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La fine di Don Chisciotte

La fine di Don Chisciotte
“….. e, al fine del … mandato, io tocco”

Signore mio, avevate ragione voi. Alla fine dei fuochi pirotecnici, arrivano sempre i colpi scuri. Quelli che non spargono luminarie, ma sparano certe botte che vi assordiscono. Certi spari, però, sono stati come le “sfetature”. Non si è udito il botto.

Cara Signora, “Elephantem ex musca facere”. Sai cosa vuol dire? “Fare di un elefante una mosca”. Questo ha fatto Don Chisciotte in un decennio di lotte clandestine, di guerre consiliari, di incomprensioni con i suoi scudieri, di assalti feroci contro i mulini a vento.

Signore, vorreste dirmi che i piccoli problemi quotidiani venivano trasformati dal prode Cavaliere in grandi mulini a vento, contro i quali sferrava feroci attacchi, senza colpire mai l’obiettivo. Ora capisco. Erano troppo piccoli per essere centrati dalla lancia.

Mia cara, mi compiaccio. Vedo che cominci ad entrare nell’ordine delle idee Chisciottiane. Come in tutte le conclusioni, Don Chisciotte vorrebbe tirare le somme delle opere, compiute e incompiute, preannunciate e inserite nel suo lungo crono programma.

Signore, posso chiedervi un favore? Dall’alto della vostra lunga vita, dell’esperienza e della saggezza accumulata nell’arco di tempo bimillenario della vostra vita, cercate di sconsigliarlo. Ditegli di lasciar perdere, potrebbe evitare delle scomposte reazioni dell’opposizione e imprevedibili atteggiamenti della pubblica opinione.

Cara la mia vedova, mi chiedi cose quasi impossibili. Sai cosa ti dico? Se a scuola fosse stato più attento a quel poco di latino che ha studiato, avrebbe appreso dal suo conterraneo Ovidio un principio sacrosanto: “Aut non temptaris, aut perfice”. Sai cosa vuol dire? “O non tentare, o condurre a termine”. Don Chisciotte non ha saputo tradurre correttamente e questa è l’interpretazione che ha voluto dare: “Tentare e non condurre a termine”.

Signore, credo che mi abbiate aperto la mente. Credo di capire perché l’aeroporto non si è sviluppato. La struttura è idonea per le piccole “cicogne”. Don Chiscotte le ha viste grandi come i mulini a vento ed ha ritenuto che con quelle eliche così grandi avrebbero potuto decollare e atterrare anche condomini di quattro cinque piani. Purtroppo non erano eliche, soltanto pale.

Carissima, queste manipolazioni di poco conto si potrebbero ricondurre a dei piccoli difetti che gli antichi romani amavano definire così: “Mutat quadrata rotondi”. Sono piccoli stratagemmi che usano gli illusionisti politici che, dialetticamente, vorrebbero assumersi il merito di essere capaci di trasformare i quadrati in rotondi e il nero in bianco. Forse, una volta, potevano riuscirvi i vecchi piazzisti. Oggi non ci crede più nessuno. A meno che non si provenga dall’alta scuola parlamentare.

Signore, viene proprio da quell’ateneo. Non penso, però, che si sia specializzato troppo. Infatti, se avesse fatto riferimento a un vecchio detto di Orazio, non avrebbe parlato quasi sempre a briglia sciolta. Non ha mai posseduto la virtù primaria del silenzio. La virtù che Orazio ha definito con semplicità in questo modo: “Virtute primam esse puto, compescere linguam: Proximus ille deo est, qui scit ratione tacere”. Sapete cosa vuol dire?

Cara, la lingua latina la conosco bene. Come avrei potuto dialogare con i Romani? Perciò, posso dirti con precisione il significato dell’affermazione di Orazio: “Penso che è la prima virtù il frenare la lingua: ed è quasi un dio chi sa colla ragione costringersi a tacere”. Va bene così?

Mio caro Signore, va benissimo. Non credo che Don Chisciotte possieda un requisito del genere. Comunque, un attenuante dovreste pur concederla al grande Hidalgo, soprattutto perché a lui, per un certo periodo, non hanno funzionato i freni inibitori. Non è riuscito a trattenersi negli scontri dialettici. Partiva come un razzo e si fermava soltanto quando lo aggrediva la stanchezza, oppure quando si accorgeva di essere rimasto solo. Vorrei tornare ai fatti di casa nostra. Vorrei sapere se questa benedetta Accord parte o non parte.

