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La cava nell’area protetta di Montereale, errati i confini

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“Sbaglia i confini e non saprai più chi sei!”: il Ministero dell’Ambiente e il Parco del Gran Sasso come Totò e Fernandel in “La legge è legge”:
Cavare nell’area protetta è vietato ma se i due enti sbagliano tre volte i confini tutto diventa possibile.
La SOA svela il tragicomico caso dell’ampliamento per 606.000 mc della cava Mozano a Montereale.

Una folle corsa all’errore tra Parco e Ministero; alla fine l’ignaro Comitato V.I.A. della Regione cade nella trappola e apre la strada ai cavatori.

Ricordate il film “La legge è legge” con Totò e Fernandel, dove quest’ultimo non sapeva se era francese o italiano a causa di un errore nella posizione del confine tra Italia e Francia?

Ecco, il Ministero dell’Ambiente e il Parco del Gran Sasso sono riusciti ad ispirarsi così bene da superare i maestri con ben tre errori sullo stesso confine aprendo la strada all’ampliamento di una cava da ben 606.000 mc. Non sappiamo, però, se, grazie all’intervento della SOA, la storia avrà in extremis un lieto fine come nel film.
Rispetto a “La legge è legge”, dove il confine corretto era segnato sull’etichetta di una bottiglia di vino, oggi siamo nel mondo dei satelliti e della realtà virtuale.
Quindi deve essere stato veramente difficile sbagliare per tre volte i confini di un’area protetta nazionale.
Nell’intento sono riusciti il Parco del Gran Sasso, che ha assommato due errori, e il Ministero dell’Ambiente, che è riuscito ad incaponirsi sul terzo ed esiziale strafalcione.
Un quarto errore, quello di approvare l’ampliamento di una cava per 606.000 mc in un’area protetta nazionale e comunitaria, dove quest’attività sarebbe vietata in base alle leggi, lo ha fatto a fine 2016 il Comitato V.I.A. della Regione Abruzzo, tratto però in inganno da Ministero e Parco.
Tutti smentiti allegramente dal Portale Cartografico Nazionale dove basta connettersi da tutto il mondo per consultare le carte e i confini di comuni, regioni e aree protette italiani. C’è anche la funzione per sovrapporli in trasparenza…
Sarebbe bastato un rapido sguardo alla mappa del portale per scoprire che il progetto di ampliamento della cava in questione ricade integralmente nel Parco nazionale del Gran Sasso nonché nella Zona di Protezione Speciale tutelata (sulla carta, è proprio il caso di dirlo) dalla Direttiva Comunitaria 147/2009/CE “Uccelli”.

Il Parco nazionale nasce nel 1995 con un Decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno. Il 10 agosto il solerte direttore generale del Ministero trasmette le mappe ufficiali a scala 1:25.000 con il confine tracciato e bollinato.
L’esilarante sequela di errori nasce tre anni dopo, nel 1998. Il Parco del Gran Sasso, intento nella tabellazione sul campo, si “allarga” illegittimamente arrivando a comprendere tutta la cava originaria mentre il confine giusto è a metà versante. La Forestale di conseguenza apre un’inchiesta e i malcapitati cavatori devono attendere una sentenza del Tribunale Penale di L’aquila del 2000 per venire scagionati. Quel confine è sbagliato.
A quel punto il Parco si trova a dover ristabilire i veri confini sul campo. Lo fa nel 2007 dando una consulenza che arriva ad una conclusione piuttosto sconclusionata. Infatti esagera sul lato opposto: esclude tutta la cava arretrando questa volta troppo rispetto ai confini del Decreto del 1995 e lascia due “protrusioni” che “abbracciano” la cava stessa. Secondo errore.
Interviene a quel punto l’organo superiore, il Ministero dell’Ambiente, che riesce a fare di peggio, in quanto non si accorge che il Parco aveva arretrato troppo i confini. Chiede inoltre di eliminare anche quelle “protrusioni”. Terzo errore.
Il risultato è che la toppa è peggiore del buco. Chi se ne accorge? Il parco!
Infatti, pur ammettendo i suoi precedenti errori, con diverse lettere inizia a scongiurare i funzionari ministeriali di correggere l’ultima mappa sbagliata facendo notare, finalmente, che il Portale Cartografico Nazionale (del Ministero dell’Ambiente!) riporta una trasposizione corretta dei confini. Aggiungiamo noi che anche il Portale cartografico della Rete natura2000 della Commissione Europea concorda con il Portale Cartografico Italiano.
Niente da fare, i zelanti dirigenti ministeriali tengono testa alla logica e arrivano nel 2012 a promettere di cambiare il portale cartografico nazionale pur di avere ragione. Peccato che si dimenticano di farlo (ma a noi piace immaginare che sia stato il cartografo del Ministero a spernacchiarli) e a tutt’oggi il confine è, fortunatamente, quello rispondente al Decreto del 1995.
Il Parco nazionale a quel punto capitola. Con una lettera dal sapore garibaldino dice “obbedisco” senza però rinunciare ad un’ultimo, disperato, per quanto ammirevole, tentativo di provocare un ravvedimento operoso.
Scrive il Parco una nota venata di surrealismo “…in ottemperanza a quanto confermato nella nota in riferimento, questo ente provvederà a rettificare la perimetrazione del Parco secondo quanto riportato nello stralcio cartografico ad esso allegato, NON CORRISPONDENTE (in maiuscolo nella nota originale, ndr) a quanto fissato nella cartografia allegata al D.P.R. 5 giugno 1995”.
A quel punto il Comitato VIA della Regione Abruzzo, ignaro di tutto questo caos, a dicembre 2016 rilascia parere favorevole al progetto di ampliamento della cava interamente dentro all’area protetta sulla base del confine del D.P.R. del 1995 e della cartografia del Portale Cartografico Nazionale!
La Stazione Ornitologica Abruzzese con un accesso agli atti presso il Parco è riuscita a ricostruire in maniera inequivocabile questa storia folle ma reale.
L’associazione ha inviato una nota dettagliata a tutti gli enti con gli errori e le cartografie, chiedendo in auto-tutela di prendere atto della sequela di sbagli e di annullare scelte del tutto illegittime.
Sospiriamo “Se questi sono parchi…se questo è un Ministero dell’Ambiente…”, magari sarà una bottiglia di vino a salvarli come nel film.

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