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L’altra faccia dell’anoressia

14 anni e una malattia che ti scava dentro. E’ la storia di una ragazza aquilana che combatte e subisce il mostro dell’anoressia.

Marta, il nome di fantasia che utilizzeremo per raccontare questa storia, uguale ad altre mille, ma allo stesso tempo diversa, perché è della solitudine che parliamo, prima di tutto.

“Un giorno ti svegli e non mangi più”. Questo accade, sempre più frequentemente nell’età più complicata: l’adolescenza.
Capita che i tuoi genitori si separano, che le certezze svaniscono, che perdi il controllo della tua vita e che, allora, controlli ciò che mangi.
Così comincia il tunnel dell’anoressia, un pozzo buio, bruttissimo, dal quale però si può risalire. Ci sono tante storie con un lieto fine. Ci si arriva con enorme sofferenza e determinazione, quella che può mancare a chi dovrebbe proteggerti.

La storia di Marta apre questo spaccato terribile, l’altra faccia dell’anoressia: come i genitori vivono la malattia. C’è chi non la riconosce, per paura, timore, per mancanza di forza che sta nell’accettazione di ciò che mai vorresti per la vita che hai messo al mondo. Ed è così che i drammi familiari segnano il confine tra vita e morte. La separazione si fa netta tra la i genitori di Marta: la mamma non vuole intervenire con il Tso che porta alla nutrizione forzata, il papà invece sì. Ma si ha bisogno del consenso di entrambi i tutori del minore in questione.

La lotta iniziata in casa continua tra avvocati, tribunali e denunce. Ma intanto Marta continua a star male.

I dati ufficiali che raccontano i disturbi del comportamento alimentare in Italia parlano di tre milioni e mezzo di persone, di cui il 20 per cento bambini. Soffrono di anoressia, bulimia e «binge eating disorder» (disturbo da alimentazione incontrollata), ovvero abbuffate compulsive con aumento del peso fino all’obesità. Ogni anno i numeri sono in aumento.

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