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Botellon, spunta l’aperitivo di protesta

Un aperitivo di protesta contro l’ordinanza comunale anti botellòn annunciata dal sindaco Pierluigi Biondi e dall’assessore Alessandro Piccinini.

E’ la manifestazione, che dovrebbe tenersi il 21 agosto, promossa sui social dalla docente universitaria Giusi Pitari, candidatasi, alle ultime elezioni, nelle liste della Coalizione sociale a sostegno di Carla Cimoroni.

Non sono tardate ad arrivare le reazioni dal Consiglio Comunale, in particolare Francesco De Santis (NCS), che in un comunicato scrive:

È vergognoso l’atteggiamento della docente universitaria Giusi Pitari. Non è accettabile che una educatrice, una professoressa, una rappresentante dell’Università di L’Aquila fomenti gli studenti dell’Ateneo contro la nostra amministrazione comunale. La manifestazione che ha intenzione di promuovere il 21 Agosto a Piazza Palazzo è palesemente il proseguo della sua campagna elettorale portata avanti nelle fila della sinistra radicale guidata dalla Cimoroni sotto le false spoglie di un civismo apolitico. L’Università dovrebbe condannare gesti così profondamente politici e scorretti, che seppur promossi in qualità di privata cittadina hanno comunque un forte valore istituzionale. L’ordinanza che verrà emanata a breve impone il divieto di bivacchi solo ed esclusivamente in determinate zone del centro storico, in conformità con le esigenze non solo dei commercianti, ma anche di tutti i cittadini che vivono il Centro. È un’ordinanza che guarda al decoro delle zone più vissute del Centro Storico. Io stesso appartengo alla generazione post-terremoto che ha dato vita a questa pratica quando il centro lo vivevamo in poche decine di ragazzi il sabato sera, ma ad otto anni dal sisma è ora di dare una sistemata alla vita notturna e noi ragazzi, da anni avanguardia sociale di questa Città, dobbiamo essere i primi a darci delle regole.

Rincara la dose Alessandro Maccarone, rappresentante degli studenti universitari in Senato Accademico, che parla ironicamente di “atti di disobbedienza civile alla David Thoreau”:

Apprendo con stupore dai giornali le dichiarazioni della Docente dell’Università di L’Aquila Giusi Pitari, che a quanto sembra è in procinto di organizzare per il 21 Agosto in Piazza Palazzo una manifestazione di protesta nei confronti della nuova ordinanza sul decoro del centro storico e contro i bivacchi. Fanno sorridere questi atti di “disobbedienza civile” alla David Thoreau, specialmente se promossi da chi ha ricoperto incarichi istituzionali nell’Università e ricopre il ruolo di educatore. In un periodo così difficoltoso per la nostra Università è assolutamente inappropiato dare vita a conflitti tra le istituzioni. Tutti noi apparteniamo alla generazione post-terremoto che ha vissuto il centro storico deserto e senza servizi, la generazione che ha dato vita a questa pratica del bottellon, ma oggi, a otto anni dal sisma, devono essere ristabilite le consuetudini di un comune normale a partire dal senso di responsabilità di noi giovani.

L’ordinanza comunale, annunciata in occasione di una conferenza stampa, vieta la pratica del botellón – le scorte di alcoolici che i giovani comprano nei supermercati e poi consumano nel centro città – e prevede la pedonalizzazione del centro storico dal 21 agosto al 4 settembre.

Per la prima volta a L’Aquila ci sarà il divieto di bivacco, aveva sottolineato l’Assessore al Commercio Alessandro Piccinini.

Per dare una mano nel rispetto di tale ordinanza, verrà chiesto alle forze dell’ordine di collaborare con i vigili urbani: la settimana prossima si terrà un tavolo interforze per vagliare la fattibilità della proposta.

Ai locali verrà consentito di restare aperti fino alle 3 di notte, ma con controlli più serrati e regolamentati per quanto riguarda il limite ai decibel della musica diffusa dopo la mezzanotte.

