nei cinque nomi finalisti vuol dire già decretarne il successo e nel 1964 la Bonanni fu scelta dalla Fondazione Cini a Venezia con il libro “L’adultera”: vendita immediata di trecento copie a cura dell’Ente organizzatore per l’invio ai trecento giurati popolari, pubblicità garantita e riconoscimento della validità del libro da parte di critici famosi. La cinquina era composta da Giuseppe Berto (Il male oscuro), Luigi Santucci (Il velocifero), Piero Chiara (La spartizione), Tommaso Landolfi (Tre racconti) e appunto Laudomia Bonanni. La giuria tecnica era presieduta da Bonaventura Tecchi e annoverava tra i suoi componenti nomi come Virgilio Lilli, Giuseppe Longo, Michele Prisco, Giovanni Comisso, ed altri eccellenti della cultura del nostro Paese.
La formula comprendeva una prima indicazione, per le cinque opere da segnalare, data dalla «Giuria piccola» di critici, seguiva la «Giuria grande» composta da trecento rappresentanti di ogni categoria sociale, esclusi i letterati che decretavano l’autore vincitore.
Giuseppe Berto si aggiudicò il Premio finale bissando il successo con lo stesso libro al Premio “Viareggio”, sempre alla fine dello stesso anno.
Per la Bonanni, oltre il riconoscimento dei maggiori critici e il successo presso il pubblico dei lettori, arrivò il riconoscimento internazionale: la casa editrice Albin Michel pubblicò il libro nella traduzione francese con il titolo L’adultère. I riconoscimenti in Francia furono enormi e la tematica del romanzo fu avvicinata all’opera cinematografica del grande regista Jean-Luc Godard che in quel tempo costituiva l’argomento più discusso nei salotti parigini.
Il tempo non ha cancellato la memoria: nel febbraio dell’anno scorso la casa editrice Elliot ha ritenuto opportuno ristampare il libro!

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