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L’illusione, la grande dipendenza degli Aquilani

Il problema aumenta.

Probabilmente, è da ricercare nelle origini.

Per quale motivo una città che vuole continuare a definirsi Capoluogo della Regione Abruzzo insiste testardamente a dimostrarsi non più provinciale ma prettamente locale, come lo può essere una cittadina o un grande paese in un territorio ben delimitato?

Forse perché manca la forza, la capacità di cambiare e mettersi in discussione.

Forse manca la volontà di progettare un futuro, sicuramente difficile, che per una popolazione abituata a non fare rimane ancora più difficile.

Troppa gente è assopita su un ritmo di vita comodo, senza grattacapi, che ascolta le notizie della tv o dei media come accadimenti lontani anni luce dalla propria condizione di vita.

Una popolazione che perde sempre più i contatti con la realtà, con la vita italiana, che appare lontanissima dai fatti di cronaca, politici ed economici europei, non è destinata a sopravvivere, figuriamoci se può pretendere di avere le redini in mano di una intera regione.

L’illusione è la grande dipendenza degli Aquilani, quasi una dipendenza tossica.

Ci si illude di continuare con lo stesso ritmo di vita degli anni passati, qui si è abitudinari, meglio essere pagati per vivere che pagare per vivere la propria libertà di scelta, economica e sociale.

L’indolenza è solo un altro aspetto della società aquilana, insieme alla mancanza di realismo ed alla
pochezza delle menti.

Ci si candida in 800 per poi dare la colpa agli altri del proprio insuccesso.

Da una scorsa alle liste ci si interroga dove sarebbero potuti uscire i voti necessari ai candidati non per vincere … ma almeno per non fare una magra figura.

L’idealismo di una situazione socio-economica diversa non appartiene a questo popolo, ed a tal proposito devo dar ragione ad un carissimo amico, ex-direttore di banca a L’Aquila, che, dopo anni di frequentazioni con i più disparati ambienti e personaggi della società aquilana la definisce così: “… gli aquilani, gente con tendenza sudditale con particolare vocazione all’inciucio …”.

Dava poi una spiegazione del come sia giunto ad una tale non bellissima sintesi:

“… la popolazione aquilana, sosteneva, è passata da un non florido passato sociale ad uno decisamente comodo, lo statale, l’impiegato in genere, la persona stipendiata che non ha problemi di sorta, status che gli ha permesso di rigenerarsi psicologicamente in un livello sociale migliore, e non fa niente che quel tipo di status sia ormai obsoleto ed antico, non più confacente con l’attuale società, per l’aquilano in generis è uno stato di grazia che comporta pochi pensieri e zero impegno, per cui si crogiolerà ancora per molto su posizioni a lui convenienti, e cercherà di mantenere tale status inerte in tutti i modi ed ancora per molto… o almeno così crede …”

Era sull’ultima frase, quel “o almeno così crede”, che faceva scattare quelle discussioni che si protraevano fino a tarda notte, dove insistevo che era maturo il momento in cui tutti avrebbero capito che continuare in tal direzione sarebbe stata eutanasia di popolo e che quindi una svolta ci sarebbe stata a breve, mentre il mio caro amico per ore insisteva con esempi e citazioni cercando di farmi capire come fosse difficile per le persone, non più avvezze al lavoro, rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

Sono passati degli anni dalle nostre belle e positive diatribe, ci siamo sentiti ieri martedì, dopo la certezza dei risultati elettorali.

Non è stato bello ammettere la sconfitta delle mie idee, lui ha cercato di farmi coraggio: “ … non te la devi prendere, mi ha detto, ricordati che a L’Aquila manca la fame, stanno tutti troppo bene nel loro piccolo, neanche il terremoto li ha destati, anzi, in molti sono riusciti a dare il peggio. Purtroppo solo quando finiranno i treni capiranno, ma sarà troppo tardi …”.

Verissimo e reale, come al solito.

Sta finendo lo spazio, stanno finendo le opportunità, manca lo spirito, non si vive di soli bar o supermarket, i pochi che sperano in un futuro migliore vanno via, rimarremo in pochi idealisti, molti opportunisti, e tanti altri cretini.

Il 25 è vicino, vedremo tra pochi giorni che fine vuole fare la città dell’Aquila ed i suoi abitanti.

MaB

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