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Cotugno, la preside: profughi nella nostra città

Un documento pubblico è stato inviato oggi dal dirigente scolastico dell’Istituto Domenico Cotugno Serenella Ottaviano a tutte le principali sedi istituzionali.

Un appello “accorato, ma fermo”, inoltrato al Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione Abruzzo, al Presidente della Provincia dell’Aquila e al Sindaco Pierluigi Biondi, nel quale si chiede di risolvere al più presto la situazione precaria e frammentaria in cui versa l’Istituto Cotugno.

“Sfollati e profughi in cerca di protezione nella nostra stessa città”, scrive amareggiato il dirigente scolastico.

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di Serenella Ottaviano:

“Rappresento una comunità professionale educante costituita da studentesse e studenti, docenti, educatori e personale ATA che non ha fissa dimora. Un Istituto che vanta – nei suoi articolati indirizzi – qualità, professionalità, dedizione totale alla cura della formazione, orientamento all’innovazione e apertura all’internazionalizzazione.
Una comunità che si ritrova, oggi, all’inizio di un nuovo anno scolastico a NON avere un luogo dove poter svolgere le proprie attività.
Molte idee, grandi ed encomiabili parole, confronto e condivisione, ad oggi, non hanno ancora portato ad una soluzione provvisoria sostenibile e della soluzione “tampone” adottata non si prevede la durata e si ignora quale sia la sede definitiva ipotizzata.
Riprendiamo le attività educative e didattiche e il delicato e prezioso compito di istruire e formare affrontando tutte le difficoltà che, nei fatti, comporterà questa polverizzazione dell’istituto su molteplici sedi provvisorie, grazie alla disponibilità delle Dirigenti Scolastiche dei quattro Istituti di Istruzione secondaria di primo e secondo grado e di Istruzione Tecnica Superiore che, nostro malgrado, ci ritroviamo ad “invadere”.

Ci ritroviamo, infatti, nella umiliante situazione di “richiedenti asilo” perché ancora senza tetto, sfollati e profughi in cerca di protezione nella nostra stessa città.

Siamo tutte e tutti consapevoli che il Convitto “Cotugno” non è l’unico istituto a non avere una sede sicuramente certificata, ma è l’unica scuola a non avere … la scuola!
Ed è mortificante e frustrante trovarsi nella condizione di simil questuanti alla fra’ Galdino a
perorare scampoli di spazi per garantire almeno la ripresa ordinaria delle lezioni, per lavorare e studiare nella normalità.
Grazie a tutte e tutti coloro che, in questi pochi giorni, hanno lavorato alacremente per consentirci di avere almeno un tetto sulla testa.
Eppure, nel complesso, la sensazione è che questa città sembri non avere la voglia di trovare una soluzione: lo spirito celestiniano che tanto si è declamato, nei fatti sembra essere una pura teoria utopica.
La comunità professionale che rappresento garantirà l’azione formativa di eccellenza e di prestigio che ha sempre erogato e implementato negli ultimi anni; garantirà cura e attenzione a ciascuna studentessa e a ciascuno studente; dedicherà tempo, ascolto e comprensione alle famiglie esasperate; gestirà al meglio che potrà – e in sinergia con le Dirigenti degli Istituti che hanno messo a disposizione spazi, risorse e palestre – la vigilanza, la sicurezza e l’emergenza in cui si trova ad operare ancora oggi, benché siano già passati più di otto anni dal sisma del 2009 e otto mesi dal 18 gennaio 2017. Ma tale condizione non può e non deve essere che provvisoria.
L’ansia e l’impotenza generano malumore: non si può operare al meglio se non si recupera la dignità alla quale tutte e tutti abbiamo diritto.
In questi anni il Convitto Nazionale “Domenico Cotugno” si è molto rinnovato: è stato cablato con fondi provenienti dal PON LAN-WLAN ed è stato introdotto il registro elettronico; utilizza tecnologie informatiche multimediali quali l’aula 3.0 (acquistata con fondi PON); ha potenziato un laboratorio linguistico con attrezzature di ultima generazione, perno delle attività di insegnamento delle lingue straniere; si è dotato di un campetto sportivo per le attività pratiche di Scienze Motorie e Sportive in aggiunta alla palestra; altre attrezzature e strumenti (sempre da fondi PON) implementeranno la didattica della musica nel Liceo Musicale e col progetto “Biblioteche innovative” le attività per tutti gli indirizzi; non ultimo l’avvio del Liceo classico internazionale, la costituzione di più Reti per il piano Abruzzo Musica e l’individuazione del Convitto quale Capofila per il Progetto Erasmus.
Tutto ciò potrebbe subire amputazioni dolorose, se non si progetta un piano di “ricostruzione” culturale e sociale della città a cominciare da edifici scolastici sicuri.

Da otto mesi l’istituto è oggetto mediatico di critica e discussione. Da oggi, 11 settembre 2017, vorremmo fossero definitivamente abbandonati i proclami sterili.

E’ improcrastinabile dare seguito ad un’azione concreta e tangibile di risoluzione del problema che è “il” problema su cui innestare la rinascita della città, di questa comunità civile, già abbondantemente provata, che ha il diritto – costituzionalmente garantito – a far crescere nel
benessere le generazioni future.
L’appello è accorato, ma fermo.
Questo Istituto deve rappresentare ed essere – dopo tante inerzie colpevoli – l’esempio virtuoso per la costruzione, non solo di scuole sicure, ma di cittadinanza attiva, consapevole, critica, colta, formata, propositiva, felice, viva! Altrimenti non sarà solo il Convitto Nazionale “Domenico Cotugno” a chiudere (a vantaggio di altre realtà regionali), ma l’intera città.

L’Aquila, 11 settembre 2017
La Dirigente Scolastica
Prof.ssa Serenella OTTAVIANO

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