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A 90 giorni dal voto, ancora promesse

Di L. S.

Sperare in uno scampolo di normalità amministrativa di fine legislatura è una speranza vana, ad Avezzano. A 90 giorni dal voto, assistiamo a pubblicazioni colorate a getto continuo pagate dai cittadini, sulle “magnificenze” prodotte dal sindaco Di Pangrazio.

Naturalmente nei giornalini colorati del Comune manca totalmente l’opposizione, ma altrimenti che spot elettorale sarebbe? Eppure il sindaco uscente, invece di stampare giornalini, avrebbe un dovere preciso nei confronti dei cittadini: rendere nota la Relazione di fine mandato che, per legge, deve essere presentata alla cittadinanza ed alla Corte dei conti non oltre 60 giorni dal voto.

Relazione nella quale il sindaco uscente deve illustrare quanto abbia veramente fatto in 5 lunghi anni, quanto non abbia fatto e perché non abbia seguito il “Programma di mandato 2012/17” solennemente approvato dal Consiglio comunale.

La Relazione di fine mandato è quindi uno strumento di trasparenza che deve mostrare con i numeri, e non con le chiacchiere, i dati economici e finanziari, le azioni programmate, i risultati ottenuti e gli effetti prodotti sulla Città.
Ebbene, a 3 mesi dal voto, tutti i sindaci normali di città normali questo fanno: rendicontano ai cittadini delle cose fatte, ed i giornali di questo scrivono, di quanto il sindaco abbia fatto e di quanto invece, seppure promesso, non sia stato fatto e perché. Ma ad Avezzano le cose non funzionano così, ed in prossimità del voto Di Pangrazio continua nel gioco di sempre: promettere, promettere ed ancora promettere.

Troppo spesso fa finta di non conoscere le scelte che ha voluto e si presenta come un candidato ‘vergine’, senza legami col passato. Non ha realizzato niente di organico su quanto scritto nel programma di mandato, è sotto gli occhi di tutti: sono stati fatti pasticci sulla riqualificazione del centro città, sono state aumentate le tasse e i costi dei servizi ai cittadini, da anni promette l’apertura dell’Interporto che è più chiuso di prima.

Nulla è stato prodotto in termini di sviluppo economico ed occupazione, ed anzi ad Avezzano sono state tagliate le gambe con l’esclusione nel 2014 dagli Aiuti di Stato. Il fratello Peppe alla Regione è stato irrilevante nell’azione di governo del territorio, il “Progetto Marsica” è stata una bufala e l’Accademia di Cucina un sogno restato nel cassetto. Per non parlare del “V Polo Universitario”, del miglioramento della ferrovia per Roma e del completamento del Nuovo Municipio.

Solo e soltanto chiacchiere, questo dovrà scrivere il sindaco uscente nella sua Relazione di fine mandato: ho prodotto una montagna di chiacchiere e di promesse al vento. Eppure, nonostante sia palese il fallimento di questo sindaco e della sua Amministrazione “naif”, c’è qualcuno che ancora ci crede, a partire da troppi giornalisti acritici e da una parte della società civile sopita e spenta. E così Di Pangrazio può ancora approfittare delle altrui distrazioni e permettersi, a 90 giorni dal voto, di promettere, promettendo oggi quanto ha già promesso ieri e pure l’altro ieri. Promette ancora cose, come il rilancio del commercio nel centro storico desertificato, che dovevano essere già state realizzate nei cinque anni perduti del suo mandato e che, appare evidente, non saranno realizzate nemmeno ove fosse rieletto, perché per realizzarle è necessario avere gli ingredienti giusti: un sindaco capace, una giunta preparata, dei dirigenti ben guidati. E proprio in queste ore il sindaco rilancia, come un giocatore che bluffa a poker, promettendo azzeramento di tasse e magnifici piani urbanistici e commerciali.

Ci lasci il sindaco dei miracoli un po’ scettici sulla sua ennesima promessa, dal momento che ad oggi, a fine mandato, il saldo della sua gestione appare assai negativo ed asfaltato da un mix di arroganza, furbizia e tirare a campare. Prima che il Sindaco faccia altre promesse irrealizzabili, qualcuno degli “yes man” che lo adulano, dovrebbe ricordargli che le promesse a 90 giorni dal voto sono ridicole ed anzi offensive nei confronti dei cittadini.
Sperare in uno scampolo di normalità amministrativa di fine legislatura, e discutere del consuntivo di questa Amministrazione, resta una speranza vana.