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Sisma, neve e sociale: ‘trattamento offensivo’ foto

Un decreto terremoto – neve ‘offensivo’ per molte realtà abruzzesi, dai Comuni esclusi dal cratere (Basciano e Penna Sant’Andrea) all’esiguità del ristoro dei danni subiti, dalle frane ai territori letteralmente distrutti.

Tagli al Fondo nazionale sociale pesantissimi, del 76%, avviati dalla Conferenza Stato – Regioni e ‘solo dal Governo Gentiloni, non da quello Berlusconi come alcuni vogliono far credere’.

Si apre all’insegna dello scontro in consiglio regionale tra centrodestra e governo regionale una seduta inizialmente convocata su molti temi ma che sono senza dubbio diversi da quelli che, nella situazione attuale, sono quelli urgenti per la vita di molte comunità abruzzesi dopo l’emergenza neve -sisma di gennaio. A queste tematiche, si somma la levata di scudi davanti ai tagli sul sociale che si stanno concretizzando negli ultimi giorni: sono presenti in Aula diversi sindaci dei territori del chietino, proprio per protestare su questi temi.

consiglio regionale: sindaci in protesta tagli sociale

Questo pomeriggio inizierà a Roma la votazione di conversione di legge del decreto sisma – neve: “la Regione e il Governatore D’Alfonso – accusa Sospiri – dovrebbero essere lì, non qui a L’Aquila a parlare di altro. Oggi si deve parlare di sisma, neve e tagli al sociale: oggi non si parla di altro” sottolinea, srotolando uno striscione che recita “Sisma-neve: Abruzzo tradito da D’Alfonso e Gentiloni”.

consiglio regionale 21 marzo protesta neve sisma
consiglio regionale 21 marzo protesta neve sisma

Una situazione simile a quella della scorsa seduta del Consiglio, con impegni istituzionali a Roma che meriterebbero la presenza dei rappresentanti politici abruzzesi ma, al tempo stesso, la convocazione di un consiglio regionale che sembra del tutto estraneo alle urgenze della regione Abruzzo e degli abruzzesi.

Il Capogruppo PD Mariani annuncia, tra l’altro, che parteciperà ai lavori romani.

“Basciano e Penna Sant’Andrea hanno oggi il quadruplo dei danni del terremoto del 2009, l’8, il 9% di popolazione sfollata: eppure sono fuori dal cratere, con decisioni oltre che ingiuste, inspiegabili”

dice Gatti.

Un decreto fatto con il

“calcolatore dei risparmi, invece che delle necessità, e con un errato sguardo politico. Nessuno dice che la comunità di Farindola non debba essere sostenuta, dopo la tragedia di Rigopiano. Ma è inaccettabile l’accettazione di Farindola e non di altre che hanno un nesso di casualità col terremoto uguale o superiore.
Riguardo all’esiguità delle risposte sulla neve, il decreto è quasi offensivo. Lei, Presidente D’Alfonso, che è stato sindaco, conosce il patire della comunità e delle amministrazioni, mi dice come faranno i sindaci a far fronte alle spese affrontate per porre rimedio ai danni causati da neve e terremoto, se sono fuori dal cratere e senza fondi assegnati con nesso di casualità? No a figli e figliastri.

dice Sospiri.

Nel merito, gli emendamenti lasciano ‘amareggiato’ anche l’Assessore alla ricostruzione dell’Aquila Pietro Di Stefano:

“Leggo gli emendamenti al decreto terremoto “centro Italia” (8/2017) e mi assale un senso rabbia e amarezza.
I nostri emendamenti puntavano a risolvere diversi problemi della normativa del 2009, come il comodato d’uso ai figli, e tuttavia non presenti in quella del terremoto di Amatrice e Norcia. Oppure la richiesta di uniformare il trattamento economico e di carriera dei nostri uffici speciali con quelli previsti per il terremoto 2016: due pesi e due misure. Anche l’esclusione del territorio censuario di Arischia ha dell’assurdo se pensiamo che questo territorio oltre a interessare la nostra popolosa frazione in continuità con Pizzoli, si estende fino a comprendere una parte del lago di Campotosto.
Leggo e sono sorpreso, dell’approvazione per l’applicabilità dell’art 35 comma 18 del codice degli appalti che riguarda l’anticipo del 20% alle imprese chiamate a eseguire i lavori. Non starò a spiegarvi quali insidie essa porta ma non posso non notare che un anticipo di cassa si riflette direttamente e immediatamente sulla disponibilità liquida che i Comuni hanno per pagare i sal e farsi trasferire i soldi dal Governo a volte è una vera e propria guerra.
Non resta da prendere atto che ci troviamo di fronte a un Parlamento cieco, sordo, contraddittorio nelle decisioni e che ha la cinghia stretta solo quando gli pare.
Questo non è il mio paese.

E’ stato approvato, con l’astensione del centrodestra e il M5S che non ha partecipato al voto, poco prima delle 15 l’ordine del giorno in favore dei Comuni colpiti dalle calamità naturali del gennaio 2017, che impegna il Presidente della Regione a porsi quale intermediario principale tra il territorio e il governo nazionale, non escludendo l’ulteriore estensione del “cratere”, consentendo ai Comuni che hanno attivato le somme urgenze, verificate e validate dai Geni civili regionali, di potersi vedere posticipati di un anno i pagamenti dovuti per mutui e prestiti attivati presso la Cassa Depositi e Prestiti. Respinta la risoluzione presentata dal centrodestra che impegna il Presidente della Giunta regionale a chiedere l’adeguamento del “cratere” sismico tenendo conto della realtà della provincia di Teramo, della porzione montana della provincia di Pescara, dell’area montana dell’Alto Aterno. La risoluzione del centrodestra chiedeva di garantire a questi territori i finanziamenti necessari ad assicurare la ricostruzione pubblica dei centri fuori “cratere” ristorando i Comuni che hanno affrontato l’emergenza neve, delle frane e del dissesto stradale.

(e.f.)

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