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La grande tradizione dei motori aquilani

L’Aquila terra di motori: dalla prima edizione del 1929 della Coppa del Gran Sasso, sono molte le iniziative che riguardano il nostro territorio, solcato dalle due e quattro ruote.

Questo, tra l’altro, sarà un vero e proprio weekend di motori in città, con la settimana motoristica e la rievocazione della Coppa del Gran Sasso.

Partenza questo pomeriggio alle 16:30 da Piazza Duomo, dove le auto torneranno due ore più tardi per essere benedette, rinnovando, in questo modo, una vecchia tradizione motoristica aquilana: all’evento odierno si aggiunge una mostra sempre in piazza Duomo, convegni e mostre fotografiche.

Ma da dove nasce la passione degli aquilani per i motori?

Lo spiega, a Il Capoluogo, lo storico Enrico Cavalli

Questa storia muove ad inizio‘900 dalle locali soggettività, impressionate dai raid alla scoperta degli Abruzzi sulle carrozze motorizzate, promossi dagli intellettuali Ettore Janni, Carlo Levi e Gabriele D’Annunzio, e, di compendio alla Esposizione agraria, industriale ed artistica di Aquila del 1903.

Luigi Ognibene, fra i più intraprendenti nel settore delle vetture, è l’artefice del primo tragitto in automobile dal capoluogo abruzzese a Roma il 5 ottobre 1902, e nel 1910, per le vie del centro storico un perugino, ma figlio di aquilani, sfreccia in automobile al termine delle lezioni, alla regia scuola industriale cittadina: è Emilio Pensuti-Speranza, durante la grande Guerra, istruttore di Francesco Baracca, l’amico di Enzo Ferrari”.

Dopo la prima guerra mondiale, sullo sfondo del regime fascista che ha sempre manifestato, in adesione alla ideologia futurista, interesse per il motorismo piuttosto che per il ciclismo di stampo ‘socialista’ e per il calcio, nasce a L’Aquila il Real Automobil Club d’Italia per opera dell’albergatore Amedeo Capranica.

“Oltre i centauri locali Rossi, Falli, Fiamma fautori del circuito di Preturo nel 1924, omologo a quello in voga dell’isola britannica di Man, c’è l’equipaggio aquilano di radio rally, alla gara celebrativa dell’EIAR., composto da Leosini, Marinelli e Scipioni”

prosegue Cavalli.

“Gli assi cittadini del volante Capranica, Ognibene, Camerini, Chiodi, Frasca, Zaffiri, ispirati dalla velocità del mitico Tazio Nuvolari, al circuito di Collemaggio nel 1926, istituiranno la “Coppa Gran Sasso” in competizione all’aprutina targa “Tito Acerbo”.

Al primo via nel 1929 della gara, sotto le generali implicazioni di crescita turistica della Grande Aquila, parteciparono 25 piloti di spicco divisi in classi oltre i 1100 cc., tra cui D’Annunzio su Ansaldo.

“Alla fine, trionfarono Benigni su FIAT., 509 e la OM., di De Vincentis. Il Vate arrivò diciassettesimo: glisportivi si rifaranno della delusione nel 1932, quando a vincere fu Piero Taruffi, su Alfa Romeo disegnata da Enzo Ferrari.

Proprio il drake di Maranello, sottolineava che i tracciati abruzzesi, fossero un banco di prova per la industria automobilistica nazionale, alla pari di quella inglese, francese e tedesca.

Si pensi, ad inciso, che il Fuhrer impose alla FIA, un diverso regolamento di rapporto fra peso e cilindrata delle vetture, onde rendere imbattibile la teutonica Mercedes-Benz.”

Sono gli anni in cui nasce anche la Mille Miglia, con partenza da Brescia e arrivo nella stessa città dopo che i concorrenti erano arrivati fino a Roma e avevano risalito la Penisola.

“Negli stessi anni, la sua versione abruzzese cessava per le minori contribuzioni locali e regionali, sebbene si registrasse sul Gran Sasso la più imponente adunata di tutte le sezioni nazionali del Reale Automobil club”

sottolinea Cavalli.

“Con la Liberazione, il sostegno politico dei Lopardi e Natali e quello economico dei rocchigiani Cidonio ridiedero vigore al circuito di Collemaggio fino al 1958, gara del Gran turismo italico, vetrina di vetture Lamborghini, Maserati, Ferrari e scuderie straniere. Gli aneliti di riconoscimento nazionale da parte dell’automobilismo aquilano, sotteso ad una sua scuderia con la ditta Marotta, rispondevano al clamore regionalmente suscitato dalla FIA, che scelse nel 1957 per la Formula1, l’ex tracciato della Coppa Acerbo. Intanto, il mondo dei centauri, al circuito del Castello spagnolo, vede sfrecciare i Rossi e Rotellini”

Negli anni’60, col boom della motorizzazione di massa, una tradizione automobilistica inscritta nella municipalità si rinnova nella benedizione dei piloti e macchine, a latere delle manifestazioni della Perdonanza. Dalla metà degli anni Settanta, ridestano sopiti entusiasmi di settore le cronoscalate delle Rocche e Popoli e gli acuti alla Parigi-Dakar dei rallysti Abbandonato, Casciola, Del Cotto, Totani, senza contare la formula3 di Gasbarri, il kartodromo di Ricci ad Ocre ed il motociclismo di un Rossi jr.

Una passione, quella abruzzese per i motori, mai sedata: negli anni 2000 protagonisti i circoli vicini all’ACI, il notabilato ligio alle due e quattro ruote del capoluogo abruzzese, dei De Rubeis, Marinucci, D’Antonio, Passacantando, Miconi, di rimando alle gesta dei piloti adriatici Liuzzi, Trulli, Iannone, rievoca il passaggio per L’Aquila della mitica Millemiglia e trofei, appunto, per auto e moto della “Coppa Gran Sasso”.

 

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