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Le marce su Roma non producono effetti tangibili

di Fulgo Graziosi

Manifestazioni che difficilmente riescono a raggiungere l’obiettivo reale. Occorrono provvedimenti legislativi mirati per risolvere i problemi delle zone disastrate dagli eventi.

Le poteste, il grido di dolore, gli appelli di non essere abbandonati, lanciati dai paesi e dai cittadini del teramano, non possono essere più considerati fini a se stessi perché, come abbiamo potuto vedere, provengono in questo ultimo decennio da tutte le parti d’Abruzzo, da Teramo, dall’Aquila, da Pescara e da Chieti. Tutta la Regione ha subito danni per effetto dei terremoti che si sono susseguiti nel tempo, per le abbondanti e inconsuete nevicate degli ultimi anni, per il dissesto idrogeologico che interessa il territorio regionale nella quasi totalità.

Appare quanto mai encomiabile l’interessamento dei Sindaci e degli Amministratori locali per cercare di sensibilizzare le attenzioni governative sulle molteplici problematiche che affliggono le genti abruzzesi. Sono problemi e disagi che affondano le radici nel tempo. Tranne la imprevedibilità dei terremoti, le alluvioni, gli smottamenti, le frane i dissesti di ogni genere, le nevicate anche eccezionali, sono e dovrebbero essere prevedibili. Nessuno, però, a livello governativo ha posto seriamente questi argomenti sul tavolo della programmazione nazionale e sul tavolo della organica e razionale legislazione, capace di far fronte alle difficoltà che periodicamente si manifestano. Si è provveduto andare avanti alla meglio, con provvedimenti tampone, che non hanno mai risolto radicalmente i problemi locali, territoriali e sociali.

Siamo giunti al capolinea. Più che al capolinea, ci troviamo dinanzi a un bivio. Dobbiamo urgentemente operare delle scelte. Imboccare la via del degrado totale, che sembra la più facile e comoda. Oppure, rimboccarsi le maniche, sedersi attorno al tavolo governativo, non per riscaldare le comode poltrone, per produrre ordinamenti e regolamenti che consentano di poter governare razionalmente il Paese. Oggi, il terremoto non è più la maggiore preoccupazione dei soli abruzzesi. Sono stati coinvolti tutti i territori interessati dalla dorsale appenninica, a cominciare dalla Calabria, per finire all’Emilia Romagna ed anche oltre. Non dovrebbero essere i cittadini a marciare su Roma, spendendo inutilmente tempo, denaro e dignità. Dovrebbero essere proprio i parlamentari eletti da questi cittadini a correre in Parlamento per evitare il ripetersi monotono dell’applicazione delle pezze a colori, più sbrigative, inesatte e dannose, soprattutto perché non risolvono i vari problemi.

Sarà necessario che i parlamentari prendano atto della variegata casistica dei mali che affliggono il nostro territorio. Analizzino concretamente la legislazione esistente in proposito. Prendano cognizione della precarietà degli equilibri territoriali e provvedano legalmente, con l’aiuto del buon senso e della lungimiranza, alla redazione di una appropriata, completa, efficace ed efficiente Legge Quadro, attraverso la quale siamo disciplinate civilmente, puntualmente e razionalmente modalità di intervento, ruoli, funzioni e controlli degli Organi Governativi e delle Istituzioni locali. La stessa legge, inoltre, dovrebbe definire che il Commissario Unico per l’esecuzione degli interventi urgenti e di quelli programmabili nel tempo sia, solo ed esclusivamente, il Presidente della Regione. Sarebbe auspicabile non ricorrere alle inopportune scelte politiche con la nomina di Commissari esterni, che, bene o male, sono soggetti a rispettare alcune indicazioni politiche. Non dovrebbe mai mancare, inoltre, l’indispensabile indicazione della copertura finanziaria. La Legge Quadro dovrebbe revocare le attuali ordinanze, direttive e decreti che, il più delle volte, si sono sovrapposti  conflittualmente nella gestione, determinando incertezze e deleterie interpretazioni, senza alcun senso logico. Bisognerebbe disciplinare, infine, alcune regole di fondamentale importanza, come l’assoluto divieto di ricostruzione nelle aree interessate dalle faglie sismiche; il divieto di costruire oltre una certa quota e in zone suscettibili allo scoscendimento dei terreni, a smottamenti, a frane, alla formazione di slavine e valanghe. L’assoluto divieto di costruzione in tutte le zone sottoposte a vincolo idrogeologico. Sulla scorta dell’esito dell’ultimo referendum, sarebbe necessario, urgente e indifferibile ricomporre il quadro costituzionale, annullando tutte le inutili superfetazioni riformiste, restituendo alle Province i compiti istituzionali, le funzioni, i ruoli, le disponibilità economico finanziarie e umane, di cui sono state inopinatamente private.

Non sarebbe sbagliato se, in questa ottica, la Regione Abruzzo si facesse portavoce della proposta di redazione dell’auspicata Legge Quadro sia in seno alla Conferenza delle Regioni, sia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Forse potrebbe essere coinvolto anche il Presidente della Repubblica, evitando, in questo modo, di stressare ulteriormente le popolazioni interessate dai drammatici eventi a cui sono state sottoposte da lungo tempo.

La nostra proposta non rappresenta il toccasana. Essa vuole essere soltanto la piattaforma sulla quale ricostruire i nuclei abitati e il tessuto sociale degli abruzzesi.