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I migrati, fragilità a confronto

Disabilità e migrazione si incontrano e confrontano attraverso una prospettiva diretta, semplice e piena di scoperte in ‘I migrati’, il documentario di Francesco Paolucci in onda come speciale di Tg2 Dossier sabato alle 23.50 su Raidue e domenica alle 19 su Tv2000.

Protagonisti quattro disabili della ‘Comunità XXIV luglio-handicappati e non’, l’associazione di volontariato dell’Aquila dove è nato il progetto. Benito Marinucci, Barbara Fontanazza, Gianluca Corsi e Giovanni Diletti si sono improvvisati giornalisti, con tanto di telecamera, macchina fotografica e taccuino, insieme a ragazzi volontari videomaker e hanno girato su un pulmino per i paesi dell’Appennino (Marche, Molise e Abruzzo) che accolgono i migranti.

“Appena abbiamo visto questo documentario ce ne siamo innamorati – ha spiegato in conferenza stampa Ida Colucci, direttore del Tg2 – racconta in modo semplice delle cose difficili nella realtà, come incontrarsi, accogliere, comprendere e non respingere, il fenomeno dell’immigrazione”.

Per il direttore di Tv 2000 Paolo Ruffini, ”lo sguardo puro e senza nessun pregiudizio del documentario ci sfida è ci interroga sul nostro dovere di raccontare, sulla nostra grande incapacità di vedere le persone e le storie. Nel documentario hanno fatto i giornalisti meglio di tanti noi, hanno fatto domande che non sappiamo più porre”.

L’idea del film non fiction, è nata quando l’inviato del Tg2 Angelo Figorilli, è andato ospite della Comunità XXIV Luglio per tenere agli ospiti un corso di giornalismo: ”Alcuni di loro mi hanno detto che gli sarebbe piaciuto provare a fare il giornalista, magari raccontando la propria regione, l’Abruzzo. Io ho solo suggerito di aggiungerci un pizzico di attualità, andando a visitare le comunità che hanno accolto migranti. Il risultato è un piccolo miracolo narrativo nato dell’incontro tra due fragilità”.

L’Associazione si occupa di assistenza, ricreazione e formazione diurna, ”e mai ci saremmo aspettati di arrivare con uno dei nostri progetti anche a Viale Mazzini – spiega il presidente Gaspare Ferella -. E’ la dimostrazione di come due fragilità messe insieme posso diventare una forza”.

Un confronto fatto anche attraverso una nota di humour, del superamento della difficoltà a comunicare, attraverso la cucina, le esperienze e le azioni comuni, i racconti raccolti, le domande schiette, da quelle sulle difficoltà del viaggio alla fede. ”Abbiamo imparato a fare i giornalisti – dice Benito nel film – a fare molte domande, a parlare con le persone e ascoltare le loro storie, Abbiamo una certezza. Bisogna continuare a fare domande”. E Gianluca, spiega che ”abbiamo parlato con gente che scappa dalla guerra e ora vive in mezzo a noi. La cosa che mi è piaciuta di più è capire come affrontano qui la nostra vita”