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Crollo Civico 79: tutti assolti

I difetti strutturali di Palazzo Cioni-Berardi, cioè il numero civico 79 di via XX settembre a L’Aquila, sono la causa del suo stesso crollo, l’edificio confinante non ha influito nel cedimento e per questo sono stati tutti assolti i costruttori e i progettisti.

La Cassazione ha motivato così l’assoluzione piena dei sei imputati della tragedia del civico 79 di Via XX Settembre, nella quale persero la vita nove persone.

Secondo i giudici la possibile mancanza di un giunto sismico non è stata la causa determinante del cedimento. L’edificio presentava infatti “disimmetrie in pianta e in elevazione”: questo spiegherebbe anche il crollo della sola parte nord.

Per Francesco Laurini, Armidio Frezza, Diego Scoccia, Enrico De Cristoforo, Pietro Paoloni, già a Febbraio dello scorso anno, la Corte D’Appello aveva confermato le assoluzioni di primo grado in sede penale. I costruttori e tecnici realizzarono il nuovo palazzo Belvedere accanto a quello imploso.

“L’effetto di trascinamento e trasmissione delle scosse da un fabbricato all’altro sarebbe stato determinante a causare il collasso” – era la tesi dei legali delle parti civili. Oggi la Cassazione ha confermato i precedenti verdetti.

La notizia dell’assoluzione a febbraio 2017
La Cassazione chiude il caso del civico 79 su Via XX Settembre: non c’è stata alcuna responsabilità nel crollo del palazzo dove morirono nove persone.

Per Francesco Laurini, Armidio Frezza, Diego Scoccia, Enrico De Cristoforo, Pietro Paoloni, già a Febbraio dello scorso anno, la Corte D’Appello aveva confermato le assoluzioni di primo grado in sede penale.

I costruttori e tecnici realizzarono il nuovo palazzo Belvedere situato accanto a quello imploso. “L’effetto di trascinamento e trasmissione delle scosse da un fabbricato all’altro sarebbe stato determinante a causare il collasso” – la tesi dei legali delle parti civili.

Tutti furono imputati per omicidio colposo e lesioni gravissime, vista la presenza di dispersi.

LA STORIA DELLA SENTENZA

civico 79

 12 DICEMBRE 2014 LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Il giudice monocratico del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, ha assolto questa sera con la formula ‘per non aver commesso il fatto’ i cinque imputati per il crollo, causato dal sisma del 6 aprile 2009, del condominio al civico 79 di via XX Settembre nel quale morirono nove persone.

Sotto processo con l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi erano finiti i costruttori Francesco Laurini, 58 anni, di Magliano dei Marsi (L’Aquila) coamministratore della società ‘Belvedere’ proprietaria e committente dei lavori di un fabbricato vicino a quello crollato, Armido Frezza, 67 anni, aquilano, socio di Laurini, ex presidente dell’Ance e impegnato nella ricostruzione, Diego Scoccia, 59 anni, di Rocca di Mezzo (L’Aquila) progettista e direttore dei lavori, Pietro Paoloni, 60 anni, di Rocca di Mezzo, anche lui progettista architettonico e direttore dei lavori e infine Enrico De Cristofaro, 59 anni, di Avezzano (L’Aquila), collaudatore statico.

In realtà in fase di indagini preliminari il pm Fabio Picuti aveva individuato responsabilità in capo ai progettisti e realizzatori dell’edificio poi crollato, tutti morti però nel corso degli anni.

L’intera istruttoria dibattimentale è stata caratterizzata dalla “battaglia” legale tra parti civili e difese in relazione all’interazione che il nuovo fabbricato Belvedere sorto accanto a quello preesistente di via XX Settembre civico 79, avrebbe avuto a causa del terremoto, aggravando la situazione sull’edificio crollato.

