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Cotugno, lettera di uno studente

di Alessandro Calzolaio*

*studente di 16 anni del Liceo Classico “D. Cotugno”

Siamo oggi, venerdì 8 settembre 2017, dinanzi l’ennesima “italianata”; passatemi il termine perché è veramente il più adatto per descrivere la situazione, nella quale noi studenti siamo le vere e uniche vittime; ma cos’è un’“italianata”? Per “italianata” intendiamo determinati tipi di situazioni che dimostrano quanto sempre più incompetenza, poca praticità e poca voglia siano stereotipi del nostro Paese. In questa splendida giornata gli studenti del Convitto Nazionale Domenico Cotugno sono venuti a conoscenza della sistemazione “temporanea” del proprio istituto: un corso del Liceo Classico in una scuola secondaria, un corso del medesimo indirizzo nella sede di Pettino sita in via Leonardo Da Vinci con il Liceo Linguistico, altri due corsi nel MUSP del Liceo Musicale sito nella zona di Collesapone e Liceo delle Scienze Umane e Socio Economico sparso presso il polo scolastico di Acquasanta. Dividiamo la situazione in tre punti:

Liceo Classico: In un futuro vicino che prospettive potrà avere un Liceo che ha una classe in un istituto, due in un altro e una in un edificio considerato pseudo inagibile? Se mi immedesimassi in un genitore con un figlio da iscrivere alle superiori, certamente non lo iscriverei presso un Liceo senza una fissa ubicazione, rischiando che possa capitare in un complesso pericoloso o di renderlo nomade e dover vedere continui trasferimenti da un complesso all’altro; certamente cercherei una scuola che gli garantisca continuità e tranquillità fisica oltre che mentale; nel nostro presente da studenti, io, che molto probabilmente sarò collocato nell’ Istituto di Secondo grado Dante-Carducci sito in via Edoardo Scarfoglio, mi ritroverò costretto in primis a dovermi spostare per effettuare le ore di educazione fisica che sono previste nel mio orario scolastico e soprattutto a violare un ambiente tranquillo e quieto di adolescenti e neo adolescenti, che si relazioneranno con ragazzi appartenenti a una realtà alla quale si affacceranno a breve ma tuttavia completamente differente dalla loro. A mio parere la scelta di mischiare ragazzi di diverse età è alquanto diseducativo, poiché un gruppo si affaccia al mondo della prima adolescenza e un altro al mondo di giovani uomini e donne che stanno cercando e cercheranno di porre la base per un futuro lavorativo, nonostante sia abbastanza difficile averne uno in Italia, e di conseguenza si rischia di velocizzare il loro percorso di crescita.

Liceo Linguistico e uno dei corsi del Liceo Classico: come è possibile che dopo un sisma così duro e amaro per noi aquilani, dopo le contestazioni e le proteste avvenute, 19 classi di studenti siano costrette a rientrare in un istituto considerato pseudo inagibile? Un complesso dove i piani superiori sono inagibili? Mi pare si stia giocando troppo con le vite di noi studenti, ma forse non è neanche così importante, perché noi italiani siamo tutti bravissimi con il senno di poi vero? Che conseguenze ci saranno su questi ragazzi, che saranno costretti a studiare con una continua paura? Dilungarsi è inutile, le risposte vengono da sé.

Liceo delle Scienze umane e due corsi del Liceo Classico: questi ragazzi saranno accolti in istituti diversi, in un polo scolastico già sovraffollato e con una viabilità prettamente ardua. La zona di Acquasanta diventerà un vero e proprio minestrone, dove passeranno autobus pieni zeppi, con problemi di traffico e sicuramente di accoglienza interna.

 

Soprattutto mi chiedo come sia possibile che noi studenti siamo venuti a conoscenza di questa sistemazione a tre giorni dal rientro a scuola, con tre mesi estivi nei quali certamente si sarebbe potuta trovare una soluzione migliore? Come è possibile che le istituzioni abbiano cercato di rattoppare e basta, invece di cercare con sudore e impegno una soluzione per questi studenti, che diventeranno componenti della classe dirigente di questa povera Città tra qualche anno? Forse la verità è che resteremo martiri di questa situazione, grazie Italia e grazie L’Aquila.

 

 

 

 

 

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