Signora cara, ma gli strumenti sono stati accordati? Il suono è orecchiabile? Speriamo che  il nuovo accordatore, la Guardia di Finanza, possa riuscire a trovare il diapason giusto. Altrimenti bisognerà rinviare il concerto di apertura della nuova stagione.

Mio caro Signore, ma almeno il nuovo piano regolatore lo possiamo vedere prima della scadenza del mandato amministrativo?

Mia cara, ritengo che Don Chisciotte ci abbia pensato attentamente. Avrebbe voluto cacciare l’asso dalla manica prima di decadere. Sul più bello, è stato folgorato sulla strada di Damasco. Qualcuno gli ha fatto notare che mancavano gli abitanti. Lui avrebbe voluto fare dell’Aquila una delle più belle città europee. Non si era accorto che mancavano gli elementi essenziali, i cittadini, poca roba. Ce ne vorrebbero 135.000. Ne siete appena 60.000. gli altri 75.000 dove li andrebbe a prendere?

Signore, date una mano a Don Chisciotte. Fate resuscitare qualche anima buona, altrimenti questa città si ridurrà alla stregua di una piccola borgata.

Signora, “Tempora tempore tempera”. “Tempra i tempi col tempo”. Se tu lo avessi detto a Don Chisciotte, a quest’ora, si sarebbe accorto che “Vulnerant omnes, ultima necat”, “Tutte le ore ci feriscono, l’ultima ci uccide”. Avrebbe potuto risparmiarsi la battuta sulla grandezza del nuovo PRG, commisurato alla stratosferica espansione di una città in costante decremento demografico.

Signore, l’enfatizzato ponte sull’Aterno che dovrebbe collegare la Mausonia con Porta Napoli chi lo farà?

Mia cara. è semplicissimo. Lo faranno i pensieri con i “sospiri” e, così, faremo concorrenza a Venezia.

Adorato Signore, le casette di legno e quelle del progetto CASE saranno demolite?

Carissima, non sarà demolito nulla. Da una inchiesta condotta da un autorevole quotidiano nazionale è risultato che la periferia dell’Aquila, quella ricostruita, offre un grado di sicurezza che oscilla tra il 60 e il 70%. La struttura del progetto CASE risulta essere pari al 100%. Su questi dati si è pavoneggiato il grande Hidalgo, offrendo ospitalità ai cittadini di Amatrice e Montereale sfrattati dal terremoto. Per le casette di legno, se vuole fare una bella figura, dovresti consigliargli di concedere una ulteriore proroga del termine per la smobilitazione, dal momento che la terra trema tutti i giorni.

Signore mio, e le case alternative resteranno a carico del bilancio comunale?

Mia cara, avresti fatto bene a dire che resteranno a carico dei contribuenti. Perché paghere tutto voi, fino all’ultimo centesimo, compresi gli oneri del vistoso deprezzamento delle abitazioni acquisite dal Comune. Se, poi, vuoi essere una cittadina esemplare, consiglia a Don Chisciotte di recedere dall’idea di assegnare le predette case agli studenti a prezzi sociali. Dove li manderebbe? In mezzo alle polveri dei lavori di demolizione e ricostruzione delle abitazioni limitrofe? E con quale grado di sicurezza e tranquillità? Puoi anche dirgli che la notizia ha suscitato “Multum clamoris, parum lanae”; “Assai rumore e poca lana”. Meglio ancora, molto fumo e poco arrosto. E, se non fossi stato abbastanza chiaro, vorrei aggiungere “molte ciarle e pochi fatti”.

Mio caro Signore, se le cose stanno come voi dite, preferisco non parlare con nessuno, neppure con Don Chisciotte. Prima che scada il mandato elettorale e prima che sia dato fuoco a petardi, castagnole e bombe varie, richiamate pure la mia anima accanto a voi, per consentire alla stessa di non ascoltare l’ultima favola del consuntivo della gestione Chisciottiana. E così sia.