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VLT e Slot, il far west senza controlli

di Roberta Galeotti

Prolificano le sale VLT in città, nonostante il grido d’allarme per l’altissima incidenza della ludopatia nell’Aquila post sisma.

Il giro economico intorno a questo oscuro mondo è enorme. Sono 13 i concessionari in Italia che gestiscono le macchine date in comodato ai gestori locali.

‘Su 14000 euro movimentati da una macchina, 2000 € vanno al concessionario VLT nazionale, 2000 € al gestore locale e 10.000 € allo Stato’ spiega il proprietario aquilano di una sala VLT e Slot al Capoluogo. Questa informazione è essenziale per comprendere il giro d’affari che lo stesso Stato Italiano ha l’interesse di alimentare.

La schizofrenia delle leggi italiane prevede, poi, l’erogazione di un sostegno economico alle associazioni per combattere la ludopatia, ma esclusivamente nelle regioni che hanno legiferato in merito alle macchinette infernali.
Le Regioni, infatti, hanno recepito una normativa, che in Abruzzo è la Legge 40 del 2013, che localmente stabilisce dei criteri di impianto delle sale: la distanza minima dai luoghi ritenuti ‘sensibili’, il divieto di fare pubblicità, o la normativa relativa alle licenze.
La legge regionale 40, quindi, stabilisce che le sale VLT e Slot siano vietate in locali ubicati a meno di 300 metri da scuole, chiese, cimiteri, caserme, impianti sportivi o ospedali.

In alcune zone della città campeggiano mega schermi che promuovono alcune sale situate a pochi metri dai luoghi sensibili e, una sala in particolare, sta nascendo nei pressi di Colle Sapone.

La vigilanza del rispetto delle norme è competenza dei Vigili Urbani, che ci auguriamo controllino al più presto i 300 metri di distanza.
Infine, vogliamo ricordare che alcuni sindaci coraggiosi, come quello di Pescara, hanno vietato l’installazione di Slot e VLT nei loro comuni, a difesa della popolazione più esposta e vulnerabile davanti a questa infida malattia.