La svolta c’è stata nella scorsa udienza nella quale i periti del giudice hanno puntato il dito contro il vecchio edificio (per i periti non poteva avere l’abitabilità perché realizzato in ‘maniera temeraria’) convincendo il pm Picuti a chiedere l’assoluzione per i cinque imputati.

Il palazzo, sempre secondo i periti del giudice, era stato realizzato malissimo circa 50 anni fa e sarebbe crollato comunque in quanto vulnerabile in relazione alla progettazione, alla forma e per il cemento che, a causa degli anni, si era deteriorato. Nella precedente udienza, i due consulenti hanno rappresentato due diversi scenari sulle cause del crollo ma, al di là dei dubbi che su questa tragedia ci saranno sempre, le lacune costruttive di quell’edificio (progettisti ed esecutori sono deceduti da molti anni) sembrano essere l’elemento che piu’ degli altri ha influito sulla sentenza. Le parti civili hanno annunciato di ricorrere in appello. Leggi l’Articolo del 12 dicembre 2014 del IlCapoluogo: Civico 79, la sentenza di primo grado

5 GIUGNO 2012 SVOLTA NELL’INCHIESTA

Svolta nell’inchiesta sul crollo dopo il sisma del 2009 del condominio al civico 79 di via XX Settembre, a L’Aquila, uno dei più gravi con nove morti, con il rinvio a giudizio dei cinque indagati, (contro i sette iniziali, individuati nella fase di incidente probatorio) tra loro costruttori e progettisti di un edificio sorto accanto a quello crollato. I garage di quel nuovo fabbricato, edificato sulle ceneri di un vecchio palazzo, avrebbero indebolito l’ala nord della vicina casa crollata: questa l’ipotesi su cui hanno insistito nell’odierna udienza preliminare, il pm titolare dell’inchiesta, Fabio Picuti e le stesse parti civili, dinanzi il Gup del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella.

A processo i costruttori Francesco Laurini, 55 anni, di Magliano dei Marsi, coamministratore della società Belvedere proprietaria e committente dei lavori, e Armido Frezza, di 64 anni aquilano, socio di Laurini, ex presidente Ance e impegnato nella ricostruzione. Affronteranno il processo anche Diego Scoccia di 56 anni, di Rocca di Mezzo, progettista e direttore dei lavori, Pietro Paoloni di 57 anni di Rocca di Mezzo, anche lui progettista architettonico e direttore dei lavori e infine Enrico De Cristoforo di 56 anni di Avezzano, collaudatore statico. Nella fase di chiusura della indagini preliminari erano usciti dall’indagine il funzionario comunale Renato Amorosi che aveva firmato la concessione edilizia nel 2004 per autorizzare quei lavori e Luigi Giuseppe Maria Bonifacio che firmò la relazione geologica. Negli atti ci sono i nomi di altri quattro imprenditori e costruttori deceduti tra il 1981 e il 2002. Sono coloro che hanno realizzato 48 anni fa il condominio parzialmente collassato.

Le accuse contestate sono uguali per tutti e cinque: omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni visto che ci sono delle persone sopravvissute al disastro e rimaste ferite. In particolare a Laurini e Frezza sono accusati di aver realizzato un giunto sismico tra le strutture del nuovo edificio e le strutture dell’edificio a confine, poi crollato, non rispettando la distanza minima, così da determinare il “martellamento” degli stessi, e un incremento delle sollecitazioni dei due edifici a causa del sisma. Sempre a entrambi viene contestato l’aver realizzato nel seminterrato dei box auto che hanno amplificato il moto sismico con maggiore scuotimento dell’edificio crollato. Analoghe contestazioni sono state sollevate a Scoccia e Paoloni. Infine a De Cristofaro viene contestato il non aver rilevato la non adeguatezza della posizione del giunto sismico tra i due edifici. L’udienza dibattimentale e’ stata fissata per l’11 gennaio 2013. Leggi l’articolo del 5 giugno 2012 del Capoluogo: Civico 79, svolta nell’inchiesta

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