Sulla vicenda è intervenuta anche le associazioni studentesche Uds – Link L’Aquila:

In questi giorni tutti i cittadini aquilani e non che attraversano le vie della città hanno potuto constatare che la nuova amministrazione sta intensificando i dispositivi di controllo della movida: a partire dalle nuove disposizioni sull’ordine pubblico e dalla pedonalizzazione di parte del centro storico, fino ad arrivare alla chiacchierata ordinanza “anti-botellon”. Questi passaggi, tra l’altro ancora in parte inconclusi, avendo avuto un effetto materiale soprattutto sulle giovani generazioni hanno contribuito a creare un acceso dibattito sui social network.
Per inquadrare meglio cosa sta succedendo è però necessario guardare anche ai recenti accadimenti al di fuori della conca aquilana provando ad analizzare la questione guardando al modello di governo dello spazio pubblico. Esiste una tendenza generalizzata e politicamente trasversale ad attenzionare i luoghi della socialità e dell’aggregazione, quasi sempre con comportamenti che si alternano tra un velato paternalismo e un esplicito proibizionismo. L’insensata repressione violenta di Santa Giulia a Torino, le ordinanze della Raggi a Roma, i recenti sgomberi di Bologna e Milano, e anche le sistematiche illazioni contro il nostro Asilo Occupato non sono semplici elementi di “necessaria intensificazione dei controlli”, come vogliono farci credere i giovani consiglieri comunali della destra nostrana: sono una componente strutturale di un disegno che ha direttamente a che fare con il decreto Minniti Orlando e la sua imposizione di un clima fortemente securitario nel Paese.
La criminalizzazione della movida non è un fatto nuovo, né esclusiva politica di una determinata fazione: tuttavia in stretta contemporaneità con il forte spostamento a destra del dibattito pubblico, e con forze come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle che inseguono Lega e Fratelli d’Italia su argomenti come la sicurezza e i migranti, siamo passati dalla retorica delle mele marce da isolare a un sistematico e generalizzato abbattimento degli spazi di aggregazione e socialità.
Noi studenti di questa città siamo stufi di essere visti come meri finanziatori dell’economia nostrana. Non siamo solo coloro che contribuiscono alla crescita delle attività commerciali aquilane; non siamo solo coloro che si meritano di stare in città al netto del pagamento di un affitto. Pensiamo che la nostra presenza a L’Aquila crei valore per la città a partire dal consolidamento dell’integrazione tra noi e la cittadinanza. E tale integrazione non si struttura impedendo a quelli più poveri fra di noi di vivere liberamente la città.
È altresì molto importante che l’intera cittadinanza si renda conto che non siamo di fronte ad una battaglia corporativa che vede confliggere gli interessi divergenti di studenti e commercianti: la retorica del degrado che è stata utilizzata per addossare alla nostra generazione la colpa delle condizioni del centro storico è assolutamente falsa. Il degrado è infatti diretta conseguenza del definanziamento delle attività culturali e dei saperi, dello smantellamento dei luoghi di aggregazione e dell’ostinazione con cui le amministrazioni di tutto il Paese si rifiutano di aprire una discussione profonda con i corpi sociali in merito ai tempi di vita delle giovani generazioni.
Non ci resta che prendere atto che di fronte alla tanto sbandierata discontinuità, che durante la campagna elettorale è stato il cavallo di battaglia che la destra ha utilizzato per ribaltare le sorti delle elezioni, sia seguito soltanto l’effetto di acutizzare un’inutile tensione che non ha nulla a che fare con il miglioramento delle condizioni materiali della città e di chi la abita. Anche per questo reputiamo che i giovani esponenti della destra cittadina e universitaria dell’Aquila non possano parlare a nome di coloro che subiscono questo attacco.
Chiediamo quindi un’immediata inversione di tendenza, e la costruzione di ulteriori momenti di discussione e programmazione ampia e condivisa sull’idea di socialità che vogliamo a partire dalle aree di Piazza Chiarino, Piazza Regina Margherita, Corso Vittorio Emanuele, San Basilio, Parco di Collemaggio.

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