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La canapa (ri)conquista l’Abruzzo

di Eleonora Falci

Un ritorno alle origini, passando dalla terra.

Negli anni ’50 l’Italia era leader mondiale – seconda solo all’Unione Sovietica – nella produzione della canapa: e, specifichiamo, non come stupefacente, categoria nella quale viene inserita con un po’ troppa superficialità.

Perché la canapa è un prodotto versatile, non solo per le sue caratteristiche terapeutiche, ma anche perché può trasformarsi in tessuto, olio, farina, carta, mattone: c’è chi sostiene che siano oltre 50.000 i prodotti ottenibili con essa.

 

Nello scorso ottobre vi avevamo parlato delle “uova alla canapa“, particolarmente utili per combattere il colesterolo: vengono prodotte da galline allevate a Massa d’Albe e al loro mangime vengono aggiunti semi di canapa che lo arricchiscono di Omega 3 e Omega 6.

uova alla canapa

Sulle sponde dell’Aterno e del Tirino fioccano così gli investimenti, italiani ed esteri, di giovani imprenditori: migliaia di ettari destinati alla coltivazione di canapa.

Enecta, azienda italo – olandese guidata da due giovani imprenditori italiani, Marco Cappiello e Jacopo Paolini, ha deciso di investire energie e risorse a Castelvecchio Subequo: otto ettari nel cuore della Valle Subequana, zona in cui le particolari condizioni climatiche – temperature miti di giorno e basse di notte – creano uno status di “sofferenza” alla pianta che tenderà a sviluppare più resina, più CBD rispetto a condizioni climatiche con temperature costanti.

Il CBD – a differenza del THC  – non ha effetti psicoattivi e sempre più persone ne stanno apprezzando le caratteristiche e i benefici. In medicina il CBD viene utilizzato per curare con successo i disturbi legati al dolore cronico, emicranie, infiammazioni e artriti, spasmi ed epilessia, schizofrenia. In pratica, il Cannabidiolo stimola il sistema nervoso a reagire al dolore e a renderlo più sopportabile, anche se non lo fa scomparire del tutto in quanto agisce sui sintomi e non sulle cause del dolore cronico. Sono allo studio molte applicazioni che sfruttano le proprietà antiossidanti per contrastare la degenerazione cerebrale di malattie come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson.

“Siamo molto soddisfatti di questa prima coltivazione che sta partendo in Abruzzo – dice Marco Cappiello, Cmo di Enecta – in un settore emergente che può portare una ventata di novità importante nel mercato italiano. Siamo noi stessi a produrlo, i semi che verranno coltivati tra qualche giorno sono registrati dalla UE all’interno di un circuito controllato”. Per estrarre dalla resina della Canna il Cbd verranno impegnati dei laboratori italiani. Il rientro in termini di manodopera e di lavoro sul territorio non sarà però importante, se non nella fase di raccolta, durante la quale verranno comunque  impegnate persone del posto.

Anche sulle sponde del Tirino, due ettari a ridosso di Capestrano, si è tornato a coltivare la Canapa, così come si racconta sulle pagine di Virtù Quotidiane. Uso alimentare, ma anche bioedilizia grazie alla qualità dei semi utilizzati : la Futura75 è difatti un tipo di canapa dalla quale si può agevolmente spremere olio e ottenere farina. Gli scarti della spremitura vengono poi uniti in rotoballe che verranno trasformate in prodotti destinati alla bio-edilizia.

canapa bio edilizia

La legge, d’altro canto, negli ultimi mesi ha segnato un cambiamento importante nel settore della canapa industriale.

 

Nel 2013 una legge regionale abruzzese incentivava alla sua produzione: una legge che, però, è rimasta unica nel suo genere, in regione, poco pubblicizzata e non seguita da altre iniziative. E’ in vigore invece dal gennaio di quest’anno una nuova norma, nazionale, che punta a rilanciare questa coltivazione: non solo con finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno, ma anche con un allentamento dei lacci della burocrazia.

Fino ad oggi, infatti, era obbligatoria la segnalazione alla più vicina stazione di forze dell’ordine di piantagioni coltivate: ora non lo è più. I limiti di legge relativi ai valori di THC vengono poi alzati fino allo 0,6%.

 

Gli unici obblighi per il coltivatore sono quelli di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente. Sulla percentuale di THC contenuta nel prodotto, gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore e gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di THC dovesse superare la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso “è esclusa la responsabilità dell’agricoltore”.

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