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Dopo Livorno: non basta piangere i morti

6 morti, 2 dispersi: è questo il bilancio, attuale, della tragedia di Livorno dopo gli allagamenti e le esondazioni che hanno colpito duramente la città toscana.

La famiglia distrutta dalla tragedia – mamma, papà, un figlio di quattro anni e il nonno, padre di lui – era peraltro originaria di Castelvecchio Subequo, borgo della provincia aquilana, dove tornavano ogni estate. Il paese è sotto choc.

L’ennesima tragedia da cui trarre insegnamento anche in Abruzzo: perché nel luglio scorso fa la Regione ha varato la legge 40/2017, quella che rende abitabili e praticabili – anche con finalità artigianali, quindi con postazioni di lavoro – scantinati, garage e seminterrati.

Una norma osteggiata da molte associazioni, tra le quali la Stazione Ornitologica Abruzzese e Nuovo Senso Civico che chiedono al Governo di impugnare questa legge, definita ‘incredibile’.

A Livorno l’ennesima, tragica, riprova dei rischi che corrono i cittadini che abitano ai piani bassi e, in particolare, ai livelli al di sotto del piano campagna che vengono inondati in pochi secondi senza lasciare scampo a chi dorme tranquillamente pensando di essere al sicuro. 

si legge in una nota diramata oggi.

Ad Olbia nell’alluvione del 2013 quasi metà dei morti si trovavano in scantinati e seminterrati.

Lo scorso luglio la gran parte dei consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, ad eccezione del M5S che ha votato contro (senza fare barricate e organizzare la lotta preventiva che tale norma avrebbe meritato), ha approvato la legge 40/2017 che rende abitabili garage e seminterrati, addirittura permettendo anche di svolgervi attività artigianali (quindi installando postazioni di lavoro).

Il tutto tra il plauso quasi generale della comunità, da sindaci a tecnici che hanno affollato la giornata di presentazione della legge fatta dall’Assessore Di Matteo. Un’occasione per contestare, non certo per avallare una tale scelta scellerata che aumenta il rischio per la vita dei cittadini.

Una legge che contestammo immediatamente, citando norme ed elementi tecnici incontrovertibili, ricevendo in cambio anche email offensive e prove di totale insensibilità da parte di alcuni consiglieri regionali che l’avevano votata.

Fa pensare una comunità che ha festeggiato quasi all’unanimità dei suoi rappresentanti il varo di questo provvedimento a soli 6 mesi dalla tragedia del Rigopiano, che era arrivata da un’omissione durata 25 anni della carta del rischio valanghe.

Auspichiamo nell’impugnativa annunciata dal Ministro Del Rio ma vorremmo che per una volta i consiglieri regionali riflettessero sul gravissimo errore cancellando la norma.

Ora basta lutti, la prevenzione deve essere quotidiana!

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