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Uscire da regole UE: la ricetta abruzzese di Sapelli

“In Abruzzo si potrebbe sperimentare una via d’uscita dalla rigidità delle regole europee, questa regione potrebbe diventare una palestra. Bisogna capire che, soprattutto nel caso di catastrofi naturali, dato che abbiamo dietro di noi quasi 10 anni di deflazione e di crisi, regole come il fiscal compact, il modello tedesco per il quale non si può fare debito pubblico e sopratutto non si può fare intervento pubblico devono essere cambiati”.

Lo ha detto oggi all’Aquila Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, nell’ambito del convegno-dibattito “Abruzzo senza lavoro, Europa senza futuro”, organizzato dal quotidiano digitale AbruzzoWeb.it.

All’incontro hanno partecipato il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, che ha anche la delega alle Crisi aziendali, e numerosi esponenti sindacali e delle associazioni e degli ordini professionali del comprensorio aquilano, oltre a lavoratori di aziende in crisi e cittadini che hanno affollato la sala della Casa del volontariato a Campo di Pile.

L’alternativa a un serio rilancio dell’occupazione, ha avvertito il professore, “è una desertificazione dell’Abruzzo che potrebbe diventare la metafora della desertificazione dell’Europa. Ricordo l’Abruzzo di Telespazio, della scuola di formazione Reiss Romoli che dava lavoro a mille persone – ha detto Sapelli – C’erano grandi imprese pubbliche e invece l’ordoliberalismo ha detto no, sono inefficienti e corrotte. Bisogna che l’Italia, a partire da questa regione, si rimpossessi dell’orgoglio dell’impresa pubblica nazionale, che ha fatto scuola nel mondo”.

Tra i punti della “ricetta” indicata dall’economista c’è una “free tax area” da istituire nelle zone colpite dai terremoti e catastrofi negli ultimi anni che, a suo dire, “può essere più di un’ipotesi: in un’Europa dove tutti dovremmo essere su un piano di uguaglianza, e abbiamo invece dei dumping fiscali terribili, non vedo perché un territorio che ha subìto quello che ha subìto, proprio come l’Abruzzo, che ha ricchezze naturali, di competenze e di professionalità, una terra che ha tutto quello che si può offrire a chi investe risorse, non debba avere un’area free tax, sarebbe una politica molto giusta”.

“Se la argomentiamo bene, a Bruxelles potrebbero accettarla, dopotutto non è un’eccezione – ha rimarcato – C’è già l’Irlanda, che è una gigantesca eccezione nazionale, e c’è la più grande free tax che è il Lussemburgo”.

Tra le varie vertenze occupazionali messe sul tavolo come esempio, quella dei call center, che coinvolge quasi 2 mila persone solo nell’Aquilano, e che ha visto la presenza in sala di imprenditori del ramo e di lavoratori con i posti di lavoro in bilico.

“Penso a una legge speciale per i call center, perché credo che una legge di salvaguardia delle competenze dei lavoratori e di ciò che queste aziende significano per il territorio debba essere fatta quando non si riesce a risolvere con accordi tra le parti sociali perché c’è una disparità di pesi e di potere tanto immensa, e occorra soprattutto dove queste aziende lavorano per importanti segmenti e vertebre dello Stato, come Equitalia e come l’Inps”, ha auspicato l’economista.

Per Lolli, “un problema così complicato come quello del lavoro richiede il concerto delle forze sul campo, la politica non può farcela da sola. Non si può lottare solo per difendere quello che si ha, lotta che pure va fatta, ma bisogna costruire nuove opportunità di occupazione”.

Secondo il vice presidente, che ha ricordato un recente caso di cronaca, “la produttività non significa non mandare un dipendente al gabinetto, ma valorizzare la professionalità”.

“Queste sono le aziende che vale la pena avere nel nostro territorio – ha sottolineato – Noi siamo la regione con il territorio più protetto d’Europa, ma anche una con un’alta industrializzazione. Questi due fattori non devono configgere, ma l’industria deve essere sostenibile”.

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