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Cotugno, un ricorso al Tar contro la riapertura

La riapertura del Cotugno non va giù a molti genitori. Duecento famiglie, per l’esattezza, hanno aperto una campagna di sottoscrizioni per un ricorso al Tar contro la riapertura parziale della sede di via da Vinci.

Mercoledì sarà il giorno del ricorso, predisposto dall’avvocato Rosario Panebianco che è anche genitore di uno studente del Liceo e Luciano Dell’Orsoper ottenere la sospensione del provvedimento che ha imposto il rientro nella struttura.

“Un documento firmato da 200 genitori deciderà sul futuro di tutti. Questo non è giusto!”. Spiega una mamma al Capoluogo.

Gli studenti del Cotugno che sono 1200 potrebbero tornare a fare lezioni pomeridiane, come accaduto fino a qualche giorno fa.

“Le ragioni che hanno spinto al ricorso” spiegano i genitori “sono legate all’insicurezza della struttura che si trova esattamente nella stessa condizione di quando il 9 febbraio è stata chiusa e l’attività didattica spostata altrove. L’edificio, infatti, oltre a presentare preoccupanti aspetti di vulnerabilità sismica, risulta non verificato all’analisi statica, ovvero ai carichi permanenti e alle altre azioni di servizio”.

“Come oramai noto” affermano i genitori “lo studio sulla vulnerabilità sismica effettuato dall’ing. Catana nel 2013 ha evidenziato l’inadeguatezza della struttura, con una situazione particolarmente grave nel corpo F dell’edificio, in relazione al quale non si riesce a garantire la verifica ai carichi verticali nemmeno con la riduzione del 50% dei carichi accidentali; ciò anche in ragione del fatto che in detto blocco la resistenza media a compressione del calcestruzzo, ottenuta a seguito di indagini sui materiali, è risultata essere scarsissima (circa 118 kg/cmq)”.

“Nei rimanenti 5 blocchi (A, C, D, E, G) la verifica ai carichi verticali risulta soddisfatta solo se si dimezzano i carichi accidentali, ma in tal caso, se non si procede ai necessari interventi di adeguamento, le NTC del 2008 adottate con DM 14.1.2008 (paragrafo 8.3) e la Circolare esplicativa n.617 del 2.2.2009 (paragrafo C.8.3) impongono la modifica della destinazione d’uso corrente dell’edificio”.

“In altri termini ciò significa che, a prescindere da ogni riferimento a sempre possibili terremoti (e gli eventi sismici di questi ultimi giorni ha riacuito ansie mai sopite), l’edificio in ogni caso non ha i requisiti individuati dalle norme tecniche per garantire la sicurezza rispetto alla capacità di sopportare il peso costituito dalla sua struttura e dai carichi determinati dall’uso, nella specie quello scolastico, al quale è destinato”.

“In tal caso – come previsto dalla Circolare n.617/2009, dalla nota del Dipartimento della Protezione Civile del 4.1.2010 prot. n. DPC/SISM/0083283 e dalla nota del 7.12.2016 prot. n. RA/0114717/16 del Dipartimento delle OO.PP. della Giunta Regionale – se l’edificio risulta non verificato all’analisi statica, l’Ente proprietario della struttura deve: modificarne la destinazione d’uso, oppure intervenire con lavori di miglioramento o adeguamento sismico, o infine rendere inagibile l’edificio”.

“Nonostante la chiara previsione normativa il Presidente della Provincia dell’Aquila ha disposto il ripristino dell’utilizzo scolastico dell’edificio limitandosi a interdire l’accesso ai Corpi F e G e concentrando l’attività didattica nella restante parte del complesso, imponendo però una riduzione dei carichi accidentali da 300 a 200 Kg/mq, ritenendo così di poter garantire le condizioni di sicurezza”.

“Ma condizionare l’utilizzo dell’edificio alla riduzione dei carichi accidentali significa declassarlo, con la conseguenza di non poterlo più adibire all’uso scolastico. Infatti, per gli edifici scolastici tali valori nominali minimi non possono mai essere inferiori a 300 Kg/mq, come previsto dalla tabella 3.1.II di cui al § 3.1.4 delle NTC adottate con D.M. del 14.1.2008”.

“La decisione adottata dalle Autorità è ancor più grave se si considera che negli ambienti frequentabili, che fino al 27.1.2017 ospitavano 31 classi, oggi vengono inserite addirittura 38 classi (a seguito della chiusura dei blocchi “F” e “G”), ben 7 in più, con un sovraffollamento di circa 180 alunni”.

“Si auspica che l’azione giudiziaria possa essere risolutiva perché non è più procrastinabile un approccio volto ad affrontare il problema con senso di responsabilità, serietà e competenza, poiché è inaccettabile che studenti, docenti e personale amministrativo e tecnico continuino a svolgere le loro attività a rischio dell’incolumità personale, così come è parimenti inaccettabile che non ci si preoccupi di garantire la continuità dell’attività didattica e assicurare agli studenti del “Cotugno” pari dignità e parità di trattamento con gli altri studenti del comprensorio”.