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Politiche dei veleni e candidature al vetriolo

di Fulgo Graziosi

Il degrado della politica nazionale ha avuto inizio, in maniera traumatica e travolgente, con la guerra fatta alla prima Repubblica. Nel nome di un ipotetico rinnovamento, è stato consentito ai “panchinari”, a quelli che i vecchi Partiti non hanno mai considerati idonei e preparati, di emergere senza colpo ferire. Oggi, è inutile che cerchiamo di nasconderci dietro a un dito, i risultati della scarsa efficienza della gestione della cosa pubblica, sono sotto gli occhi di tutti. Lo smottamento politico, abbastanza catastrofico per il Paese, ha avuto inizio con un’azione denigratoria, a tutto campo, nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri di centro destra.

I “monatti” demolitori hanno usato ogni mezzo per seminare pestilenze tali da far cadere il Governo. Con esso, però, è caduto in basso anche il Paese. Abbiamo perduto la nostra dignità latina. L’Italia ha iniziato a rotolare, politicamente e socialmente, lungo un pericoloso pendio a velocità folle e inarrestabile. Il tonfo, però, si è avuto subito dopo la caduta del Governo di centro destra, con la inaspettata nomina di un senatore a vita, al quale, dopo appena pochi giorni, è stato affidato l’incarico della composizione del nuovo Governo. Iniziativa poco felice e inopportuna, visto che la pubblica opinione e gli stessi parlamentari non hanno accettato di buon grado la decisione del Presidente della Repubblica.

I risultati non sono stati soddisfacenti e le lacerazioni apportate al tessuto sociale e al mondo del lavoro appaiono ancora oggi insanabili. Un Governo cattedratico, impastato di sola teoria fino all’inverosimile, privo del senso pratico, è caduto ingloriosamente, ma non in maniera indolore per l’economia nazionale. Non è bastata la prima esperienza negativa a far desistere il Presidente della Repubblica dal percorrere la via degli incarichi provvisori, senza provvedere allo scioglimento delle Camere, come sarebbe stato giusto e opportuno. Cade anche il povero Enrico Letta, travolto dalle diatribe e dalle faide interne al partito di appartenenza.

Le due esperienze negative avrebbero dovuto consigliare al Capo dello Stato di cambiare indirizzo, opinione, scelta. Tempi e termini per chiamare alle urne gli elettori c’erano tutti. Invece, ha preferito calarsi nella perseveranza di un ulteriore incarico politico. Una vera e propria bomba ad orologeria che sarebbe scoppiata inevitabilmente a breve scadenza. Ha scelto, infatti, l’elemento adatto per ottenere un risultato esplosivo. L’epilogo non è stato solamente fragoroso, ma tremendamente dirompente per la stabilità politica del Paese. Non è neppure bastata la volontà popolare espressa mediante la bocciatura di un improponibile referendum, voluto soltanto per la presunzione di ottenere una vittoria certa, schiacciante. I risultati li abbiamo visti.

Non abbiamo ancora vista l’applicazione della volontà espressa dagli elettori. È rimasto tutto sospeso nel vuoto, senza che nessuno avverta il pudore di rettificare le disastrose  riforme proposte. Quei “monatti” che avevano fatto crollare il Governo di centro destra erano diventati cani sciolti e hanno occupato di prepotenza le poltrone ministeriali. Di colpo sono terminate le polemiche. Non solo. Guai a tutti coloro che si dovessero permettere di criticare l’operato degli ex spargitori di calunnie. La vita, in particolare la politica, è soggetta alla famosa legge che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria “. Quello che sta accadendo in questi ultimi giorni. Lo sappiamo. È dura dover ricevere le stesse devastanti bordate, forse più virulente, di quelle lanciate in precedenza dall’altra parte della barricata. Non è un bell’esempio.

Caratterizza, però, il livello politico culturale del momento. Cade rovinosamente, per opera delle faide interne al PD, anche il Governo Renzi. Il popolo, questa volta, aspetta lo scioglimento delle Camere. Neppure per sogno. Il nuovo Presidente della Repubblica cede alle pressioni e affida l’incarico a Gentiloni. Stessa musica. Stesse facce, salvo qualche sostituzione di comodo. Tutto ciò a livello centrale. Man mano che si scende verso i territori locali, le lotte, palesi, clandestine e trasversali, sono senza quartiere. Non si risparmiano colpi bassi per assottigliare la concorrenza dei possibili candidati alla imminente tornata elettorale.

Le persone dotate del senso etico e di una sufficiente preparazione amministrativa si fanno da parte, favorendo il gioco dei vecchi rappresentanti, che mirano a restare ancora in sella, oppure a favorire l’ingresso in campo di sconosciuti elementi di provata fede, votati all’obbedienza totale. Se dovessimo continuare ad andare avanti con queste prospettive, il cane continuerà a mordersi la coda. I veleni saranno ancora sparsi da una parte all’altra, secondo la casta dominante del momento. Non ci sarà solamente l’ennesima caduta di stile. Non sarà ulteriormente calpestata l’etica del corretto comportamento. Ci sarà, anche e soprattutto, il precipizio degli equilibri di una sana amministrazione. Le decadenti e precarie condizioni delle finanze del Comune, che tutti vorrebbero risollevare, si avvieranno inesorabilmente verso il paventato dissesto finanziario.

La città non gode di un programma serio, perseguibile, realizzabile in tempi brevi e neppure a medio e lungo termine. Si continua a navigare a vista nel mare delle incertezze, gonfiando, di tanto in tanto, bolle di sapone piene di iniziative solo enunciabili. Cadono inesorabilmente nel vuoto con lo scoppio delle bolle. La città ha bisogno di idee, di progetti, di programmi, di uomini preparati, capaci di restituire alla stessa dignità nel governo di una amministrazione stabile, corretta, oculata, trasparente, volta a riconquistare, nelle funzioni e nei ruoli, anche la destinazione di Capoluogo Regionale. Abbiamo raggiunto il capolinea della indifferenza, della scarsa attenzione riservata a questo già dilaniato territorio. Non possiamo e non dobbiamo assistere alla totale capitolazione della città.

È arrivato il momento di sottoporci intimamente ad un critico, costruttivo e severo esame introspettivo. Tutti coloro che godono di un sufficiente quoziente intellettivo, di una adeguata preparazione amministrativa, della volontà e della passione per cercare di risollevare le sorti del nostro Comune, dovrebbero uscire allo scoperto. Dovrebbero mettere a disposizione della causa il carisma, dedicando cuore e cervello al recupero del terreno perduto e al decollo socio economico dell’intero territorio. Le candidature al vetriolo non servono. Non possono essere eliminate dalla scena uomini capaci solamente perché invisi alla casta politica dominante e non certo dagli elettori. Non bisognerebbe sottovalutare, infine, che le lotte senza quartiere potrebbero favorire l’esplosione delle liste civiche o di incalzanti movimenti politici. Non lamentiamoci, poi, se i territori provinciali limitrofi e regionali ci sovrasteranno per la maggiore capacità di coordinamento delle forze politiche ed elettorali.